Ideali e azioni per la collettività

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Questo blog ha la funzione di portare all’attenzione di tutti coloro che vogliono spendersi per una Capo d’Orlando più libera, vivibile e all’insegna del pluralismo, fatti azioni e proposte concrete per far si che questa terra possa sfruttare al meglio tutte le potenzialità che una natura generosa gli ha riservato.

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tutti a criticare il sistema italia . . . ma ! . . .

Esiste un modello italiano di gestione delle crisi in tutti i sensi ?

Manca la decisione politica, sempre in attesa di assicurarsi una giustificazione rispetto a un problema.

satira

Ci stiamo accorgendo che il welfare (garantire l’assistenza e il benessere dei cittadini, modificando in modo deliberato e regolamentato la distribuzione dei redditi generata dalle forze del mercato stesso) è da potenziare e mettere in atto.

A oggi sarebbe bastato un governo di peso che avesse deciso, senza tentennamenti, di fare anzichè parlare.
Risultato di matrimoni tra due debolezze.
A ben guardare c’è anche un incauto e farraginoso modello di gestione di tutta la nazione, consumato sull’altare della gestione di terremoti, alluvioni catastrofi naturali e non ultima la pandemia.
Mai evoluto verso quella che dovrebbe essere una gestione reale e concreta in grado di essere essa fulcro automatico di decisioni tempestive non sottoposte a pastoie burocratiche che rallentano l’efficacia degli interventi.

Tutte le realtà governative italiane sono lo specchio di quello centrale.

Tutto ciò non è colpa del singolo italiano, ma della società italiana ! . . . dobbiamo essere in grado oltre che riconoscere e criticare gli errori, di affrontarli è porre rimedi.

Abbiamo urgente bisogno di una leadership, un governo all’altezza degli eventi, in grado di affermare, con coraggio, sempre e comunque, il valore egemonico della politica, che si avvale, questo sì, dei vari saperi, dalla scienza, alla protezione civile, all’esercito etc., ma che poi mette la faccia, decide. E si fa valere a livello globale.Vogliamo continuare a essere al fianco di cittadini, e istituzioni che credono nella cura condivisa dei beni comuni come cura della nostra stessa democrazia.
Perché una vera ricostruzione è possibile solo condividendo non dividendo.
La collaborazione tra cittadini e governo, sembra un obiettivo utopico, ma nel Piano d’Azione Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta si muove in questa direzione, quindi bisogna agire in anticipo!

Uniamoci per tutelarci. Non abbiamo chiesto mai quote d’iscrizioni né le chiederemo, siamo per collaborazione attiva “no profit allo stato puro“.

L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.
Da soli non ci si salva !!     

Ogni scelta modella la nostra vita.

Diventiamo consapevoli delle nostre scelte.

Con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           Accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Hai idee e progetti da proporre ?  Aiutiamoci a farli partire ! . . .

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione no profit  per l’evoluzione sociale:

– tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

 

i tedeschi . . . sempre primi ! . . .

Perché il Sistema Tedesco Funziona
Il servizio sanitario in Germania ha retto molto meglio la pressione della crisi Covid-19 rispetto al quello italiano. Stiamo pagando scelte di spesa e investimenti sbagliati, e una burocratizzazione estrema del sistema ospedaliero. Cosa potrebbe succedere qualora in autunno il virus tornasse con forza?

PERCHÉ È IMPORTANTE   Sia in Italia che in Germania circa lo 0.4% della popolazione è risultato positivo al Coronavirus. Mentre la curva dei contagi sembra seguire la stessa traiettoria, la percentuale di morti su 1000 casi è di 3,5 volte superiore in Italia che in Germania.

Perché? Gli ospedali tedeschi hanno una maggior resistenza in tempo di crisi, grazie ad una forte competizione tra di essi, siano essi pubblici o privati.

