Ideali e azioni per la collettività

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Questo blog ha la funzione di portare all’attenzione di tutti coloro che vogliono spendersi per una Capo d’Orlando più libera, vivibile e all’insegna del pluralismo, fatti azioni e proposte concrete per far si che questa terra possa sfruttare al meglio tutte le potenzialità che una natura generosa gli ha riservato.

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quello che facciamo ! . . . promozione sociale . . . non profit . . .

Promuovere lo sviluppo sia culturale che sociale richiede sacrifici e altruismo.

        CERCHIAMO FIGURE FORMATE  E’  SENSIBILI  ALLA PROMOZIONE SOCIALE NON PROFIT PER UN’IMPEGNO DIRETTO SUL CAMPO

Uno degli scopi del Comitato Trazzera Marina è  proprio quello di aiutare a formare ed orientare i minori alla convivenza civile, fare squadra, creare situazioni in grado di allontanarli dalle brutte frequentazioni e falsi idoli.

Il Comitato si pone come punto di riferimento nei confronti dei genitori e dei figli, allo scopo di ristabilire i rapporti all’interno della famiglia, tra la famiglia e la scuola, tra la famiglia e la società, tra i giovani ed il mondo del lavoro onesto e legale.

Vogliamo sostenere l’individuo nella crescita e nella riscoperta della sua dignità, lo aiutiamo a vedere modelli di vita alternativi a quelli che l’ambiente che lo circonda gli propone restituendogli la possibilità di scegliere consapevolmente il suo Progetto di vita.

Vogliamo rimettere a centro la meritocrazia.

Regole per tutti e rispetto di esse.

Essere dei controllori non solo controllati.

Sostenere interventi che promuovono l’educazione dei ragazzi alla legalità, il contrasto alla dispersione scolastica, la valorizzare dei giovani talenti, porre fine alla fuga dei giovani talenti meridionali dalla loro terra arginando così il depauperamento del capitale umano che affossa il Meridione, la tutela dei beni comuni – patrimonio storico-artistico e culturale, ambiente, riutilizzo sociale di beni del patrimonio dello stato - la qualificazione dei servizi socio-sanitari, l’integrazione degli immigrati e lo sviluppo del welfare di comunità.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione :

– tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

da fonte altreconomia . . . la corruzione ? . . .

Fonte : redazione altreconomia

in che cosa consiste esattamente la corruzione? Come si manifesta in concreto? Quali dimensioni ha in Italia e quanto ci costa? Ma soprattutto, come contrastarla in maniera efficace?

Nel nostro nuovo libro in uscita “Lo zen e l’arte della lotta alla corruzione”, Lucio Picci e Alberto Vannucci, esperti di livello internazionale, affrontano il tema da un punto di vista sorprendente ed eclettico.

Dall’introduzione a cura degli autori: “Nel primo capitolo porremo le basi per l’analisi successiva, cercando di chiarire che cosa sia la corruzione: solo definendone il concetto possiamo porci il problema di misurarne l’entità, e quindi di valutarne effetti e cause da un lato, possibili strumenti di contrasto dall’altro.

Della misurazione della corruzione ci occupiamo nel secondo capitolo, le cui conclusioni sono fin d’ora riassumibili con un messaggio semplice e un po’ scoraggiante: la corruzione è un problema complicato, tutte le misure di cui disponiamo sono non solo imperfette, ma potenzialmente fuorvianti, e dunque vanno prese con le molle. Attingendo da più fonti d’informazione tentiamo comunque di dare una risposta a una domanda che sicuramente interessa molti: quanta corruzione c’è in Italia, e com’è cambiata nel tempo.

Armati della nostra conoscenza, per quanto imperfetta, circa la diffusione del malaffare, e sulle sue caratteristiche, nel terzo capitolo ne consideriamo cause ed effetti, quasi sempre legati tra loro fino ad alimentare veri e propri “circoli viziosi”.

Nel quarto capitolo ci occupiamo di come siano strutturate le politiche anticorruzione nei due pilastri della repressione e della prevenzione.Dedichiamo infine l’ultimo capitolo, il quinto, a descrivere quelle caratteristiche “Zen” che a nostro avviso quelle politiche dovrebbero assumere”. 

