Ideali e azioni per la collettività

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Questo blog ha la funzione di portare all’attenzione di tutti coloro che vogliono spendersi per una Capo d’Orlando più libera, vivibile e all’insegna del pluralismo, fatti azioni e proposte concrete per far si che questa terra possa sfruttare al meglio tutte le potenzialità che una natura generosa gli ha riservato.

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capacità d’intenti spalmiamoli ! ! !

Creare un rapporto tra ricerca scientifica-tecnologica e bioeconomia, creare le condizioni per realizzare unità d’intenti e sollecitare la capacità del territorio a fare sistema. Quindi offrire nuove opportunità di sviluppo economico per  l’intero territorio.

E’ impossibile parlare dell’intento, darne una definizione o comunque stabilirne la sostanza attraverso l’uso delle parole. Il perché è semplice: l’intento è pura azione, concepisce solo l’azione consapevole; il pensiero e il linguaggio non sono strumenti adatti. Il modo migliore per trasmettere la percezione dell’intento è per mezzo del movimento.

 La giusta sequenza liberatoria è: percepire l’intento come singola azione, espandere questa percezione all’intero stato della realtà, cogliere la corrispondenza tra azioni del mondo e disponibilità dell’intento (indicazioni), connettere tale corrispondenza con il proprio stato personale per mezzo di un’azione che comporti uno sforzo consapevole, infine agire nella linea dell’intento.

Agire nella linea dell’intento significa compiere le azioni mentre si sta intendendo nello stesso tempo del lato attivo. In quel momento la volontà dell’infinito si trasforma in “intento”.

Andare oltre, spingersi oltre usando l’area della volontà come centro di percezione, includiamo così ogni aspetto dell’azione.

Se ci riesci, anche solo per un istante, afferrati a quella percezione e ampliala spalmandola, allargandola, a tutto l’ambiente in cui ti trovi. Quindi, mantenendoti in sincronia con l’intento, compi un’azione (anche interiore) che richiede uno sforzo consapevole, qualcosa che spezzi la tua ordinarietà, i tuoi cicli interni-esterni di abitudini. Qualcosa che confermi te stesso, che confermi che ci sei nel mondo.

L’intento strategico è una sfida competitiva, un obiettivo a lungo termine molto ambizioso che trae origine dalle competenze chiave dell’impresa che il management cerca di estendere fino al limite, coinvolgendo e motivando tutti i livelli dell’organizzazione.

A volte le aree di eccellenza  rischiano di trasformarsi in trappole e in vincoli, rendendole rigide, chiuse e resistenti al cambiamento.

La cultura organizzativa odierna ad esempio premiare comportamenti consolidati e penalizza lo sviluppo di nuove competenze.

Le capacità dinamiche sono competenze organizzative che consentono di adattarsi rapidamente ai processi di cambiamento.

Dovremmo disporre di capacità che consentono di affidare a un team di sviluppo nuove opportunità  –  non appena si presentano.

Da soli non ci si salva !!  

  con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

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Cerchiamo volontari per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere

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Organizzazione – tel. mob. 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina

 

 

 

inettitudine ed ambigiutà 2 faccie nella stessa medaglia “atteggiamento diffuso” debelliamoli !!

L’inettitudine indica l’incapacità che si ha nell’agire, come se una sorta di freno impedisse di vivere la vita che vorremmo. Limitati dal mondo che ci circonda, troppo innovativo, veloce e pieno di pretese. Non si tratta di mancanza d’idee ma di un’impossibilità di azione, che si sente, e si sente quasi come rabbia, necessità di riscattarsi in qualche modo, prima di tutto per dimostrare di essere persone valide. Sembra che si viva solo nella propria mente, come un viaggio onirico, anziché vivere davvero, come dovrebbe essere. Ci si sente inadatti alla vita, come dei falliti senza speranza.

L’assenza di una progettualità solida e a lungo termine rende la temporalità sempre provvisoria.

