Ideali e azioni per la collettività

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Questo blog ha la funzione di portare all’attenzione di tutti coloro che vogliono spendersi per una Capo d’Orlando più libera, vivibile e all’insegna del pluralismo, fatti azioni e proposte concrete per far si che questa terra possa sfruttare al meglio tutte le potenzialità che una natura generosa gli ha riservato.

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Riorganizzare l’assetto socioeconomico e culturale

Incertezze, perdite, trasformazioni collegate alla profonda crisi del modello di sviluppo della nostra società sollecitano in diverse organizzazioni di lavoro, innovazioni, ristrutturazioni, riforme, anche con consistenti contrasti e fatiche.
Aziende, Servizi, la stessa Pubblica Amministrazione hanno l’esigenza di trovare nuove forme organizzative, nuovi modi di lavorare assieme per poter continuare ad esistere, per essere sostenibili in questo mondo.

Frequentemente questi movimenti, a volte ponderosi, hanno esiti ben lontani da quelli auspicati e attesi, inducendo talvolta disinvestimenti, ritiri, demotivazioni, perdite di desideri.

Per avviare evoluzioni più corrispondenti ai nuovi assetti socioeconomici e culturali sembrano essere fattori strategici la riscoperta e la rivalutazione delle componenti relazionali, l’attenzione al come tenere insieme, il contenere le frammentazioni.

Questo è possibile quando si è capaci di ritrovare nella realtà beni comuni per cui vale la pena ricostruire legami, innovare comportamenti individuali e organizzativi, condividere rischi e soddisfazioni.

Può questa ipotesi realisticamente costituire una prospettiva entro cui rifondare l’agire organizzativo e istituzionale? Non è questa, forse, la via per generare, ritrovare la passione per l’impresa di cui si è parte?

Sono questi i temi/problemi, gli interrogativi sfidanti e di grande attualità che il Comitato Spontaneo Trazzera Marina propone di affrontare. Si intende farne oggetto di confronti e di approfondimenti da diversi punti di vista.

Siamo in continua esplorazione di esperienze e contenuti: per una più attenta e specifica preparazione abbiamo ritenuto opportuno investire in ricognizioni ampie e in più direzioni disciplinari con argomentazioni settimanali, aprendo cooperazioni conoscitive e possibilità di avere contributi diversi, da diverse organizzazioni aziendali pubbliche e private, da cooperative ed enti locali.

Per queste ragioni vorremmo affrontarle incontrandoci e non continuare a tralasciare al caso il nostro destino.

  

Organizzazione – tel. mob. 347-4629179        e-mail :  comitato@trazzeramarina.it

 

 

Un sistema ammalato di egoismo generazionale

patto generazionale

Fonte – articolo pubblicato sulla rivista Aspenia n. 40 del 2008  - 

-   Escluso immagini vignette    -

 - non ancora furicorso !!