TESTARE LA DIFFERENZA   Al contrario di quanto avviene in Italia il governo centrale tedesco, insieme ai lander, ha dato via libera ai laboratori privati ai test e nel momento in cui scriviamo più del 3% della popolazione è stata testata. In Italia invece i test si limitano allo 0.5% della popolazione fermandosi a quota 3 milioni circa di cui la metà nelle regioni di Lombardia, Veneto e Piemonte.

Ricordando che in Germania l’epidemia è iniziata circa 10 giorni dopo rispetto l’Italia possiamo ampiamente notare come il governo a guida Merkel abbia reagito diversamente da quello Italiano.

CENTRALISMO VS. FEDERALISMO   Infatti non solo in Germania sono i cittadini a decidere se fare il test e dove, ma il governo federale ha anche istituito grazie al supporto di aziende private, i cosiddetti laboratori drive in dove i tamponi vengono fatti direttamente dal finestrino dell’auto.

In Italia al contrario si è deciso per centralizzare tutto in alcuni laboratori statali, e seguendo le direttive OMS, si è deciso di fare i tamponi solo ai soggetti fortemente sintomatici (fatta eccezione per il Veneto dove invece il governo locale ha deciso di testare tutta la popolazione sia essa sintomatica o meno), portando questi laboratori al quasi totale collasso.

SPESA PUBBLICA E POSTI LETTO   Ma veniamo ad un’altra domanda che in tanti si chiedono. Come mai abbiamo così pochi posti di terapia intensiva quando la spesa sanitaria è la seconda voce per volume della spesa pubblica dopo le pensioni? ln Germania i posti letto a inizio pandemia erano circa il triplo di quelli Italiani (8,6 ogni 100 mila abitanti in Italia contro i 33,9, tedeschi) arrivando a circa 50.2 letti ogni 100 mila abitanti a inizio Maggio. 

Se si considera che la maggior parte dei posti in terapia intensiva sono nelle regioni del Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna (circa 3600 su un totale di 9200) si può ampiamente dire che una buona parte dell’Italia è quasi completamente scoperta.

Il motivo di questa scelta è da vedersi nelle scelte dei governi degli ultimi 10 anni in cui si è deciso di investire sul welfare più che sulla cura della persona, e dove si è deciso di non copiare i modelli del nord d’Italia ma di proseguire una politica dedicata a sussidi pubblici ad enti burocratici non funzionanti.

UN PAESE A RISCHIO   L’emergenza è passata e ora c’è da chiedersi siamo pronti per una nuova ondata, che molti esperti dicono arriverà in autunno. Siamo attrezzati per una nuova pandemia?

La risposta è no. Dobbiamo lasciare i privati investire, seguire il modello lombardo di organizzazione sanitaria, che in tanti criticano ma che ha resistito ad uno tsunami, e aggiungere il campionamento a tappeto fatto in Veneto. Bisogna insomma riformare la nostra sanità in stile tedesco, lasciando spazio ai privati di fare competizione al pubblico, senza mai dimenticarsi il principio di universalità del sistema sanitario nazionale.

È necessario riformare il nostro sistema e farlo alla svelta, i modelli vincenti ci sono. Sarà la nostra classe politica pronta a fare questa riforma oppure sarà ancora schiava di logiche clientelari?

FONTE : COMPETERE scritto Luca Bertoletti

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perchè scegliere di condividere con il comitato spontaneo trazzera marina

Perché condividere, in concreto, significa moltiplicare le energie e i benefici. Significa scegliere di far parte di una comunità, non solo per caso o per necessità, ma perché la si ama, la si cura, ci si preoccupa di rimetterla in piedi quando è caduta. Ci si fa carico dei bisogni e delle risorse come se fossero propri. Anzi: lo sono. Per questo pensiamo che non limitarsi a delegare ma amministrare in gruppo, in squadra, è più efficace e dura più a lungo.