L’ambiguo prende tempo, guadagna tempo, è un temporeggiatore in ognuna delle sue relazioni. La temporalità evolutiva non esiste, piuttosto si “transita” da una “situazione”  ad un’altra semplicemente per maggiori benefici che si possano trarre. Per questo gli unici momenti temporali definiti di una relazione di questo genere sono l’inizio e la fine. L’ambiguo, spesso inaspettatamente e improvvisamente a causa dello svelamento dell’ambiguità, si rende conto, una volta elaborata la delusione legata alle proprie istanze proiettive, di essere stato oggetto di una doppia predazione: da un lato di essere stato deprivato di tempo (il tempo non evolutivo, il tempo non veramente condiviso progettualmente non è vero tempo), di energie, d’impegno, dall’altro di confrontarsi con il vuoto generato dalla mancanza delle cose che l’altro non gli ha mai effettivamente dato.

Questi atteggiamenti non possono mai legarsi davvero profondamente a niente e, soprattutto, a nessuno, paradossalmente non possono neppure mai distaccarsene definitivamente, per cui, oltre a rendersi disponibile per ricongiungimenti e riprese del tutto imprevedibili di rapporti in precedenza distrutti, si stupisce di non poter restare in buoni rapporti con gli stessi dopo averne determinato la rottura.

Per questo le reazioni alla rottura di un rapporto con soggetti di questo tipo assumono più o meno marcate connotazioni, gli affetti positivi assumono tonalità del tutto antitetiche (l’amore - diviene odio – l’idealizzazione disprezzo e così via).

L’ambiguo, ovvero, l’uomo senza proprietà ! ! ……………….

Per tutti coloro che vogliono affrontare situazioni di sviluppo sociale in un simile contesto, Diventa tutto come un tormento, che fa quasi impazzire e ti fa sentire un niente, una persona incapace, inutile e stupida.

Debelliamo questi aspetti sociali ! ! uniamoci - facciamo squadra - confronto - formazione per cambiare passo - modi di fare e vedere - tiriamo fuori i buoni atteggiamenti dalle esperienze su vicende belle e brutte vissute.

Da soli non ci si salva !!  

La bontà si percepisce negli sguardi limpidi, nelle azioni sincere e in tutta quella saggezza che si cela nella prossimità e nella speranza di poter cambiare il mondo, di rendere giustizia e di far propria la generosità.

Aver fiducia nella bontà altrui è la testimonianza della propria bontà !

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individualismo e frammentazione

L’individualismo è una filosofia, un’ideologia, o prospettiva sociale, che sottolinea “il valore morale dell’individuo. Gli individualisti promuovono l’esercizio del raggiungimento di alcuni obiettivi quali l’indipendenza e l’autonomia, ma al tempo stesso oppongono la più strenua resistenza verso ogni intralcio esterno sugli interessi personali, sia per la società, o per qualsiasi altro gruppo o istituzione.L’Individualismo rende l’individuo egoista e parte “con il presupposto che l’individuo umano è di importanza primaria nella lotta per la liberazione.” La libertà, nelle sue forme più svariate, è la sostanza fondamentale per molte di queste correnti. È fatto uso del termine per denotare “La qualità di essere individuale; e quindi l’individualità” riferendosi a possedere “una caratteristica individuale; una cattiva abitudine.” L’Individualismo è anche associato agli interessi artistici a degli stili di vita in cui vi è una tendenza alla creazione e alla sperimentazione di sé stessi, in contrasto alla tradizione o alle opinioni e ai comportamenti della classe popolare[così come con le posizioni filosofiche ed etiche.

Un individualista entra all’interno della società e degli altri suoi interessi, o richiede almeno il diritto per subordinarsi ai propri interessi, senza prendere in considerazione gli interessi della società (un individualista non ha necessariamente bisogno di essere un egoista). Un individualista non presta fede ad una qualsiasi filosofia che richiede il sacrificio dei propri interessi dei singoli per tutte le cause sociali più elevate.

frammentazione & rivalità illogiche

Questa la situazione di contesto: le persone più capaci sono disincentivate ad impegnarsi in politica. Troppe critiche, troppi litigi, troppa inconcludenza. Meglio ritirarsi nel privato. Di certo un impegno professionale dà più soddisfazioni.