Viviamo in un sistema ammalato di egoismo generazionale. Nel quale i privilegi dei padri vengono pagati con il futuro dei figli, sul quale grava il terzo debito pubblico del mondo. Un egoismo che ha origini antiche e si rinnova di continuo, come ha dimostrato il Protocollo sottoscritto dal Governo e dai sindacati lo scorso anno. Un protocollo che non può essere condiviso per tante ragioni, ma soprattutto perché ha ammorbidito il famigerato scalone, per mandare in pensione due anni prima circa 150.000 lavoratori che non volevano aspettare di compiere 60 anni.Si tratta, infatti, di una scelta antistorica, egoista ed ingiusta. E’ egoista, perché manda in pensione i padri a 58 anni, mentre i figli dovranno aspettare i 70 anni. E’ antistorica, perchè in Germania, in Inghilterra e in gran parte dell’Europa si andrà ben presto in pensione a 65 anni o, come in Francia ha annunciato Sarkozy, con almeno 40 anni di contributi. E’ ingiusta perché, per finanziare l’abolizione dello scalone, aumenta i contributi a carico dei co. co. pro., sottraendo dal loro fondo previdenziale ben 3,6 miliardi € destinati a pagare le pensioni di migliaia di 58enni, pronti a svolgere lavoro nero. Ma le colpe non sono solo di questo governo e di questi sindacati. Le colpe sono di un’intera generazione che prima ha preteso diritti che non si poteva permettere e poi ne ha scaricato il costo sui figli. Perché, come insegnano Holmes e Sunstein, i diritti, tutti i diritti, anche quelli di libertà, hanno un costo e quel costo qualcuno, prima o poi, lo deve pagare. E se non lo fanno i padri allora tocca ai figli, come dimostrano le riforme degli ultimi decenni. Agli inizi e fino alla fine degli anni ’60, le riforme erano buone e belle o meglio giuste perché servivano a riconoscere a tutti i diritti che la costituzione prometteva ed erano finanziate con il prelievo fiscale. Operazione che in quel momento di sviluppo economico non creava particolari problemi, perchè il Pil cresceva e con esso il gettito fiscale. I problemi sono cominciati negli anni ’70, quando, con la contestazione sociale e la crisi energetica, è cominciata la stagnazione economica. Perché per finanziare le leggi previdenziali, quelle sull’equo canone, sulle Regioni, sul sistema sanitario nazionale e tante altre, sono aumentate le tasse che a loro volta hanno ulteriormente compresso l’economia. Ha così preso il via un perverso circolo vizioso che ben presto ha portato la pressione fiscale come l’inflazione a livelli intollerabili.

Ma poiché l’appetito vien mangiando, i nostri padri, cattolici o comunisti che fossero, hanno continuato a concedersi diritti. E, per finanziarli, hanno deciso di seguire la peggiore interpretazione della teoria keynesiana, quella che consiglia di finanziare le riforme con il debito pubblico, scaricando così il costo dei diritti dei padri sulle nuove generazioni (quello che i tecnici chiamano il modello della “ripartizione”). Così, dato che il lupo perde il pelo ma non il vizio, si è andati avanti nel corso degli anni ’80, con i baby pensionati (con solo 19 anni di contributi versati alle spalle e 40 di prestazioni pensionistiche davanti) e le clausole oro.Finché il debito pubblico non è diventato il terzo del mondo e non è arrivata l”Unione Europea che, per fortuna, ha posto fine a questa spirale perversa imponendo, con i famigerati parametri di Maastricht, la riduzione del debito e quindi la riduzione dei diritti. Così il gioco è diventato un gioco a somma zero, anzi a somma negativa perché il paese era ormai drammaticamente indebitato. Un gioco tragico nel quale se si vuole riconoscere un diritto a qualcuno è necessario toglierlo a qualcun altro. Così le tasse sono tornate ad aumentare, le retribuzioni si sono fermate, salvo quelle del pubblico impiego, e si è cominciato parlare di riduzione dei diritti.