Il 23 ottobre il professor Vannucci è intervenuto su Rai Radio1 a “Giorno per giorno” (dal minuto 13:50) proprio sul tema della lotta alla corruzione. Un libro da non perdere, come le ultime news dal nostro sito e i tantissimi appuntamenti in cui potrete trovare Altreconomia.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

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Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

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Il Cambiamento è Digitale. . .

. . L’Italia prenda esempio dall’Estonia, adattando il modello alla propria realtà, per realizzare l’e-Gov e instaurare un nuovo rapporto tra cittadini, imprese e PA. Questo sarebbe il vero cambiamento di cui la società ha bisogno con benefici diffusi sia per quanto riguarda la semplificazione amministrativa sia per la creazione di servizi accessibili, trasparenti e ad alto tasso di soddisfazione. 

L’Idea di Giacomo Bandini
La trasformazione digitale che dovrebbe guidare la semplificazione dei rapporti tra cittadini e Governo (inclusa ovviamente la Pubblica Amministrazione) in Italia stenta ancora a decollare. Nell’accordo stilato dai due partiti che oggi compongono l’esecutivo vi era almeno un accenno a tutto ciò. In questi primi giorni di uscite pubbliche e assestamento, il tema sembra essere stato nuovamente accantonato quando, al contrario, dovrebbe essere in cima alle priorità di una vera politica del cambiamento. 

PERCHÉ È IMPORTANTE? Ce lo insegna un Paese come l’Estonia dove il Ministero degli Affari Economici e delle Comunicazioni ha elaborato un piano di lungo periodo per digitalizzare interamente il Paese e la PA. L’obiettivo principale: creare un nuovo modello di fornire i servizi alle imprese e ai cittadini e rivoluzionare, semplificando e migliorando le modalità con cui si rapportano allo Stato. 

QUALE TRASFORMAZIONE DIGITALE Dovremmo dunque prendere esempio dal modello estone di trasformazione digitale adattandolo alle caratteristiche istituzionali, economiche e sociali del nostro paese. Come? Prefissandoci alcuni obiettivi principali e superando le problematiche che si sono presentate fino ad oggi. 

Diminuire i centri decisionali – Esistono troppi enti e livelli cui è stato assegnato il compito di digitalizzare la PA. Il risultato finale: troppi piani, road map, strategie e poca esecuzione. È necessario razionalizzare questo aspetto, seguire un piano unico e definire le competenze in modo chiaro e trasparente.

Migliorare i rapporti tra cento e periferia – L’Unione Europea deve essere considerata unicamente come l’ennesimo livello di potere, ma come uno strumento per accedere a fondi che possono essere dedicati soprattutto agli enti locali e all’attuazione di una strategia unica digitale che coinvolga questi ultimi. 

Education - L’indice DESI (Digital Economy and Society Index) stilato dalla Commissione ha registrato miglioramenti costanti nella percentuali di utenti internet e di utilizzo dei vari servizi della rete. Non solo, l’Italia è ai primi posti per disponibilità di Open Data e sanità digitale. Dov’è il problema? Il cittadino non viene coinvolto nell’utilizzo di queste risorse ed è male informato. I miglioramenti infatti sono quasi tutti concentrati sull’uso delle App, dei contenuti video, social etc. Pochissimo su quelli relativi alla cittadinanza digitale. Meglio le imprese, ma non abbastanza per raggiungere gli standard europei. 

Dirigenti amministrativi – Questo è un nodo cruciale. Senza il personale adeguato sia nell’elaborazione di una strategia centrale sia nella sua esecuzione la trasformazione digitale rimarrà solamente un concetto astratto. Gli individui costituiscono una parte fondamentale dell’ecosistema necessario ad effettuare tutti i passaggi verso un l’agognata semplificazione burocratica. 

Alcuni paesi, come ad esempio l’Estonia, hanno saputo affrontare tutti questi nodi partendo da una visione politica condivisa tra tutte le parti in causa. Per questo motivo abbiamo invitato l’Ambasciatore, Celia Kuningas-Saagpaak, a parlarci della trasformazione digitale la prossima settimana, martedì 19 giugno (REGISTRATI A BEING DIGITAL). Dobbiamo mantenere accesa la speranza che un nuovo rapporto cittadini, imprese e Governo sia possibile grazie all’innovazione e al cambiamento tecnologico. Speriamo che i decisori siano sempre più sensibili a queste richieste. Per il cambiamento vero! 