Vogliamo continuare a essere al fianco di cittadini, e istituzioni che credono nella cura condivisa dei beni comuni come cura della nostra stessa democrazia.
Perché una vera ricostruzione è possibile solo condividendo non dividendo.
La collaborazione tra cittadini e Amministrazione Comunale, sembra un obiettivo utopico, ma quanto riportato nel Piano d’Azione Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi 2020-2025 si muove in questa direzione, quindi bisogna cogliere l’opportunità per prepararci in anticipo!

Uniamoci per tutelarci. Non abbiamo chiesto mai quote d’iscrizioni né le chiederemo, siamo per collaborazione attiva “no profit allo stato puro“.

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prevenzione e sicurezza ! . . . fatta con i fatti ! . . . no . . . bla ! . . . bla ! . . . bla! . . .

Arbovirosi

Malattie virali trasmesse da artropodi  “ZANZARE-ZECCHE ETC.”

Le arbovirosi sono un gruppo di malattie virali trasmesse da vettori artropodi, come le zanzare e le zecche. Il termine “arbovirosi” deriva da “arbovirus”, che significa appunto virus trasmessi da artropodi.

Visto la situazione precaria in cui versiamo con la stagione calda in essere si accentua il rischio con le zanzare che sono già da un bel po’ in azione la trasmissione, VORREMMO CHE Sé Né PRENDESSE ATTO PER PORRE RIMEDI ! . . .

Abbiamo in data 13 c.m. inviato e-mail al signor sindaco, in merito a dei corsi gratuiti da parte di azienda chimica del settore per la formazione di figure che lavoro presso enti locali per orientamenti in merito. Ad oggi ! . . . nessun cenno come al solito ! . . .

Con la presente ci rivolgiamo a tutti coloro che ci seguono ed hanno a cuore il nostro impegno sociale, di mettersi in contatto per organizzare una delegazione ed andare al comune per affrontare l’argomento.

La collaborazione tra cittadini e Amministrazione Comunale, sembra un obiettivo utopico, ma quanto riportato nel Piano d’Azione Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi 2020-2025 si muove in questa direzione, quindi bisogna cogliere l’opportunità per prepararci in anticipo!

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inviata oggi al comune di capo d’orlando

 Buongiorno Egregio sig. Sindaco,

sono il portavoce di un comitato spontaneo nato con l’intento di sensibilizzare i cittadini a fare squadra ed aggregazione innovativa per affrontare e partecipare alla gestione territoriale comunale – comunitaria Europea nella nuova realtà di globalizzazione.

Nel 2008 abbiamo iniziato una campagna di sensibilizzazione è promozione sociale per cercare di cambiare modi di fare ed atteggiamenti nella realtà in cui vivo nella zona trazzera marina del Comune di Capo d’Orlando.

Cerchiamo di promuovere istruzione cultura – lmprenditoria e lavoro per i giovani, con un occhio anche a tutto ciò che gira intorno, formazione mirata, competenze, progettazione, aggregazione, rete d’impresa, innovazione, etc.

La presente per chiederVi come potremmo interfacciaci per una collaborazione  sociale innovativa da divulgare nel nostro comprensorio.

Le vorremmo passare una notizia tirata fuori dalle nostre ricerche per migliore e proteggere il territorio e chi ci vive.

Vi sono dei corsi gratuiti in webinar su :

Igiene del Territorio

- CURA E PREVENZIONE
questi i link per il collegamento: ATTENZIONE LE ISCRIZIONI PARTONO DA GG. 14 MAGGIO 2020

http://www.indiacare.it/00/m00000137/il-pco-non-si-ferma-2.html

La collaborazione tra cittadini e Amministrazione Comunale, sembra un obiettivo utopico, ma quanto riportato nel Piano d’Azione Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi 2020-2025 si muove in questa direzione, quindi bisogna cogliere l’opportunità per prepararci in anticipo!

Rimiamo in attesa di VS gradita in merito, l’occasione è gradita per porgerVi Cordiali saluti.

             Carlo LIBRIZZI

Portavoce del Comitato Spontaneo

Contatti:

Carlo LIBRIZZI – portavoce Comitato Trazzera Marina – Comune di Capo d’Orlando (ME)blog.trazzeramarina.it – e.mail : comitato@trazzeramarina – mobile : 347 – 4629179

lavoro a km 0 . . . discutiamone ! . . .