Il problema è stato che la politica, di fronte ad un compito tanto difficile, ha ben presto perso il coraggio di decidere. L’Italia, che nel frattempo cominciava ad invecchiare, è diventata il paese dei veto players. Quello nel quale tutti sono abbastanza bravi per impedire agli altri di fare qualche cosa ma nessuno è sufficientemente bravo da fare qualche cosa nonostante tutti gli altri. Così, poiché la politica aveva perso il coraggio di decidere o non riusciva a superare i veti incrociati delle organizzazioni di interessi e dei sindacati, è tornata di moda la concertazione. Ogni governo della Seconda Repubblica, anche quello Berlusconi, ha avuto la sua concertazione. Che è un metodo, paralegale, di creazione del consenso attorno a determinati provvedimenti di politica economica. Si tratta di una trattativa che si svolge in stanze chiuse, tra il governo e alcune parti sociali ma ha ad oggetto i diritti di tutti, anche quelli dei giovani che però non sono mai stati fatti sedere al tavolo. Così quando si è trattato di ridurre i diritti, l’unico comun denominatore che ha cementato le diverse organizzazioni di interessi è stato l’egoismo generazionale. I padri invece di ridurre i diritti di tutti hanno preferito ridurre solamente quelli dei figli. Come, appunto, dimostra la legge Dini, vero e proprio scandalo generazionale. Da un lato ha cominciato a prelevare contributi ai parasubordinati per finanziare le pensioni dei subordinati (ad oggi si calcola che dalla gestione separata dei co.co.co. siano stati trasferiti 33 miliardi di € ai fondi dei subordinati). Dall’altro, ha introdotto uno scalone ben più inaccettabile di quello di oggi. Mentre manteneva il vecchio sistema retributivo (che manda in pensione con l’80% dell’ultima retribuzione) per i lavoratori che, al 1 gennaio 1996, già avevano maturato 18 anni di anzianità, ha condannato quelli che non avevano raggiunto la soglia al ben più povero sistema misto retributivo – contributivo (che assegnerà pensioni via via decrescenti). Per destinare quelli che, al 1 gennaio 1996, ancora non avevano un lavoro al sistema contributivo puro che, se tutto va bene, darà diritto al 50 % dell’ultima retribuzione. Considerazioni simili valgono anche per le riforme del mercato del lavoro che dovevano servire a introdurre nel sistema la flessibilità necessaria a contrastare la concorrenza dei paesi in via di sviluppo. E quindi per il pacchetto Treu, prima, e per la legge Biagi, poi, che, invece di rimodulare le tutele di tutti, hanno scaricato tutta la flessibilità richiesta dal mercato sui nuovi assunti. E così riducendo i diritti di alcuni per mantenere quelli degli altri, si è arrivati all’attuale sistema di welfare. Un welfare egoista e ingiusto che deve essere riformato nel segno dell’equità generazionale.

Perché produce ingiustizie che sono diventate intollerabili. Nel mercato del lavoro protegge, con l’art. 18 e l’inamovibilità di Stato, i cinquantenni fannulloni e assenteisti mentre condanna i più giovani a barcamenarsi tra stage, contratti di inserimento, contratti a termine, co. co. pro., job sharing, job on call e tanti altri. Contratti di lavoro flessibile con retribuzioni ben più misere dei lavoratori con il posto fisso, che per la nostra generazione non esiste più. Contratti che non consentono di fare un mutuo e neanche di pagare un affitto, per andare a vivere da soli, finalmente indipendenti e lontani dalle famiglie di provenienza. Ma questo Welfare è anche scandaloso, perchè continua a versare la pensione ai falsi invalidi e ai baby pensionati che fanno lavoro nero, ma non trova risorse per finanziare una riforma degli ammortizzatori sociali degna di questo nome e men che mai quello statuto dei lavori voluto da Marco Biagi per sconfiggere la precarietà. Inoltre, il nostro welfare è ammalato di egualitarismo straccione. Tollera la discriminazione generazionale, ma fa fare carriera solo per anzianità e mai per merito, con il che distrugge gli ascensori sociali e le speranze di una via migliore. In Italia chi nasce povero ha solo il 6% di possibilità di migliorare la propria condizione sociale. Oltre ad essere egoista, ingiusto e scandaloso, il welfare nostrano è anche intasato. Ci sono 3.500.000 di pubblici dipendenti, ma non c’è posto fisso per i giovani, visto che da dieci anni c’è il blocco delle assunzioni. E poi è gerontokratico, perché di quei 3.500.000 di dipendenti pubblici solo l’8% ha meno di 35 anni. Per non parlare dell’età dei nostri politici o dei professori universitari. E stupido, ci sono migliaia di corsi di laurea che producono disoccupati, ma non si trovano le risorse per finanziare i dottorati.