Sembra strano, ma l’aspetto psicologico, individuale e collettivo, conta sempre di più in politica. Una volta usciti dalle devastazioni belliche (che, oltre alla distruzione, lasciavano il desiderio collettivo di ricostruzione) una volta consolidato un diffuso benessere, piano piano si è persa qualsiasi volontà comune per il miglioramento effettivo della società, a prescindere dall’alternanza dei partiti al governo. Oggi la politica è un ring. Moltissime scelte sono spiegabili soltanto attraverso un’analisi comportamentale dei protagonisti: ripicche, inimicizie, senso di rivalsa, invidie, paura di essere marginalizzati spinge ad atteggiamenti e decisioni che non hanno nulla di razionale e di trasparente, condizioni invece indispensabili per un reciproco e fruttuoso dibattito su idee divergenti. Il termine politica dunque ha sempre meno a che fare con la città sempre di più con la guerra (polemos). Una guerra incruenta ma che comunque sublima l’aggressività congenita a tutti e la trasforma in una lotta per il potere fine a se stessa.

Allora “resistono” quanti antepongono tutto alla politica, quanti si sentono sgomenti se non hanno un incarico, quanti sono pronti a giravolte: la lotta per la sopravvivenza – la  politica diventa quasi esistenziale – fa vincere i cinici e gli arroganti.

Le effettive qualità personali e le competenze professionali sono travolte da altre logiche.

Da soli non ci si salva !!  

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esclusione finanziaria

L’ESCLUSIONE FINANZIARIA IN ITALIA, UNO STUDIO DI BANCA ETICA

A cura di Alessandro Messina – Direttore Generale Banca Etica 

Da 10 anni in Italia si parla di credit crunch o stretta creditizia, indicando con questi termini il fatto che le banche non eroghino prestiti a chi ne ha bisogno, neanche se lo meriterebbe. Questo è uno dei fattori che incidono maggiormente sul livello di esclusione finanziaria di un territorio, elemento che dovrebbe rivestire un ruolo centrale nell’agenda politica ed economica del paese. La finanza etica nasce anche per promuovere processi di inclusione finanziaria e sappiamo che il nostro istituto si è sviluppato in controtendenza rispetto alla media, incrementando nell’ultimo decennio i crediti alla clientela del 258%, con una media annua del +13,6%.

In Banca Etica stiamo sviluppando un percorso partecipato per la realizzazione del Piano Strategico per il triennio 2018-2020 e abbiamo ritenuto importante studiare il fenomeno dell’esclusione finanziaria (scarica lo studio completo) come uno degli elementi che possa orientare le scelte per il nostro sviluppo futuro coniugando contemporaneamente obiettivi economici e sociali. In Italia il tema dell’esclusione finanziaria dovrebbe essere elemento centrale nell’agenda politica ed economica, ma non è mai stato oggetto di rilevazioni puntuali. Per questo ci siamo impegnati nell’individuare quegli indicatori che, combinati tra loro, possano fotografare il bisogno di accesso al credito e ai servizi finanziari delle province del nostro paese.

Per misurare l’esclusione finanziaria abbiamo identificato un indicatore composito basato sull’indice di offerta creditizia e l’indice di presidio bancario, prendendo in considerazione cioè variabili come la raccolta di risparmio, gli impieghi erogati, le agenzie bancarie sul territorio, terminali di prelievo e pagamento e canale online.

Banca Etica mette a disposizione di organizzazioni e imprese servizi per la gestione dell’operatività quotidiana, per l’attività di fund raising o per la gestione della tesoreria.
Nel rispetto della nostra politica del credito alle realtà nostre socie riconosciamo condizioni agevolate. Perché è grazie al Capitale Sociale che Banca Etica poggia su fondamenta solide.

La nostra rete di Filiali e Banchieri Ambulanti è a disposizione in tutta Italia per ascoltare le tue esigenze e scegliere insieme le soluzioni operative più efficaci.
Contatta la nostra sede più vicina a te.