Il progetto Proposta. Creare sul territorio un sistema di lavoro “a km 0”  dovremmo coinvolgere le imprese locali in piani di welfare aziendale e territoriale coprogettati con l’aiuto delle diverse figure presenti nel territorio. Nella scelta dei prodotti e dei servizi da inserire nei piani è privilegiare un criterio di vicinanza:  considerando prioritari gli attori attivi localmente, in modo che il welfare aziendale e territoriale rappresenti una risorsa per il tessuto produttivo. Parallelamente dovremmo svolge un’azione di sensibilizzazione del territorio volta a favorire inserimento lavorativo trovare chi finanzia questi percorsi di inserimento e promuove iniziative volte a rafforzare l’occupabilità della persona e a sostenerla nel rientro e nella permanenza nel mondo del lavoro (corsi di formazione mirata alle esigenze, iniziative di auto mutuo aiuto, opportunità di conciliazione tra vita privata e lavoro).  Creare nuove figure e nuovi servizi in questo ambito.

 Nella costruzione di un modello innovativo è necessario, per prima cosa, trovare le figure adeguate e volenterose nel far funzionare il meccanismo che permetta di attivare i diversi ingranaggi. Gestire una rete progettuale così variegata, che rappresenta mondi molto diversi, rappresenta la prima sfida. Formare nuove figure professionali e inserirle nel tessuto territoriale è il secondo obiettivo.

Per collaborare facilmente su tutti gli argomenti inviati abbiamo creato alla fine di ogni articolo uno spazio per permetterVi il contatto web.

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operazione risorgimento digitale. . .seguitela ! . . . chi lo può fare . . .

                              Le lezioni dei Maestri d’Italia

    Per approfondire gli impatti sociali ed economici di questa fase

Obiettivo: creare occasioni di dialogo e confronto con personaggi autorevoli della scena italiana per supportare i cittadini nella comprensione del particolare momento storico che sta vivendo l’Italia durante l’emergenza.

Durata e modalità di fruizione: Tutte le settimane, dal lunedì al venerdì fino al 29 maggio, le lezioni dei Maestri d’Italia saranno disponibili Live dalle 17.00 alle 17.40 sul sito https://www.operazionerisorgimentodigitale.it/maestri-d-italia/lezioni-maestri
Eventuali variazioni di orario per i Live saranno sempre comunicate sul nostro sito e su tutti i canali social di Operazione Risorgimento Digitale.

Hai perso la diretta? Non ti preoccupare, una volta conclusa potrai ritrovare tutte le lezioni nella sezione dedicata ai Maestri d’Italia del nostro sito. 

Non è richiesta iscrizione

L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.
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Con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

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Datevi n’a’ mossa ! . . . apritevi alla collaborazione attiva su WhatsApp . . .

Il dialogo è l’arma fondamentale per superare questa fase critica. “Occorre sviluppare tolleranza – smussare gli angoli, depotenziare momenti di contrasto attraverso il confronto aperto o, se ci rendiamo conto che non è possibile, soprassedere per affrontare la questione in un momento successivo, quando le emozioni saranno più gestibili”.

– tel. mobile 347- 4629179   e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

Tornare, però, non significa riprendere da dove ci si era lasciati . . .

perché c’è una domanda di fondo a cui bisogna rispondere: come?

Per un verso si può dire che il progetto di amministrazione condivisa esce da questa esperienza rafforzato. Anche se avremmo voluto fare a meno di questo particolare “test”, mai è risultato chiaro quanto le nostre esistenze e i nostri destini siano così interdipendenti. Perfino l’isolamento, che apparentemente è la negazione della cura delle relazioni sociali propria dell’amministrazione condivisa, è stato speso per il bene di tutti: ciò che ha costituito la fine delle relazioni sociali ha acuito il valore della condivisione. Stando isolati abbiamo partecipato a un progetto comune. Questo valore può e deve restare nel momento in cui la ricostruzione attiva del progetto comune percorrerà vie più frammentate, seguendo i propri percorsi di vita. È chiaro oggi che ognuno può fare qualcosa per gli altri e, perfino, le istituzioni si sono avvalse di questo senso di responsabilità. Ora tutto questo deve continuare, sia pure necessariamente in forme diverse. Da questo l’amministrazione condivisa può trarre nuova linfa.