Fonte: competere.eu

Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

Da soli non ci si salva !!  

 

 con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

                 accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo dei progetti ! da realizzare ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontriamo.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Discutendo scrivendo e criticando non si risolvono problemi ! . . .

diamoci nà mossa  ! . . .

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un nuovo senso del vivere comune nelle città . . .

I beni comuni nelle città, come rinnovare il significato dei beni pubblici, comporta una volontà politica sull’equità di accesso, sull’interdipendenza – anche rispetto alle nuove generazioni – e sui valori condivisi, compreso il valore d’uso.

 La gente comune così riconoscerebbe il diritto di accesso all’eredità della natura e dell’umanità, senza sprechi o distruzione di risorse, garantendone la trasmissione alle generazioni future.
Le città sono un’eredità dell’umanità, e, come tale, ciò che viene generato attraverso il contributo di tutti dovrebbe essere utilizzato per perseguire l’interesse generale. Tuttavia, dei diritti e degli interessi del popolo  possono generare un immaginario utilitarista, incompatibile con l’adesione cooperativa consapevole che è alla base dei diritti del cittadino. Un immaginario che la porta a diventare “anonima”, paradossalmente appartenente a “tutti”, ma denudata di forma politica, pur essendo oggetto di potere.

La libertà d’interagire per creare un altro senso, altre regole e termini di responsabilità, a differenza della proprietà pubblica e privata governate dal binomio “vietare-lasciar-fare”, deciso verticalmente per mantenere lo status quo.
Si tratta di immaginare nuove azioni, in cui ognuno possa trovare, oltre la dimensione dell’appartenenza, l’opportunità di adeguare il proprio comportamento ad una vita migliore in comune.

Non è un “oggetto in sé” poiché la sua esistenza dipende dall’interazione di una comunità, che lo riconosce come un elemento indispensabile per la coesione sociale.  Concepire ciò che è essenziale alla vita in comune e Interagire nella durata.

I cittadini possono essere beneficiari diretti, sostenitori o attivisti per la loro diffusione. di un potere “diffuso” e decentralizzato che assicura l’espansione d’una forma peculiare della “cura sociale e ambientale”, la cura che non è solo dovuta all’utilità del bene, ma alla sua presenza e al suo senso.Un’adesione democratica, consapevole e visibile, vale a dire il riconoscimento della responsabilità condivisa e del suo obiettivo, richiede forme di accordo sul contributo.

L’interpretazione del loro potere trasformativo è assicurata dall’attività di ricerca-azione svolta da Labsus: i Patti riflettono la volontà di un’interazione costruttiva tra amministrazione e cittadini, ed hanno permesso l’emergere di nuovi concetti, diritti, sensi/significati e paradigmi, presentati di seguito.

FONTE: Elaborazione dell’autrice a partire dall’analisi dei materiali prodotti da Labsus dal 2014 ad oggi.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

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Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.Abbiamo idee e progetti ! da proporre

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promozione sociale . . .

Proposta di lavorare attorno ad alcuni temi e problemi specifici e sperimentarne la prefigurazione e costruzione, analizzare quanto emerge anche nelle difficoltà che si incontrano, costituisce il perno attorno al quale si genera il prodotto formativo reale. 

Sono processi in cui sono coinvolte dimensioni cognitive ed affettive, razionali e emotive, individuali e organizzative, soggettive e relazionali.

Produrre qualcosa di nuovo, dove si mettono sotto osservazione approfondita alcune parti di un oggetto o di un processo già presente ma che richiede una miglior comprensione, dove interrogarsi sui presupposti che ci guidano nell’agire e nel conoscere.

Riconoscere e padroneggiare le ipotesi è importante. Marcano in modo massiccio le scelte che danno forma alle iniziative formative. Permettono di costruirci una rappresentazione dei contesti, di dare senso a dei fenomeni, di prefigurare delle azioni, di interpretare dei movimenti, di riconoscere degli esiti.

Opportunità di apprendimento attraverso lo sperimentarsi assieme ad altri in un lavoro di riconoscimento, di utilizzo, di costruzione e di negoziazione di ipotesi, entrando in relazione ravvicinata di approfondimento e ricerca con le situazioni prefigurate, progettate, vissute dai partecipanti .