Obiettivo della banca è di far confluire risorse e fiducia verso quei progetti di cui la comunità civile ha bisogno per crescere; … Una finanza, quindi, non come strumento di standardizzazione, di spersonalizzazione e di disgregazione, ma come valorizzazione delle identità, delle differenze, delle relazioni che animano il territorio, una finanza che diventa parte integrante nei processi di sviluppo locale“.

L’argomento di cui sopra per attenzionare tutti coloro che vogliono instaurare un contatto collaborativo per affrontare con partecipazione attiva – l’esclusione finanziaria-sviluppo locale - rete dei GAS (gruppi di acquisto solidale) ogni giorno sul territorio attraverso il lavoro dei Gruppi di Iniziativa Territoriale (GIT).

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Organizzare il sociale – ideaprogetto -

Viviamo in contesto di Tutti contro Tutti :

In questa società Si vuol essere regista, sceneggiatore ed interprete principale con un tono che rimanda alla tradizione della commedia all’italiana. La seria problematica Tutti contro tutti non sembra però trovare una forma adeguata per svolgere il tema dei disservizi delle prevaricazioni, della poca attenzione ai giovani agli anziani alla cultura alla socializzazione per implementare metodi per gestirla.

Il nostro Comitato con la collaborazione più ampia dei cittadini partecipanti al progetto. Vorrebbe iniziare ad affrontare questo malcostume diffuso del Tutti controTutti Organizzando - con le dovute riserve - per le competenze da coinvolgere - 

Organizzare con bambini e ragazzi: lo Space Clearing imparandoli da piccoli“:
lo Space Clearing e l’organizzazione personale sono dei linguaggi, se vengono impartiti da piccoli si assimilano in maniera naturale, senza nessuno sforzo, e possono dare degli enormi vantaggi da adulti per la realizzazione dei propri progetti personali. Come insegnare regole e metodi ai bambini e ragazzi in modo che imparino a gestirsi e ad organizzarsi? Questi metodi suggeriscono modalità e modi divertenti sia per gli adulti che per i piccoli.

Percorso

Percorso di allenamento e miglioramento delle abilità organizzative, può trattarsi di un intervento individuale, cioè di un affiancamento sul campo e/o online nel percorso di organizzazione personale e delle cose, sia in ufficio che in casa, oppure di un intervento di gruppo, in un’azienda, in ufficio, in associazione con diverse persone coinvolte, una famiglia.

Percorsi in cui s’imparano metodi organizzativi facendo le cose insieme, testandole e capendo se funzionano, rispettando sempre l’indole organizzativa e le preferenze dell’obbiettivo da centrare metodo che deve poter trovare le strategie e gli strumenti giusti, che lo aiutino a mantenere l’organizzazione nel tempo.

  • Valutazione finale

Durante tutto il percorso e alla conclusione di esso si valutano insieme i risultati raggiunti e il grado di organizzazione e di soddisfazione a cui si è pervenuti.
Le valutazioni individuali sono fatte da persone qualificate all’aspetto sociologico, tutto ciò può essere affrontato per appuntamento, sia offliline che online. Gli interventi di gruppo sono fatti sotto forma di laboratori, contestualizzati in azienda, in ufficio, in negozio, in casa sia offline che online.

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Qualità umane e lavoro: elogio alla collaborazione, senza cadere in facili moralismi !

E’ molto difficile comprendere in profondità il senso della collaborazione in assenza di una esperienza di vita nel corso della quale sia stato giocoforza il praticarla e il chiedere ad altri che venisse praticata. Il risultato è che quando si parla di collaborazione in astratto il discorso rischia di annacquarsi in affermazioni scontate e vagamente moralistiche.