I destini interdipendenti

Per un verso si può dire che il progetto di amministrazione condivisa esce da questa esperienza rafforzato. Anche se avremmo voluto fare a meno di questo particolare “test”, mai è risultato chiaro quanto le nostre esistenze e i nostri destini siano così interdipendenti. Perfino l’isolamento, che apparentemente è la negazione della cura delle relazioni sociali propria dell’amministrazione condivisa, è stato speso per il bene di tutti: ciò che ha costituito la fine delle relazioni sociali ha acuito il valore della condivisione. Stando isolati abbiamo partecipato a un progetto comune. Questo valore può e deve restare nel momento in cui la ricostruzione attiva del progetto comune percorrerà vie più frammentate, seguendo i propri percorsi di vita. È chiaro oggi che ognuno può fare qualcosa per gli altri e, perfino, le istituzioni si sono avvalse di questo senso di responsabilità. Ora tutto questo deve continuare, sia pure necessariamente in forme diverse. Da questo l’amministrazione condivisa può trarre nuova linfa.

Il trionfo della realtà

Questa esperienza, inoltre, ha consacrato il trionfo della realtà e del quotidiano sulla rappresentazione. Mai come in questi giorni si è parlato della quotidianità della vita reale delle persone. Le attenzioni e le misure anche del governo hanno sezionato, calibrato tutti i processi reali della vita sociale; il governo ha dovuto perfino correggersi quando questa radiografia della realtà è risultata incompleta. A nessuno è parso ragionevole opporre astratti discorsi pubblici tipici della rappresentazione: la reazione dei mercati finanziari, l’equilibrio della finanza pubblica, le rappresentazioni ideologiche della società, la legalità fine a se stessa delle procedure. La realtà e i bisogni dietro a essi hanno preso il sopravvento. E con ciò le persone. L’amministrazione condivisa non disegna modelli teorici, non ha mai presupposto, ad esempio, una nozione astratta dei beni comuni; si è sempre radicata nei processi reali e ha identificato come beni comuni quelli che i soggetti sociali e istituzionali identificano come tali a partire dalla realtà. Il trionfo della realtà sulla rappresentazione rafforza l’amministrazione condivisa.

L’emancipazione dell’ignoto

C’è un altro aspetto, infine, che rafforza l’amministrazione condivisa: l’emersione dell’ufficialmente ignoto. Il valore dell’amministrazione condivisa in questi anni è consistito nel dare luce, forza e gambe a tutta una serie di esperienze e pratiche che già avvenivano nella realtà, ma che restavano sotto traccia, rinchiuse nella singolarità e quindi in una condizione minoritaria. L’emergenza sanitaria, che è oramai chiaramente anche un’emergenza sociale, ha permesso di conoscere tanti “invisibili”, che lavorano in “nero”, facendo talvolta lavori indispensabili, come quelli di assistenza alle persone. C’è un’opportunità straordinaria di conoscenza di nuove realtà: l’amministrazione condivisa, in alcuni di questi casi, può essere la risposta di emersione e di valorizzazione. Basti pensare alla possibilità di inserire queste realtà negli strumenti di welfare di comunità, di cui l’amministrazione condivisa può essere uno strumento aggiuntivo. I primi esempi di amministrazione condivisa, d’altra parte, sono tutti nati da risposte alle emergenze, perché in quelle circostanze è chiaro che tutti possono dare un contributo.