Insomma, sembra proprio che l’eredità problematica di Cavour, Mazzini e Garibaldi sia ancora, a distanza di quasi 160 anni, il grumo irrisolto che impedisce al nostro paese di occupare in modo stabile il ruolo cruciale che la sua posizione in Europa le assegnerebbe d’ufficio.

Date le premesse, il futuro italiano appare tutt’altro che roseo. L’immagine che si profila è da incubo: un buco nero alla fine del quale ad attenderci c’è il varco spazio-temporale pronto a risucchiarci nel nostro passato manzoniano di vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro. Che non avranno pietà.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

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aspettiamo sempre un garibaldi ! . . .

Storie da scoprire Il Gattopardo (1958), di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Nel maggio 1860, il generale Garibaldi sbarca a Marsala, in Sicilia. La borghesia faccendiera dell’isola è in fermento, sentendo come imminente un cambio non solo di potere politico, ma anche economico e sociale. Il principe don Fabrizio Salina (il cui stemma mostra la figura del gattopardo che dà il titolo al romanzo) osserva con ironia e distacco quanto sta avvenendo: pur non amando i cambiamenti, non fa nulla per mantenere il vecchio ordine sociale, ma attende senza reagire la rovina della propria famiglia e della propria classe. Il nipote Tancredi, invece, un giovane lucido e spregiudicato, non esita a schierarsi con i nuovi dominatori, nella convinzione che tocchi ancora una volta all’aristocrazia governare il cambiamento. Alle accuse dello zio, che lo rimprovera di essersi messo dalla parte di «mafiosi e imbroglioni», Tancredi risponde con una celebre frase «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Tancredi, per farsi strada, sposa la figlia di un ricco borghese disonesto e ignorante, Calogero Sedara. Con questo matrimonio, il giovane riesce in parte a salvaguardare la sua posizione economica e sociale. Don Fabrizio, dal canto suo, non intende mischiarsi con la volgarità e il cinismo dei nuovi ricchi e rifiuta l’offerta di collaborazione che il governo sabaudo gli offre nominandolo senatore. Suggerisce al suo posto il nome di Calogero Sedara. Di fatto egli attende soltanto la morte e il suo casato non gli sopravviverà a lungo.

Fonte : Questo file è un’estensione online del corso N. Perego, E. Ghislanzoni Parole in viaggio – Narrativa. Copyright © 2011 Zanichelli editore [6781]

leggi :http://online.scuola.zanichelli.it/paroleinviaggio/files/2011/09/parole_in_viaggio_narrativa_la_storia_03.pdf

Siamo alla continua ricerca di formatori innovatori facilitatori “No Profit” Orientati alla ricerca di opportunità di lavoro, di stage e di tirocini formativi, oltre alla mediazione tra domanda e offerta proveniente dal mondo occupazionale e a percorsi di formazione dedicati all’avvio dell’attività imprenditoriale. Ci rivolgiamo a giovani e adulti in cerca di occupazione è importante avere uno sguardo anche sulle sfide internazionali, il vissuto attuale mette in evidenza le differenze tra le criticità del nostro territorio e quelle aldilà dei confini nazionali .

Puntare a creare la ‘filiera educativa’ nell’aiutare le peculiarità delle aziende territoriali a conduzione – o con una forte impronta – familiare, il rapporto di ‘genitorialità’ che spesso s’instaura tra l’imprenditore e la sua impresa, per instradarle ad un passaggio o una gestione più ‘adulta’ che guardi fuori dai confini territoriali in grado di accompagnare l’innovazione organizzativa per accogliere e mantenere nuove risorse.

Da soli non ci si salva !!     

Puntare sul singolo sull’imposizione non fa parte dell’attuale epoca - creare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività – cultura – meritocrazia – consapevolezza – partecipazione attiva – futuro. 

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l’ingratitudine tutta italiana ! . . .

La gratitudine aiuta il cuore e rallenta l’invecchiamento.

Ma allora perché è molto più coltivato il suo contrario, l’ingratitudine?

come affrontare l'ingratitudine

Quanto questa parola sia attuale per decifrare il malumore, la rabbia, la sfiducia, l’aggressività, che stiamo accumulando sul piano delle relazioni personali e dei comportamenti collettivi. Mai come in questo momento, per esempio, ci sentiamo distanti dalle istituzioni, non ne riconosciamo più la funzione (eppure ci hanno dato tanto e ci garantiscono ancora di più in termini di futuro), e vi scarichiamo contro tutte le nostre frustrazioni. Quali? Innanzitutto l’indignazione per chi dovrebbe guidare, governare, fare funzionare, le istituzioni nell’interesse generale della collettività e non secondo i propri personali e talvolta famelici obiettivi. È come se si fosse spenta qualsiasi luce di passione e interesse al bene comune, qualsiasi spinta vitale all’esercizio della generosità che resta un ingrediente essenziale anche nella vita pubblica e non solo nella dimensione privata.

L’ingratitudine è un male antico, genetico, e nessuno di noi se ne può dichiarare immune. Tutti, prima o poi, spesso, provochiamo il dolore, la sofferenza, e lo sconcerto di chi si aspettava di ricevere almeno un «grazie» ed invece si è sentito calpestato dalla nostra ingratitudine. Diceva Confucio, con grande saggezza: «Non fare del bene, se non hai la forza di sopportare l’ingratitudine». Dunque con il sentimento dell’irriconoscenza, che può marciare parallela al rancore e all’invidia, ognuno di noi deve fare i conti. A partire dal fatto che l’ingratitudine è una perdita di memoria, ed anche questo ci spiega bene l’attuale situazione: facciamo fatica, soffocati come siamo dal presente, a coltivare una buona memoria, a preservare le radici lunghe nel rapporto con il tempo. E diventiamo molto più esposti al rischio della spietatezza, dello smarrimento di un cuore e di un sentimento, che si coniugano all’ingratitudine.

La gratitudine migliora il ritmo cardiaco e riesce anche a normalizzarlo quando non è regolare come dovrebbe. Aumenta gli ormoni utili a rallentare il nostro invecchiamento, e in questo senso è perfino utile per tenere allenate e in forma le nostre facoltà cognitive. Rafforza il nostro sistema immunitario, e in quanto tale è una forma di preziosa prevenzione. 

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

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il nostro impegno per . . .

Il nostro impegno, l’orientamento a produrre dei benefici per la comunità di riferimento e siamo chiamati a mettere in campo processi sempre più credibili. Il modello italiano è sempre stato profondamente caratterizzato dal soggettivismo, insieme al soggettivismo si sono affermati tanti differenti processi di “ricomposizione etica” basati sul riconoscimento e la legittimazione di esigenze di tipo soggettivo: dall’abusivismo di necessità, al lavoro irregolare, posti riservati, elusione fiscale regole del codice civile e della costituzione etc.

Il soggettivismo italiano funziona molto bene, alimentato da un tacito scambio tra le famiglie e imprese da un lato, e lo Stato e altri soggetti  dall’altro. Le prime hanno operato e sono cresciute in un orizzonte caratterizzato da un sostanziale benestare della mano pubblica. Quest’ultima era rassicurata da un sistema che cresceva senza la necessità di un progetto esplicito: bastava garantire ampie possibilità di accesso e la conseguente proliferazione soggettuale.

Il primato della “cultura del soggetto”, che ha mostrato i primi sintomi di erosione con l’ingresso nell’euro, con la crisi economica partita nel 2008 è entrato decisamente in sofferenza. Molte piccole imprese scarsamente competitive sono scomparse; il binomio soggettività-crescita ha smesso di funzionare. Sì è verificato un allargamento delle disuguaglianze sociali con una caduta dei redditi più bassi. Il consumo interno si è arrestato. Oggi sono in pochi a pensare che quel meccanismo di inclusione e di accumulazione delle risorse possa ripartire con la stessa forza del passato. Ci si interroga piuttosto sulle opportunità connesse ad un eventuale passaggio da uno schema tutto centrato sul soggetto ad uno intrinsecamente diverso, costruito invece sulla dimensione relazionale e su una nuova dimensione comunitaria.