E maschilista, perchè, anche se non ci sono risorse per i figli, continua a mandare in pensione le donne prima degli uomini. Anche se loro vivono in media fino a 84 anni mentre noi uomini moriamo in media quattro anni prima. Insomma, un welfare che va riformato in nome dell’equità generazionale, perché i figli non possono pagare la bella vita dei padri con il loro futuro. Ma perché si cominci a fare riforme generazionalmente compatibili è necessario che i giovani smettano di lamentarsi e comincino a riflettere sulle loro colpe. E soprattutto sulla loro ignavia. Il welfare nazionale è potuto diventare tanto egoista anche perché i giovani guardavano da un’altra parte, si disinteressavano della politica. Come dimostra la sessantottina epopea dei padri. Loro hanno avuto tanto anche perché hanno trovato il coraggio di impegnarsi, noi rischiamo di perdere tutto perché ci siamo addormentati davanti alla televisione. Per questo è indispensabile che le nuove generazioni tornino alla politica. Non foss’altro che, come ricordava Tayllerand, “se non vi occupate della politica sarà la politica ad occuparsi di Voi”. Anche perché come insegna la tragedia greca e ci ricordano le lettere luterane di Pier Paolo Pasolini, spesso “le colpe dei padri ricadono sui figli”, specialmente se ereditano un sistema economico malato, indebitato e a crescita zero. E questo è ancor più vero in un mondo che corre e cresce alla velocità della luce.

Fonte: mic       Siamo alla ricerca di Partner per realizzare il Progetto

Da soli non ci si salva !! 

Nessuno si salva da solo”.

tel. mob. 347- 4629179      e-mail : comitato@trazzeramarina.it

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Per giovani che cercano Innovation – PERCHÉ PARTECIPARE -

Il Digital Innovation Executive MasterLab (DIEM) è un Master part-time, strutturato in 5 laboratori immersivi, distribuiti nell’arco di 5 mesi. Studiato per chi vuole affrontare i cambiamenti in atto da protagonista, il DIEM fornisce strumenti tecnici, metodo di lavoro e uno sguardo critico sulle opportunità che il digitale offre oggi in termini di strategia e comunicazione. Si rivolge a chi punta a evolvere, in particolare a professionisti di azienda o d’agenzia che vogliono accrescere le proprie competenze digitali e acquisirne una visione sistematica per avviare un’attività imprenditoriale o per integrare soluzioni innovative nella propria azienda. Alla fine del Master i partecipanti sapranno proporre in azienda modelli, metodi e strumenti innovativi e adeguati alle nuove esigenze del mercato.

MasterLab non sono solo nuovi metodi e strumenti. Il potenziamento delle competenze trasversali e l’orientamento al fare sono altri elementi caratterizzanti di questo progetto formativo e lo rendono un’esperienza altamente professionalizzante, ben diversa dai tradizionali percorsi offerti dalle università o dalle business school che non hanno saputo rinnovarsi.

Collaborazione, inclusione e trasparenza sono fondamentali per gestire progetti complessi. Tecniche di co-progettazione, sviluppo di auto-consapevolezza e competenze trasversali sono alla base del nostro lavoro.

Vorremmo creare un ‘Associazione che riunisce tutti coloro che credono profondamente nel rilancio del nostro Territorio. Formata da imprenditori, investitori, industriali, startupper, enti e aziende che hanno deciso di dare il proprio contributo al processo di cambiamento economico e sociale. Il Comitato Spontaneo deve essere una piattaforma indipendente e collettiva dove raccogliere i pensieri, i progetti e le strategie per dare vita anche nel nostro territorio a un ecosistema imprenditoriale competitivo, capace di accogliere e alimentare l’innovazione.

Diffondere la passione del fare impresa e promuove la cultura dell’intraprendere.

Gli obiettivi principali del Comitato Spontaneo sono:

  • stimolare sempre più giovani a creare il proprio futuro realizzando progetti d’impresa,
  • raccogliere le istanze delle startup e delle giovani imprese ed essere portavoce dei loro bisogni e interessi di fronte al governo,
  • far conoscere e valorizzare le giovani iniziative imprenditoriali,
  • avvicinare il mondo delle startup a quello della grande impresa italiana,
  • creare un ambiente favorevole all’innovazione e alle startup.