L’innovazione tecnologica

La crisi vissuta apre anche nuovi strumenti potenziali per l’amministrazione condivisa. Lo spazio di ricostruzione, che anche l’amministrazione condivisa dovrà cogliere, potrà poggiare anche sull’uso delle tecnologie informatiche. In questi giorni di isolamento esse hanno costituito una grande opportunità per mantenere e tessere nuove relazioni. L’esempio citato nel precedente editoriale di Labsus da Cristina Leggio ne è un chiaro esempio. È anche l’occasione per superare tante rendite di posizione che si sono sedimentate nel tempo sia sul lato delle imprese sia sul lato del terzo settore: le tecnologie ci hanno mostrato che c’è un immenso spazio di innovazione dei servizi che deve essere tutto esplorato. C’è un potenziale di disponibilità di persone che possono essere attivate mettendo in moto le piattaforme tecnologiche e modificando totalmente i servizi: si pensi solo alla persistente limitazione dei servizi domiciliari e alla distribuzione personalizzata di beni e servizi per i più bisognosi, che spesso sono impediti solo per la “pigrizia” di rinnovare i processi organizzativi. Ma non è un limite solo degli operatori: bisogna che le amministrazioni pubbliche imparino a immaginarli. L’emergenza in pochi giorni ha costretto a ripensare il proprio modo di lavorare. Naturalmente questa non è una “bacchetta magica”, idonea a risolvere tutti i problemi e, anzi, altri probabilmente ne crea: ma ciò rivela nuovi spazi per inserire l’amministrazione condivisa in nuovi processi sociali.

La valorizzazione della responsabilità sociale d’impresa

Dentro questi c’è anche uno spazio enorme per la responsabilità sociale d’impresa. Come ho detto, non si tratta di ripartire da dove si era lasciati, ma di cogliere tutte le nuove opportunità. Occorrerà passare a una nuova fase dei rapporti tra amministrazioni e imprese di responsabilità sociale: bisogna incardinare questi rapporti in un canale di privilegio. La concorrenza non deve essere più l’unico totem delle relazioni tra pubbliche amministrazioni e imprese. Non si tratta di costituire spazi di deroga dentro un quadro stabile che affida alla concorrenza l’unica regola da seguire: occorre invertire l’ordine dei fattori, impegnando le pubbliche amministrazioni a riservare alle sole imprese che sappiano conciliare le loro azioni con esigenze sociali e ambientali l’acquisizione di beni e servizi, facendo divenire la concorrenza un criterio ulteriore e subordinato. I principi di non discriminazione e di trasparenza di origine europea potrebbero comunque essere soddisfatti con l’adozione di nuovi criteri, come quello dell’art. 12, l.n. 241/1990. Insegniamo, piuttosto, ai nostri amministratori come si usa la discrezionalità, non a rifuggirne (o a far finta di rifuggirne).

Una nuova risorsa: i condomini

Infine, l’emergenza ha messo a disposizione dell’amministrazione condivisa nuove potenzialità come quella dei condomini. Durante queste settimane si è assistito a un fiorire di esperienze di aiuto di vicinato, che soprattutto nelle città è assai raro ritrovare. Sarebbe strategico che questo valore di reti relazionali non finisca con l’attenuazione delle misure restrittive; spetta alle istituzioni saper valorizzare tutto questo. Si possono creare così punti di contatto di condominio, che rappresenterebbero una miniera di informazioni e opportunità di servizi per i comuni; gli stessi amministratori di condominio e le loro associazioni potrebbero svolgere un ruolo innovativo, di funzione sociale. L’amministrazione condivisa è uno strumento che è già operativo a tal fine. In questo numero della newsletter di Labsus c’è il commento al primo Regolamento per l’amministrazione condivisa di un’azienda per i servizi di edilizia residenziale. È un esempio, ma si può fare anche molto di più.