Sicuramente qualcosa sta avvenendo nel mondo. La modernità tende ad escludere il soggettivismo, la coscienza individuale, e premia la capacità  di vivere ed interpretare le reti, le connessioni. Ma anche l’ambiente urbano – anch’esso archetipo di modernità – presenta alcuni fattori di cambiamento e nuove opportunità di riqualificazione anche ambientale.

Il superamento della attuale povertà dello spazio collettivo, ad esempio, così come la rigenerazione di luoghi ad elevata densità funzionale vengono sempre più riconosciuti come le sfide per i prossimi anni. Il soggettivismo si era affermato come primato dell’individuo liberato dai vincoli del comunitarismo. Esorcizzati definitivamente questi vincoli, la comunità può nuovamente recuperare energia e dispiegare i suoi effetti traumaturgici su una società da un lato avvilita e impaurita dall’altro alla ricerca di nuove soluzioni.

Certamente, a differenza del soggettivismo, questi processi richiedono un accompagnamento da parte della politica e delle istituzioni. Occorre, in particolare, rimettere le relazioni al centro. In passato si progettavano le piazze per far stare la gente assieme, oggi occorre pensare a luoghi, spazi, e funzioni dove si possa ricreare spirito comunitario e generare nuovo valore (sociale ed economico).

Nel perseguire questo obiettivo abbiamo deciso di concentrare la nostra attenzione sulle “pratiche” rispetto ad una dimensione teorica e lontana dall’esperienza. In tal senso, l’approccio che abbiamo deciso di privilegiare è quello di alimentare la “cultura dell’impatto sociale” mettendo in campo strumenti operativi pratico di  “Conoscenza”.

Siamo assolutamente coscienti di alcuni limiti presenti nel fare gruppo,  per questo motivo, il presente tentativo, rappresenta un primo passo, da considerare aperto a future integrazioni e va inteso come presentazione del perimetro nel quale il Comitato spontaneo Trazzera Marina si vuole muovere, considerando la complessità e a volte l’ambiguità del linguaggio metodologico e valutativo.

Le istituzionali odierne, a loro volta, sono alle prese con delle radicali trasformazioni dei modelli di intervento, che non possono in alcun modo prescindere dalla misurazione dell’impatto. E’ opportuno rilevare che questo percorso non è privo di contraddizioni, a partire dalla sfida di un lessico nuovo, che interseca, al medesimo tempo, profit e non profit. Rispetto a queste tendenze, riteniamo, come organizzazione promotrice sociale ed etica, contribuire a stimolare la riflessione sulla valutazione o meno di educare ad educare per una scelta migliore dell’attuale.

Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività – cultura – meritocrazia – consapevolezza – partecipazione attiva – futuro. 

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.                

              accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

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Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

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democrazia digitale. attenzione ! . . .

L’intervento di Davide Casaleggio sulla democrazia digitale pubblicato dal Washington Post ha coinciso con lo scandalo del furto dei dati di 50 milioni di utenti di Facebook da parte di Cambridge Analytica (finalizzato al loro utilizzo nelle presidenziali americane). Sicuramente si tratta di due usi diversi dello stesso strumento eppure c’è un’oggettiva convergenza su alcuni punti. La formazione dell’opinione attraverso internet di per sé tende a semplificare e spinge verso un’estremizzazione delle posizioni e delle convinzioni. Salta il passaggio del confronto diretto, mette da parte le procedure, elimina le gerarchie e appiattisce le competenze. Su internet, infatti, conta la frequenza dei contatti. Un incompetente dotato degli strumenti appropriati è in grado di attirare l’attenzione e orientare l’opinione di chi lo segue senza dover rispondere a nessuno, senza contraddittorio, senza verifiche. In questo modo la formazione di un’opinione è unidirezionale e punta direttamente ad un sì o ad un no. Determinante è quindi la funzione di organizzazione e di gestione degli snodi della rete. Se si parla di informazione e di partecipazione è facile instradarla in canali predeterminati da chi controlla i dati. Per questo è così importante, nel caso del M5S, il ruolo della piattaforma informatica gestita dall’associazione Rousseau. Lo ricorda lo stesso Casaleggio nella sua lettera al Washington Post, non chiarendo, ovviamente, che questa è nel suo pieno controllo e non risponde ad altri che a lui stesso.