In tutto il mondo e in quasi tutti gli ambienti oggi il lavoro si svolge in team, all’interno dei quali le persone devono interagire adottando ciò che viene definito uno spirito di squadra. In un contesto del genere una inettitudine alla collaborazione porrebbe la persona interessata sullo stesso piano di un pilota che non sapesse fare un atterraggio o di un chirurgo cui desse fastidio la vista del sangue. In altre parole una carenza professionale di tale portata da rendere problematica l’impiegabilità della persona. La collaborazione dunque, in un contesto lavorativo, non va intesa semplicemente come una apprezzabile qualità, qualora ci sia, ma come una competenza irrinunciabile. E come tutte le competenze, essa può e deve essere insegnata, appresa e pretesa.

Una volta compreso  che il collaborare in un team non consiste in un generico essere disponibili (Schiavo-servetto etc…..) – che   può esserci o non esserci – ma in un vero e proprio ambiente di lavoro e sociale che richiede una pratica concreta, non sarà difficile né sembrerà bizzarro praticare dei  piccoli gesti. Sembrano ovvi !  hanno invece un significato profondo e tendono a diffondere nell’ambiente un contagio (positivo). Eccoli : rispettare tutti a prescindere dal ruolo che svolgono; lasciare pulito e in ordine; rimettere gli attrezzi a posto; compilare bene i documenti; consegnare il proprio lavoro a “zero difetti”; dare una mano quando viene richiesto e anche quando non viene richiesto; chiedere “per favore”; ringraziare; dare le informazioni (passare ciò che si detiene o si sa senza difficoltà o indugi); quando c’è un problema non polemizzare ma avanzare proposte per risolverlo; chiedere «cosa ne pensi?»; ammettere l’errore («ho sbagliato…»); complimentarsi quando è il caso («hai fatto un buon lavoro…»); dare l’esempio in ogni circostanza.

In tutti gli ambienti di lavoro oramai generalmente organizzati secondo la logica dei team, una persona non collaborativa produce due generi di danni: uno tecnico e l’altro psicologico. Il danno tecnico consiste nel generare, attraverso la non collaborazione, un piccolo ma deleterio collo di bottiglia: la mancata o difettosa collaborazione si traduce infatti nell’ostacolare il lavoro di qualche altro componente del team, che magari sta a valle del processo, così che la scorrevolezza di tutto il sistema alla fine è determinata dalla  la lentezza – del collo di bottiglia. La colpa dell’inefficienza viene così pagata da chi non ha alcuna responsabilità nell’averla generata.

Il danno psicologico della mancanza di collaborazione, consiste invece nello stimolare nei colleghi di lavoro comportamenti reattivi e speculari: visto che c’è chi non collabora, allora non collaboro nemmeno io. E così via a catena, finendo con il creare quegli ambienti cinici e deprimenti dove ciascuno rinuncia a qualsiasi gesto cooperativo per la stupida ragione che facendolo farebbe la figura del fesso.

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perchè tutti questi messaggi e slogan ? “sensibilizziamo il cambiamento !! “

Il cambiamento è un’indicazione della sofferenza, niente altro. E infatti, vi è una componente di dolore (come insoddisfazione e scontento) nella nostra società, che reputo ci spetti  la ricerca ad una diagnostica e cura?  Diagnostica e cura mettono in moto competenze e azioni che sono esterne al “grido di dolore” e rispetto alle quali il popolo gioca il ruolo non dell’attore ma del paziente che consente ai leader di fare la diagnosi e di intraprendere la cura.

Allora, perché criticare la democrazia elettorale di espropriare il popolo della sua voce se lo stesso appello al popolo del populismo lascia tanta delega ai leader o ai tecnici dell’ideologia sulla diagnosi e la cura? Se il popolo grida, esso ha comunque bisogno di qualcuno che interpreti le sue grida. Per questo, viene il dubbio che la differenza tra populismi non sia altro che una differenza tra leader e le loro rispettive ideologie.

È lo stesso McCormick che alimenta questo dubbio quando ci ricorda con buoni argomenti che la storia delle democrazie ha registrato demagoghi amici del popolo e demagoghi tiranni: dunque, la differenza tra populismo buono e populismo cattivo sta nella leadership, nel capo che rappresenta il “grido di dolore” del popolo paziente.