Riprogettare beni e spazi urbani: un nuovo turismo

Infine, c’è uno spazio rinnovato per l’amministrazione condivisa. Purtroppo, la crisi economica e sociale potrebbe dar vita alla liberazione di nuovi beni e spazi urbani. Questa “liberazione” dovrebbe essere oggetto da subito di nuova progettazione collettiva. I proprietari potrebbero ritrovarsi beni sottoutilizzati e potrebbero essere interessati e incentivati a nuovi progetti di valorizzazione per gli interessi collettivi: si possono formare nuove alleanze per creare valori di comunità. Un esempio eclatante può provenire dal turismo, che è il settore che farà più fatica a riprendersi. C’è un’occasione notevole anche per costruire le basi di un nuovo turismo più rispettoso delle esigenze di comunità che contrasti i fenomeni di distorsione che sono stati prodotti nelle città negli ultimi anni.

La prevenzione e il pagamento dei servizi ecosistemici

L’altro spazio disponibile rinnovato è quello dell’ampliamento della cura della prevenzione. Il Covid-19 è solo il fenomeno più grave e imponente che abbiamo conosciuto nell’ultimo secolo, ma in realtà viene dopo tante altre crisi emergenziali che abbiamo vissuto e precede altre che verranno. Siamo nella società del rischio, la quale richiede un potenziamento delle politiche di prevenzione come mai era accaduto prima. Questa sfida, però, non può essere vinta senza i cittadini, perché le misure di prevenzione hanno il difetto di rendere chiaro cosa si perde nell’immediato senza in cambio manifestare con chiarezza ciò che si guadagna nel futuro: per questo sono di solito impopolari. L’unico modo per renderle sostenibili è coinvolgere attivamente i cittadini e saperli valorizzare adeguatamente quando essi si attivano a tale fine. Un esempio potrebbe venire proprio dalla cura della risorsa più fragile che questa crisi sta manifestando: l’ambiente. Si potrebbe così finalmente cominciare a dare attuazione all’art. 70, l.n. 221/2015, con i sistemi di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali forniti dai cittadini.

Fonte: Labsus scritto Fabio Giglioni

L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.
Da soli non ci si salva !!     

Ogni scelta modella la nostra vita.

Diventiamo consapevoli delle nostre scelte.

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

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Datevi n’a’ mossa ! . . . apritevi alla collaborazione attiva su WhatsApp . . .

Il dialogo è l’arma fondamentale per superare questa fase critica. “Occorre sviluppare tolleranza – smussare gli angoli, depotenziare momenti di contrasto attraverso il confronto aperto o, se ci rendiamo conto che non è possibile, soprassedere per affrontare la questione in un momento successivo, quando le emozioni saranno più gestibili”.

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non servono solo soldi ! . . . serve azione ! . . .

La crisi economica non verrà superata con la semplice immissione di liquidità nel sistema. Che sia destinata alle linee tradizionali di credito o vera e propria helicopter money, la soluzione non è mai così facile. È bene ricordare che se il Coronavirus ha dato la mazzata finale, la stagnazione italiana è una storia a sé con radici profonde e risale a decenni fa per poi essersi consolidata negli ultimi dieci. Serve una nuova strategia industriale fondata su investimenti, consumi e soprattutto innovazione tecnologica.
 
PERCHÉ È IMPORTANTE    Il rischio di una nuova crisi non è più il basso tenore della crescita, ma una depressione lenta e prolungata nei prossimi anni che aumenterà ancora di più il divario di reddito tra giovani e anziani e tra fasce geografiche (Nord-Sud). Ciò, unito alla situazione demografica e ad un indebitamento molto elevato, determinerà una spirale viziosa da cui sarà sempre più difficile uscire.

IMPARARE DAL PASSATO   Le emergenze economiche di una simile portata non sono mai state superate con l’insicurezza. Il timore è che in questo momento nessuna delle istituzioni che ci governano abbia un’idea precisa. Negli anni ’30, per esempio, non furono semplicemente adottate misure di sostegno “keynesiane”. Gli Stati Uniti nel decennio successivo, complice anche la guerra, iniziarono a ripensare i modelli di produzione introducendo innovazioni di media portata (non si parla del vapore o dell’elettricità) che però le permisero di riconvertire rapidamente una buona parte dell’industria. 
 