  Da soli non ci si salva !!     

Organizzazione – tel. mob. 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

Proposta – Rapporto con i Giovani -

Il nostro apporto dare possibilità di attuare un processo trasformativo e di cambiamento, del quale sentirsi protagonisti a pieno titolo, è la motivazione che  ci spinge maggiormente all’impegno.

Tra le caratteristiche distintive dell’impegno giovanile si richiede anche un forte interesse nei settori quali l’educazione, l’integrazione, la tutela dell’ambiente e della cultura.

Siamo convinti che la condizione peggiore per i giovani è quella di rimanere inattivi e inoperosi senza vere opportunità per mettere alla prova le proprie abilità, il proprio saper essere e saper fare. Infatti, la maggioranza dei giovani presenta una grande volontà di essere attiva e partecipativa e una forte predisposizione all’intraprendenza.

Non incoraggiare questo atteggiamento per mancanza di attenzione pubblica, inefficienze del mercato del lavoro, carenza di adeguati strumenti e occasioni rischia di produrre frustrazione e demotivazione oltre che impoverire le competenze, il capitale umano e sociale.

Partecipazione e attività dei giovani vanno incoraggiate in ogni ambito, non solo in quello strettamente lavorativo.

È anche vero che una delle principali preoccupazioni dei giovani è quella di costruire le premesse di un futuro occupazionale solido all’interno di un percorso di transizione alla vita adulta arricchente anche dal punto di vista relazionale e sociale.

Negli ultimi anni nei giovani stessi è aumentata la consapevolezza che il successo professionale non dipende solo dal titolo di studio, ma anche da competenze che si acquisiscono fuori dalle mura scolastiche mettendosi direttamente alla prova con la realtà lavorativa e sociale.

Questi motivi, assieme al desiderio di riconoscimento sociale e al senso di appartenenza comunitaria, hanno fatto crescere negli ultimi anni l’attenzione dei giovani verso attività di volontariato e di servizio civile. Dove questa predisposizione viene incoraggiata e sostenuta da proposte di valore e in sintonia con nuove sensibilità e interessi delle nuove generazioni si è osserva anche una crescita effettiva di partecipazione.

L’impressione è che nel territorio ci sia una ampia domanda di partecipazione sociale dei giovani che non ha finora trovata adeguati strumenti di valorizzazione, noi vorremmo attivarli.

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Proposta – PROGETTO: Anziani coltivano la felicità “ORTI SOLIDALI”

Il punto di forza del progetto Orti solidali è stare insieme. Nello spazio verde in cui si trovano spazi abbandonati, si realizza anche un’area picnic un forno. Inoltre si possono allestite ricoveri per gli attrezzi in legno, una vasca per il compostaggio.

Gli Orti solidali permettono al territorio il recupero di area abbandonate e agli anziani il recupero del lavoro della terra. Un lavoro fatto di passione ed entusiasmo che allontana la solitudine.

Gli orti sono devono essere assegnati gratuitamente, agli over 65 che ne fanno richiesta e rappresentano un contrasto alla marginalità e all’esclusione sociale degli anziani, oltre che un piccolo sostegno al reddito per le famiglie coinvolte e avvicina la felicità.

L’orto è un modo utile di passare il tempo e portare a casa i frutti del nostro lavoro. Inoltre socializziamo, stiamo insieme e le nostre mogli sono tranquille perché sanno che stiamo qui a lavorare” 

L’impiego delle persone anziane in attività di utilità sociale e le iniziative di formazione permanente. Una sfida che riguarda tutti. Per questo è necessario ripensare radicalmente il modello di società e dare la possibilità a tutti coloro che escono dal mercato del lavoro di rimanere attivi e “socialmente utili”.

La proposta si pone come primo obiettivo quello di sostenere l’impegno degli anziani nel volontariato in attività di “utilità sociale”: dai “nonni vigili” alla sorveglianza di parchi e giardini, musei e monumenti, dalla compagnia agli anziani fragili, alle attività per lo sviluppo della cultura.