Parlare di democrazia digitale ignorando questi aspetti inquietanti non è corretto. Internet è uno strumento, ma anche con le migliori intenzioni è difficile garantire la massima trasparenza ed affidabilità di ciò che viene immesso in rete e di come viene gestito. È uno strumento di comunicazione di una potenza sconosciuta nelle epoche passate, ma anche di una pericolosità estrema perché permette la creazione di una realtà virtuale che rivolgendosi all’osservatore isolato davanti allo schermo è in grado di manipolare le menti. Non è forse questa l’epoca dell’intervento russo in una campagna presidenziale americana a sostegno di Trump attraverso la costruzione di notizie false e la loro diffusione a milioni di americani?

Il metodo ormai è collaudato. Lo descrive un rappresentante di Cambridge Analytica ad un giornalista che si è finto suo possibile cliente: “Non bisogna mai condurre una campagna politica sui fatti, ma sulle emozioni e le paure”. “Bisogna analizzare gli utenti per comprendere le loro paure inespresse e bombardarli su quelle per evocarle e portarle alla coscienza”. Non sembra che parli della nostra recente campagna elettorale?

Tornando al M5S, è vero che questo movimento è cresciuto grazie alla rete, ma è vero anche che si è fatto forte di una comunicazione che ha esasperato l’emotività degli italiani. Esempi il “vaffa day” e l’aggressività verbale di Grillo nei confronti di quelli che venivano additati nei suoi interventi pubblici e nei sui scritti sul blog come nemici da condannare innanzitutto per indegnità morale. Ma la possibilità di urlare non è democrazia. Infatti, ai militanti 5 stelle è stato consentito di sfogarsi in rete, ma nel rigoroso rispetto delle scelte strategiche che venivano assunte da un vertice ristretto e autoreferenziale.

Il M5S rivendica con orgoglio e arroganza il superamento della vecchia forma partito. Non a caso Davide Casaleggio afferma nel suo scritto che “La nostra esperienza è la prova di come la Rete abbia reso obsoleti e diseconomici i partiti e più in generale i precedenti modelli organizzativi. (…) La democrazia diretta, resa possibile dalla Rete, ha dato una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune sono destinate a scomparire. La democrazia rappresentativa, quella per delega, sta perdendo via via significato. E ciò è possibile grazie alla Rete”.

Affermazioni azzardate se messe a confronto con l’esperienza di questi anni fatta dal M5S. In realtà in questa si sono scorte labili tracce di democrazia in generale con il limite invalicabile del duo Grillo – Casaleggio. Probabilmente gli italiani erano più interessati a riconoscersi in qualcuno che esprimesse al massimo livello la loro rabbia e la loro protesta piuttosto che a partecipare in maniera democratica alla costruzione di un’organizzazione politica.

La democrazia digitale presentata come fa Davide Casaleggio più che a un vero sviluppo della democrazia fa pensare al tentativo di conquista del potere da parte di una élite diversa da quelle precedenti. Si prova a dare uno sbocco alle tensioni sociali ed esistenziali di una società in crisi economica e di leadership e intimorita dalla globalizzazione indirizzandole contro la “vecchia” politica e le “vecchie” istituzioni presentate come inefficienti, lontane dal popolo e corrotte. Il problema è che così formulata la democrazia digitale fa un po’ paura perché somiglia molto ad un nuovo tipo di autoritarismo fondato sul controllo della rete

Fonte : Claudio Lombardi www.civicolab.it

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Competenze come l’empatia, la leadership, il processo decisionale, la comunicazione, la persuasione e l’adattabilità sono tutte estremamente importanti sul posto di lavoro, ma difficili da far emergere su carta. Si tratta inoltre di capacità espresse secondo un’autovalutazione e quindi fuorvianti.

Sono le attività del settore manifatturiero a manifestare la maggiore propensione verso l’inserimento di nuove risorse, seguite da quelle che operano nella finanza, nel ramo energia, nelle assicurazioni, nel comparto gas e acqua, nell’immobiliare e nei servizi commerciali.

Dal punto di vista delle competenze maggiormente richieste dalle aziende, l’indagine sottolinea come la priorità per le aziende debba essere quella di definire una strategia finalizzata ad attrarre e preparare i talenti lavorando in sinergia con le istituzioni tutte, in modo tale da ottenere professionalità adeguate.

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