Nel 1945, è bene ricordarlo, un’Italia in macerie riuscì a rialzarsi non solo grazie ai vasti piani di investimento tra cui il cosiddetto European Recovery Program (Piano Marshall), ma anche grazie alla costruzione di un primo sistema nazionale d’innovazione. Il cambiamento tecnologico, seppure rimasto incompiuto, ha segnato il periodo del Miracolo Economico. Sono stati gli anni degli investimenti, dei consumi e delle nuove tecnologie. Questo ha permesso un recupero senza precedenti che ha posto l’Italia tra i giganti mondiali.
 
LA CONFUSIONE REGNA SOVRANA   Ciò che accomuna i due periodi citati è la visione che la politica seppe mettere a disposizione del paese. In questo momento l’indecisione e la scarsa solidarietà stanno mettendo a repentaglio le opportunità della ripresa. Internamente, il Governo non possiede alcuna visione e si affida ai corpi estranei (tecnici, consiglieri, task force) per mostrare un dinamismo inesistente. 
 
Sul fronte europeo le cose sono anche peggiori. L’UE non solo è perennemente divisa tra Nord e Sud (come l’Italia), ma non è stata capace nei suoi anni di vita di realizzare una politica industriale armonizzata con benefici mutuali. Così non è mai stata in grado di competere con i due colossi globali: USA e Cina. Il campione continentale è rimasta la virtuosa Germania, forte di una manifattura in grado di anticipare le trasformazioni e di una politica stabile. Gli altri hanno subito un declino inesorabile. Nonostante i proclami le istituzioni comunitarie non hanno saputo dare alcuna direzione precisa, arrivando in ritardo su tutto rispetto ai competitor.
 
NON È SOLO QUESTIONE DI LIQUIDITÀ   Il dibattito è rimasto fermo a MES SÌ o MES NO. Eurobond, Coronabond o Italexit. La confusione ha fatto perdere il focus: da una crisi non si esce solo aumentando la liquidità o facendo deficit, si esce avendo una strategia precisa. A parte le spese sanitarie e il sostegno alle imprese e ai cittadini, come vogliamo utilizzare una potenziale espansione monetaria?
 
L’esempio ce l’abbiamo davanti. Negli anni del Dopoguerra furono investimenti e consumi il traino. Mancò la vera fase tecnologica. Perché non puntare su questa ora? Molti processi sono già in atto, ma sono rimasti a metà. Mancano le infrastrutture, sia fisiche sia digitali. Mancano le competenze e la formazione avanzate per un rilancio dell’industria in senso 4.0. Necessitiamo di incominciare a produrre innovazione in modo endogeno (anche come Unione Europea) e ridurre la dipendenza dall’estero. 
 
Una politica di visione non può affidarsi solo ai consigli degli esperti. Deve avere consapevolezza e visione. Senza esse, è inefficace se non inutile. Il rischio è quello di farci mangiare dagli altri. Per sempre. 
  

Fonte: Competere idea scritta Giacomo Bandini

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buona pasqua a tutti . . . una festività che lascerà un segno indelebile . . .

Ognuno per sé e Dio per tutti . . .

A volte i proverbi popolari sono in accordo con principi biblici, ma a volte no. Ecco come un proverbio calza a pennello ! . . .Ognuno per sé e Dio per tutti ?

Ognuno per sé e Dio per tutti , scriveva Perkins, è un principio perverso, e si scontra direttamente con il fine di ogni vocazione. E aggiungeva: Profanano la propria vita e la propria vocazione quanti la impiegano per ottenere onori, piaceri, vantaggi, lussi mondani, ecc., giacché, in questo modo, noi perseguiamo un fine diverso da quello che Dio ci ha assegnato, e non serviamo né Dio né gli uomini, ma solo noi stessi’.

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Buona Pasqua anche a quelli che trovano sempre il pelo nell’uovo.

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