Abbiamo cercato aggiungere così un importante tassello alla nostra conoscenza del fenomeno populista. Si sente il bisogno di una squadra che unifichi o dia il senso ideologico di ciò che unisce il popolo. Senza capacità di cambiare,  il movimento populista resta un movimento popolare come ce ne sono, e giustamente, tanti in un regime democratico.

Vogliamo essere solo un’espressione di critica pubblica nel nome di valori e meriti ed eguaglianza, che le società democratiche pretendono di incorporare. Chiamare questo tipo di movimenti “populisti” è sbagliato per la semplice ragione che, in questo caso, tutto sarebbe populista in democrazia.

E allora che senso avrebbe usare il termine? Il fatto è che il populismo non presume solo e semplicemente l’esistenza di una massa di poveri o disoccupati; non basta il “grido di dolore” per denotarlo; esso presuppone una squadra, e una organizzazione che produca idee ed opportunità che diano a quel grido un’unità rappresentativa finalizzata a uno scopo: la conquista del consenso per raggiungere il governo e prendere decisioni competenti e utili.

Ecco l’Italia attraverso alcuni aforismi

È un Paese così diviso, l’Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! Si odiano anche all’interno dei partiti, in Italia. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo. Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali.
(Oriana Fallaci)

L’Italia è un Paese di auspicanti, Paese di attese perfette dove ci si augura, anzi ci si illude che succeda qualcosa senza muovere un dito.
(Mauro Corona)

In Italia la lotta alla mafia non sarà mai vinta, perché la mafia non è altro che la versione truculenta del costume diffuso, dove la parentela, la conoscenza, lo scambio di favori, in una parola, la rete “familistica” ha il sopravvento sul riconoscimento dei valori personali e sui diritti di cittadinanza.
(Umberto Galimberti)

L’italiano rispetta la legge soprattutto se coincide con i suoi interessi.
(Roberto Gervaso)

Il problema dell’Italia non è tanto non avere padri fondatori, quanto essere ricca di figli affondatori.
(Sergio Marongiu)

Come si sente meglio l’italiano dopo aver parlato male dell’Italia! Quasi come sta bene il francese dopo aver parlato bene della Francia o l’americano dopo aver elogiato gli Stati Uniti.
(Franco Ferrucci)

Gli italiani danno spesso il meglio di sé nel peggio.
(Roberto Gervaso)

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Disponibilità al Lavoro: la regione Sicilia diventa on line

DidOnline è il servizio informatico realizzato dal Dipartimento Lavoro della Regione Siciliana per l’invio on line della Dichiarazione di Immediata Disponibilità.

Il servizio permette ai cittadini domiciliati in Sicilia di compilare e stampare la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID) e creare on line il proprio curriculum vitae.

DidOnline acquisisce i dati relativi all’ultimo rapporto di lavoro instaurato dal cittadino direttamente dal sistema delle comunicazioni obbligatorie COSicilia. Ciò permette all’utente di usufruire di un sistema sempre costantemente aggiornato.

http://www.didonline.cosicilia.it/

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Fare squadra

Un orientamento molto diffuso indica nel “ fare squadra “ un atteggiamento sinergico indispensabile, in un collettivo, nei momenti di crisi o come prevenzione alla crisi.

Quest’espressione ormai si è trasferita dall’ambito sportivo a tutti quei settori economici e sociali sottoposti a sollecitazioni, interne o esterne, forti. Prevale, tra questi, il sistema aziendale ma anche intere collettività socio-culturali sono chiamate, oggi più che mai, a  “ fare squadra “ per fronteggiare profondi squilibri economici e valoriali.

Il significato immediato di quest’espressione è facilmente intuibile: in dati momenti critici tutti i membri del collettivo accantonano ogni particolarismo per orientare le proprie forze, invece, verso il bene comune.

Se la meta è chiaramente definita lo sono meno le premesse alla sua realizzazione ed il grado di fattibilità del prevalere dell’obiettivo generale sugli scopi individuali.