Siamo alla ricerca di Partner per realizzare il Progetto

Da soli non ci si salva !! 

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 La libertà sta nel vivere solamente per se stessi…?

…perseguendo i propri obiettivi e desideri senza preoccuparsi delle conseguenze e delle emozioni che provochiamo negli altri con la nostra condotta?

La ricerca della libertà sopra ogni cosa può condurre all’egoismo e all’insensibilità?

Non voglio sapere cos’è la libertà, ma cosa può comportare la ricerca della medesima nel rapporto che abbiamo con gli altri, con chi ci sta vicino.

 

 

Convinzioni e credenze limitanti

I nostri pensieri creano la nostra realtà.
I nostri pensieri sono formati dalle nostre convinzioni.
Le nostre convinzioni possono limitarci e bloccare la nostra crescita oppure possono espanderci e portarci allo sviluppo e alla nostra realizzazione personale. Gran parte della nostra vita dipende dalle nostre convinzioni, le quali determinano il nostro stato d’animo, le nostre aspettative ed i nostri comportamenti.

Le credenze hanno un enorme potere su di noi, sulla nostra vita e sugli altri.
Pensiamo alle guerre che sono sempre esistite nella storia dell’umanità dove 2 o più popoli combattevano per diversità di credenze. La mia credenza è quella giusta, la tua credenza è quella sbagliata. E da migliaia di anni si combattono guerre per questo.
Ma può davvero esistere una convinzione giusta o una convinzione sbagliata? Vera o non vera? In “realtà” no! Una convinzione è solo una convinzione e la realtà individuale ruota intorno a quella credenza, qualsiasi essa sia! Non esiste la realtà assoluta, esiste la realtà individuale a seconda della propria convinzione.

Esistono poi credenze collettive che ne rafforzano il concetto di realtà, e si tratta sempre di credenze. E sono più o meno forti a seconda del numero di persone che danno forza a quella credenza. Che rappresenta la realtà collettiva per un determinato gruppo!
Le convinzioni sono come delle STORIE che ci raccontiamo, quanto è “vero” quanto è “illusione”, e qual è la distanza fra realtà ed illusione, sempre che esista il dualismo. Secondo la fisica quantistica la realtà è illusione e non esiste distanza fra l’una e l’altra.

Da quando nasciamo e poi cresciamo assimiliamo miliardi di informazioni che arrivano dall’esterno, dalla famiglia, dagli insegnanti, dalla scuola, dalla società, dalle amicizie ecc… e attraverso le nostre personali informazioni plasmiamo la nostra realtà individuale.
Una realtà “nostra” con la quale vediamo, sentiamo e percepiamo noi stessi, gli altri, le cose, gli eventi ed il mondo.


 Una convinzione limitante è un concetto che incute in noi un messaggio negativo:

* c’è la crisi ed è un brutto momento per l’economia
* non riesco ad imparare bene la lingua inglese
* ho un metabolismo lento e ingrasso qualsiasi cosa mangio
* sono sfortunato in amore e non ho successo con le donne
* sono pigro e non amo andare in palestra
* con tutti gli impegni e doveri che ho non trovo il tempo da dedicare a me stesso/a

Una convinzione potenziante è un concetto che incute in noi un messaggio positivo:

* in questo momento è possibile trovare ottime opportunità di guadagno
* mi piace molto studiare la lingua inglese e ci riesco molto bene
* posso riattivare il mio metabolismo facilmente e ottenere il peso forma che desidero
* posso essere interessante e so come piacere alle donne
* il movimento fisico fa bene ed è divertente, mi piace muovere il mio corpo ed andare in palestra
* so gestire bene il mio tempo e mi ritaglio volentieri spazi per me stesso/a

Sappiamo che sono molte le persone che vivono le loro credenze limitanti dando a queste il peso di essere la loro realtà personale che vivono come realtà assoluta, ottenendo come risultato il dolore, la sofferenza, l’immobilità delle loro situazioni, e talvolta malesseri fisici.

Poiché le NOSTRE convinzioni creano la NOSTRA realtà, avviene anche che una convinzione potenziante ci permette di evolverci e di allargare la nostra percezione di noi stessi, degli altri, delle cose e del mondo.

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Da soli non ci si salva !!

Nessuno si salva da solo”.

Nessuno si salva da solo. Da soli ci si può solo perdere. Ma anche in coppia. Anche se ci può essere e sembra che ci sia tutto ciò che basta, e invece non basta. È tutto qui. Il perché non basta, è il perché definitivo che non ha ancora una risposta definitiva, ma che ha comunque bisogno non di una risposta comoda e banale, che sarebbe fin troppo facile argomentare sul divano di casa o sul bancone del bar, sempre sotto casa, ma di una risposta che sia la più onesta possibile. Una risposta che ci ha rincorso e ci rincorre lungo tutta la durata della vita.

Se hai solo qualche secondo di tempo puoi aiutare a diffondere la consapevolezza e l’informazione.

Sei pronto a fare la tua parte con un piccolo ma significativo passo avanti per tutti, allora vieni con Noi. Comitato Spontaneo Trazzera Marina.

Comincia a usare il tuo potere: scegli quale PROGETTO sostenere e quale futuro AFFRONTARE.

Basta un’ora di tempo e la tua volontà di cambiare le cose.

PER I GIOVANI.

Con pochi minuti del tuo tempo puoi fare qualcosa di utile anche sul posto di lavoro, nella tua azienda, nella tua attività, nei tuoi svaghi campo di calcetto etc., creando occasioni con cui coinvolgere altri nei nostri progetti ed iniziative nell’ambito delle politiche giovanili nel territorio.

     

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Padroni del cambiamento

Gestire i cambiamenti dettati dall’ambiente esterno (riorganizzazioni, trasferimenti o acquisizioni e fusioni) o provenienti dall’interno (innovazioni tecnologiche, espansioni o crescita). Tema spinoso del cambiamento, (indispensabile per la sopravvivenza), nelle sue declinazioni più frequenti (strutturale, procedurale, intellettuale), fornendo gli elementi di base per l’individuazione preventiva, l’analisi e l’intervento sulle variabili e le resistenze che esso genera.

Il mercato libero (o globalizzazione) oggi più che mai, vive una fase di necessaria evoluzione e adattamento alle logiche e alle richieste di mercato: l’aumento dei costi  richiede una maggiore attenzione, l’aumento della competizione, l’inadeguatezza dei modelli organizzativi tradizionali, la maggiore burocratizzazione rappresentano solo alcune delle realtà che quotidianamente dobbiamo affrontare.
In questo contesto e con la prospettiva di sviluppare l’individuale capacità di comprendere e attivare comportamenti che consentano di essere resilienti, dovremmo essere padroni della gestione dei processi di cambiamento.

  • Il cambiamento, quale fattore principale per spingersi verso comportamenti diversi;
  • Esplorare punti di vista differenti e soluzioni alternative per leggere situazioni complesse;
  • Rilevare gli atteggiamenti che facilitano od ostacolano il percorso di accettazione del cambiamento e acquisire gli strumenti di base per affrontare (e far affrontare) gli elementi emotivi e cognitivi che derivano dal cambiamento;
  • Dotarsi di una rete di sensori interni ed esterni per monitorare in corso d’opera gli eventi cruciali che rappresentano il cambiamento;
  • Negoziare per risolvere efficacemente i problemi, acquisendo nuovi strumenti di lavoro;
  • Competenze per la negoziazione per un accordo che consideri bisogni ed interessi di entrambe le parti;
  • Facilitatore per la concettualizzazione al fine di trovarne applicazione pratiche nelle attività quotidiane lavorative e personale.
  • Da soli non ci si salva !!     

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Mobilitiamoci per una nuova economia

Il COMITATO SPONTANEO TRAZZERA MARINA intende insieme ad altre organizzazioni esistenti organizzare una rete locale con l’obiettivo di promuovere in Provincia di Messina e perchè no! in Sicilia, partendo da Capo d’Orlando, un nuovo tipo di Responsabilità Sociale Territoriale, attraverso un modello di sensibilizzazione dei cittadini – a cominciare dai più giovani – ad “agire” consapevolmente, individualmente e come comunità, al fine di orientare con le proprie scelte e azioni le aziende e le istituzioni ad adottare “sistemi sostenibili”, ossia strategie atte a creare valore sociale e ambientale.

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 Per tale ragione vorremmo creare dei Gruppi Locali per la Sostenibilità a Capo d’Orlando per: Sensibilizzare i giovani e gli studenti ad essere parte attiva del loro futuro facilitando il confronto, sui temi della sostenibilità, tra le persone, le istituzioni pubbliche e private, le imprese locali e le organizzazioni del Terzo Settore per far emergere bisogni e proposte per il territorio.
Contribuire a mappare il territorio individuando le buone pratiche avviate dalle imprese virtuose nel campo sociale e ambientale che fungono da modello di riferimento per quelle meno responsabili.
Fornire strumenti di progettazione sociale per delineare un modello di Responsabilità Sociale Territoriale, che tenga conto delle specifiche esigenze del territorio e delle ricadute ambientali e sociali delle azioni messe in atto, stimolando i giovani all’autoimprenditorialità.
Formare le figure di “promotori locali di sostenibilità”: giovani che potranno affiancare le organizzazioni presenti nel territorio o decidere di costituirne di nuove, comunicando un punto di vista nuovo della “sostenibilità”.

Creare e consolidare reti territoriali per connettere e valorizzare il lavoro svolto dalle organizzazioni sulla responsabilità sociale.

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Il progetto per condurre il sapere oltre la scuola.

L’inarrestabile ascesa dei dispositivi mobili

Da ospiti visti con sospetto, a validi compagni di viaggio. Tablet, computer, e book occupano un ruolo sempre più consistente nella quotidianità: per lavoro, è ovvio, ma anche nell’amministrazione pubblica, a scuola e per il classico uso domestico.

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Trasmissione della cultura nell’era digitale.

In sintesi, si tratta di una ricerca che «mira a comprendere gli effetti della rivoluzione digitale sugli stili conoscitivi, sulle forme di apprendimento, sui meccanismi di produzione e trasmissione del sapere». Partendo dal confronto classico tra libro cartaceo e web, è chiaro come entrambi, ciascuno a modo proprio, presuppongano processi diversi a livello di modalità di fruizione, costi dell’impiego ed efficacia nel raggiungimento dei diversi target. Il digitale in questo senso è oggi tante cose insieme: un mezzo di informazione e di comunicazione, uno strumento di diffusione e circolazione delle conoscenze, un ausilio all’istruzione.

Proprio il mondo della scuola è chiamato oggi alla difficile sfida “culturale” di misurarsi con un cambiamento inarrestabile degli strumenti e dei processi di fruizione dei contenuti.

Le classi digitali sono sempre meno un esperimento e sempre più una realtà che, là dove insegnanti e studenti vengono “educati”, funziona e dà ottimi risultati.

Gli strumenti a disposizione sono videoproiettori – computer –  lavagne - interattive tablet – smartphone  - etc. il cui compito è coinvolgere gli studenti sviluppando modalità di cooperative learning e conducendoli in un viaggio tra saperi trasversali.

In altre parole, in ciò che è oggi la forma del sapere: una rete di cui individuare le connessioni principali.

Il supporto tecnologico punta quindi a rendere più efficace l’azione formativa, riducendo problemi di motivazione e, di conseguenza, allineandosi alle indicazioni nazionali rilasciate dal Miur.

E poiché parlarne abbatte i muri delle aule, non possiamo dimenticare che questo progetto può creare condizioni migliori di apprendimento per studenti che non siano a scuola.

Quella mobile è una scuola che… ti vien voglia di tornarci!

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