Riflettere su tali interrogativi evita che “ fare squadra “ resti nulla più che uno slogan di facile presa ma privo di sostanza. Tale riflessione può avere inizio dal considerare che se la dinamica in oggetto appartiene ai gruppi allora è bene circoscrivere il significato di “ gruppo “.

Il significato immediato di quest’espressione è facilmente intuibile: in dati momenti critici tutti i membri del collettivo accantonano ogni particolarismo per orientare le proprie forze, invece, verso il bene comune.

La nostra attenzione si concentra in particolar modo sulla seconda caratteristica ossia l’intensità, e la continuità, degli scambi verbali e non verbali tra coloro, pochi o molti che siano, che appartengono al gruppo. Interazioni che in genere ed in gran parte hanno come obiettivo finale la realizzazione della meta condivisa.

Il gruppo, perciò, ha bisogno di canali di comunicazione ben “ oliati “ e sempre aperti.

Questo metodo va ancora di più sostenuto e messo in atto nei momenti di crisi sia che questa abbia origini esogene sia che nasca dall’interno a causa, ad esempio, proprio di un deficit di comunicazione.

Canali ben oliati e sempre aperti “ non significa “ parlare “ e, nei momenti di crisi, parlare di più.

La comunicazione in momenti di crisi non trae la sua efficacia da fattori quantitativi bensì dalla disponibilità, e capacità, di ogni membro di orientare le energie emotive / cognitive / comportamentali verso gli aspetti concreti della crisi invece che, ad esempio, logorarsi nella ricerca del “ colpevole “, vero o presunto che sia.

“ Facciamo squadravuol dire essere concentrati sul presente e proiettarsi verso il futuro piuttosto che stare sì nel presente ma con lo sguardo rivolto indietro. Significa anche avere il coraggio di rivedere le mete collettive quando queste risultino non più congrue rispetto ai mutamenti ambientali e sociopolitiche.

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cambiamento da tutti richiesto – da nessuno iniziato ! ! . . . . .

E’ l’opportunità sovversiva che ognuno di noi ha a sua disposizione per preservare, mantenere o migliorare. Attraverso una serie di adattamenti funzionali l’individuo ha la concreta possibilità di modificare, secondo le proprie esigenze e inclinazioni, l’impatto che la pressione degli standard di adeguamento sociale riescono ad avere nella gestione quotidiana della vita.

Ora, se è vero che ogni “rivoluzione”, anche sociale, porta in sé, prima di tutto un cambiamento nella percezione del possibile, è naturale supporre che ciò su cui davvero si fonda la determinazione al cambiamento, la profonda convinzione di poterlo, in qualche modo realizzare;  la “possibilità” è parte essenziale della motivazione, fino ad indurre l’individuo a desiderarla consapevolmente solo ciò che può effettivamente arrivare ad ottenere.

Questa considerazione credo debba essere fatta indipendentemente da ogni contesto storico sociale poiché ha a che fare esclusivamente con la natura di ogni singolo individuo.

Il potere del cambiamento, nel ribadire come il cambiamento sia l’unico modo  per costruire, realmente crea, di fatto, il ponte che lo unisce al senso più profondo di Libertà.

Comunque, al di là di ogni singola definizione, assolutamente condivisibile, appare evidente come e quanto il cambiamento stesso sia, genitore e figlio: esso genera libertà e si genera dalla libertà ! Questo è il suo potere ! Il potere di cambiare è potere  che nasce  dall’ autonomia personale allo scopo di autodeterminarsi e “ricrearsi” riuscendo a coltivare, attraverso la Scelta, l’esercizio di una responsabilità.  Un altro elemento di cui si arricchisce la relazione esistente tra cambiamento e libertà.

Da soli non ci si salva !!  

La bontà si percepisce negli sguardi limpidi, nelle azioni sincere e in tutta quella saggezza che si cela nella prossimità e nella speranza di poter cambiare il mondo, di rendere giustizia e di far propria la generosità.

Aver fiducia nella bontà altrui è la testimonianza della propria bontà !

Tutti possiamo fare un favore senza un perché !

  con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

                         accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volontari per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti.
Organizzazione – tel. mob. 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina