lmposizione ! . . . non è libertà ! . . .

Crescita, significa cogliere nell’universo del quotidiano le migliori opportunità culturali, sociali, relazionali, affettive. Ma non senza l’impegno educativo della famiglia, della scuola, dell’università: fidatevi di chi si impegna (non di chi fa l’opportunista) per voi, e si spende in termini di passione, competenza, professionalità, coerenza, credibilità, maturità adulta e saggio equilibrio.

Abbiamo un disperato bisogno di maestri per imparare a riconoscere ogni sorta di verità,(non di opportunisti alla ricerca dell’imposizione) e a ricercarla con tutta la passione della mente e del cuore, mettendo in azione il meglio dell’immaginazione e il massimo del desiderio. Innanzitutto cercate di rivelare e di affermare la verità di voi stessi.

 Inoltre, imparate a ragionare con la vostra testa; cosa ben diversa dal “fare di testa propria”. La vostra testa sia innamorata della verità. Tradire la verità, è come impedire l’orientamento delle piante verso la luce. Ed è la morte. La verità negata è tradimento dell’educazione.

Oggi assistiamo ad un diffuso ritiro dalle questioni importanti e complesse, mentre le persone si accontentano di slogan, di opinioni, di frasi ad effetto, e di tweet. La nostra società sembra aver perso la fiducia nella ragione. Si ragiona poco, soprattutto con la propria testa.

Respiriamo un’aria litigiosa che stordisce la mente e aumenta la cecità culturale. Una rispettosa confidenza tra l’insegnante e un giovane è data dalla comune amicizia per la verità, una sorta di buona complicità.

La verità chiama in causa e mette in gioco la tua libertà. Quando la falsità prende il sopravvento, si impadronisce della tua libertà. “Per me non c’è libertà senza verità”: essere liberi non è facile, è molto più semplice seguire le opinioni del momento, gli slogan a effetto, le arguzie delle menzogne montate ad arte così bene da sembrare vere. La libertà si deve conquistare attraverso la fatica della ricerca.

 

 La nostra prima responsabilità è rispondere alla verità, perché la verità ti viene incontro, e si lascia amare e cercare instancabilmente da persone intellettualmente oneste.

La verità è la radice di ogni atto veramente libero.

La nostra funzione, contribuire all’ottimizzazione del rapporto sociale della condivisione e al miglioramento della cittadinanza attiva ed efficienza nei risultati,  cerchiamo garanzie per un ambiente sociale caratterizzato dal rispetto reciproco dei principi di parità e pari opportunità, di benessere organizzativo, contrastiamo qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica.

Il nostro obiettivo di responsabilizzare ed educare cittadini a scegliere forme di comunicazione non ostile. Promuove i valori espressi nella comunicazione non ostile. Organizzare iniziative di sensibilizzazione e formazione. Ci rivolgiamo a tutti i cittadini consapevoli del fatto che “virtuale o reale”, l’ostilità ha conseguenze concrete, gravi e permanenti nella vita delle persone.

Uniamoci per tutelarci. Non abbiamo chiesto mai quote d’iscrizioni né le chiederemo, siamo per collaborazione attiva “no profit allo stato puro“.

L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.
Da soli non ci si salva !!     

Ogni scelta modella la nostra vita.

Diventiamo consapevoli delle nostre scelte.

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo idee e progetti ! da proporre !  Aiutiamoci a farli partire !

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione no profit :

– tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

 

 

 

i nostri sforzi organizzativi . . . partecipazione attiva ! . . .

AL SIG. SINDACO DEL COMUNE DI CAPO D’ORLANDO (ME)

FERROVIE DELLO STATO SPA – ROMA

PROTEZIONE CIVILE – MESSINA E PALERMO

CITTA’ METROPOLITANA DI – MESSINA

ARPA SICILIA – MESSINA E PALERMO

- GAZZETTA DEL SUD – ANTENNA DEL MEDITERRANEO – RAI 3- ONDA TV – 98ZERO – GL PRESS -

COMITATO SPONTANEO TRAZZERA MARINA E VIA CORDOVENA

Come dalla sua nascita il nostro COMITATO SPONTANEO è impegnato nel proporre e promuovere iniziative sociali destinate a migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini. Con la presente condividiamo e supportiamo l’ennesima petizione con raccolta firme, per l’apertura di un sottopasso pedonale.

Ci preme portare alla vostra attenzione l’incresciosa situazione venutasi a creare nella

C.da S.LUCIA – VIA CORDOVENA – NEL COMUNE DI CAPO D’ORLANDO (ME)

Più volte si è cercato di aprire un dialogo con le autorità competenti tramite lettere petizioni stampa e quant’altro, al fine di essere presi in considerazione e di esporre il nostro parere sul disagio provocato dalla chiusura dello storico passaggio a livello di via Cordovena, come evidenziato anche nell’ultima e-mail inviata alla segreteria del sindaco di Capo d’Orlando in data 19.10.2019 dall’egregio sig. FOTI Antonino residente in Via Cordovena da oltre 40 anni .

Ci preme evidenziare che Nel sito ufficiale delle FS alla voce eliminazione passaggi a livello:

si legge: che la sostituzione di essi avviene tramite opere quali – cavalcavia – sottopassi etc. concordati con enti locali e territoriali. Recitano quanto segue: La solidarietà è da sempre un valore fondamentale per il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, concretamente impegnato nella realizzazione di progetti e iniziative a favore delle persone disagiate. D’intesa con l’associazionismo e gli Enti locali, il Gruppo ha fatto propria una politica di sostegno e programmazione per iniziative sociali nelle aree ferroviarie. Sta nascendo, infatti, a partire dalle stazioni, un nuovo sistema di welfare collaborativo, basato sul principio di sussidiarietà circolare: si tratta di una nuova forma di collaborazione tra diversi soggetti (pubblico, privato e Terzo settore). L’approccio è quello della connessione e dell’aiuto reciproco, all’interno di una comunità e non più semplice erogazione di servizi. Continua ancora : Il nostro impegno per il turismo – In linea con il Piano industriale 2019-2023, il Gruppo FS Italiane ha avviato una serie di azioni per la redistribuzione dei flussi turistici e per una migliore accessibilità alle città d’arte e ai luoghi di vacanza, valorizzando l’immagine e il patrimonio culturale e paesaggistico del Paese.

IL DISAGIO

L’ospitalità turistica del nostro paese viene di fatto gambizzata da questa incresciosa chiusura senza alternative, che di fatto impedisce la fruizione verso la spiaggia di tutta la fascia di cittadinanza a ridosso dello sbarramento ferroviario nonostante ci si trovi a non più di 150 metri dal mare. Come se non bastasse, le attività commerciali, i residenti e chiunque si trovi a dimorare in tale area sono stati fortemente penalizzati visto che per raggiungere la zona sud dalla nord e viceversa devono devono percorrere circa 4 km. Attualmente l’unica possibilità di transito è il sottopasso di Via Tripoli II Tronco largo appena 2,50 metri sprovvisto di marciapiedi ed adeguata illuminazione. Su tale sottopasso confluisce tutto il traffico pedonale, ciclistico e veicolare, sopportando pericolosamente il doppio senso di circolazione. Il tutto rende l’attraversamento di tale caotica infrastruttura una lotteria nella quale la posta in gioco è finire sotto un auto o peggio ancora. Come se non bastasse quanto già esposto si fa notare che nella zona si trovano diversi istituti scolastici il palasport e per non farsi mancare nulla, nella adiacente P.ZZA BONTEMPO si svolge il mercato settimanale. Crediamo che gli ingredienti ci siano tutti per rendere invivibili le giornate di chi voglia o debba spostarsi fra le due zone indicate oltre che sottoporre la collettività ad un pericolo ingiustificabile.

CHIEDIAMO

un confronto democratico collaborativo e costruttivo al fine di risolvere la problematica evidenziata e di identificare una valida alternativa che possa eliminare definitivamente ogni pericolo.

Rimaniamo in attesa di vs gradita in merito:

Alleghiamo alla presente:

- n. 07 fogli fronte retro contenenti motivazione petizione più n° 250 firme – verranno consegnate breve mani al protocollo del Comune di Capo d’Orlando (ME).

Mentre agli altri enti e stampa verranno inviate tramite posta elettronica e pec .

Referenti portavoce della petizione :

  • Antonino FOTI tel. 340 – 3053028
  • Antonino MERENDINO tel. 327-5945579
  • Carlo LIBRIZZI tel. 347-4629179

Capo d’Orlando lì 18.02.2020 consegnata al protocollo del comune.

Un altro tassello alle nostre battaglie di diritti sociali:

Esercitiamo una importantissima funzione per contribuire all’ottimizzazione del rapporto sociale della condivisione e al miglioramento della cittadinanza attiva ed efficienza nei risultati,  cerchiamo garanzie per un ambiente sociale caratterizzato dal rispetto reciproco dei principi di parità e pari opportunità, di benessere organizzativo, contrastiamo qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica.

Il nostro obiettivo di responsabilizzare ed educare cittadini a scegliere forme di comunicazione non ostile. Promuove i valori espressi nella comunicazione non ostile. Organizzare iniziative di sensibilizzazione e formazione. Ci rivolgiamo a tutti i cittadini consapevoli del fatto che “virtuale o reale”, l’ostilità ha conseguenze concrete, gravi e permanenti nella vita delle persone.

Uniamoci per tutelarci. Non abbiamo chiesto mai quote d’iscrizioni né le chiederemo, siamo per collaborazione attiva “no profit allo stato puro“.

L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.
Da soli non ci si salva !!     

Ogni scelta modella la nostra vita.

Diventiamo consapevoli delle nostre scelte.

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo idee e progetti ! da proporre !  Aiutiamoci a farli partire !

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

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la comunicazione . . .

Impegnarsi a contrastare i linguaggi d’odio lo si può fare comunicando in modo non ostile. L’obiettivo che rincorriamo è di responsabilizzarci ed educarci a scegliere forme di comunicazione non ostile. Promuovere i valori espressi nella comunicazione non ostile. Ci rivolgiamo a tutti i cittadini consapevoli del fatto che l’ostilità ha conseguenze concrete, gravi e permanenti nella vita delle persone.

Il nostro obiettivo di responsabilizzare ed educare cittadini a scegliere forme di comunicazione non ostile. Promuove i valori espressi nella comunicazione non ostile. Organizzare iniziative di sensibilizzazione e formazione. Ci rivolgiamo a tutti i cittadini consapevoli del fatto che “virtuale o reale”, l’ostilità ha conseguenze concrete, gravi e permanenti nella vita delle persone.

Uniamoci per tutelarci. Non abbiamo chiesto mai quote d’iscrizioni né le chiederemo, siamo per collaborazione attiva “no profit allo stato puro“.

L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.
Da soli non ci si salva !!     

Ogni scelta modella la nostra vita.

Diventiamo consapevoli delle nostre scelte.

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

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Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo idee e progetti ! da proporre !  Aiutiamoci a farli partire !

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formazione della Libertà . . .

Il nuovo libro di Raffaello Morelli “In Italia, PROGETTO PER LA FORMAZIONE DELLE LIBERTÀ che diffonda la cultura del cittadino individuo” mostra che oggi colmare in Italia il buco delle libertà significa convincersi che le libertà crescono fondando i comportamenti e le scelte pubblici sul cittadino responsabile secondo le regole.
Perchè in Italia è decisivo costruire la Formazione delle Libertà?Le grandi carenze del paese derivano soprattutto dal buco di liberalismo civile. L’individuo è il cardine delle libertà, ma da noi resta un fantasma: nonostante che il mondo funzioni con i miliardi di individui viventi e sia impossibile prescindere dallo spirito critico di ogni umano sul territorio con la sua diversità.Tra questa miriade di individui, i conflitti sono fisiologici, e per  dirimerli vanno rispettate le regole che i cittadini si danno per relazionarsi e fare le scelte. Quindi la misura di ogni libertà politica non è l’assenza di regole. Al contrario. Servono regole di qualità che diano spazio all’esercizio dello spirito critico individuale.Il libro di Raffaello Morelli “PROGETTO PER LA FORMAZIONE DELLE LIBERTÀ” mostra che oggi colmare in Italia il buco delle libertà significa convincersi che le libertà crescono fondando i comportamenti e le scelte pubblici sul cittadino responsabile secondo le regole. Purtroppo ciò non si verifica abbastanza, fin dall’epoca dell’Unità d’Italia. Pur trattando il libro cosa fare ora in vista del domani, è molto importante ricordare come nei decenni si sia arrivati al buco delle libertà di oggi. Di fatti l’auspicata Formazione delle Libertà non è un assunto teorico ma un metodo frutto sperimentale dei tempi trascorsi. Perciò  c’è  il capitolo del libro dedicato ai decenni dall’Unità fino ad ora, ma il suo testo viene collocato nell’appendice. Certo è un aspetto molto insolito. Però evita che una collocazione all’inizio distolga dal focalizzarsi sul colmare il buco delle libertà di oggi. Al tempo stesso, l’Appendice sui decenni trascorsi mantiene consapevoli che colmare il buco delle libertà non vuol dire ripartire da zero ma dagli avvenimenti. Che sono una caratteristica  fondamentale delle libertà.
La Formazione delle Libertà è chiamata ad  un’azione politico culturale continua, che non evochi certezze, che non attenda condizioni di vita migliori raggiunte in modo spontaneo e che renda il cittadino consapevole del come il conflitto sperimentale sulle idee, sulle proposte e secondo le regole, sia la reale garanzia della libertà di ciascuno.A tal fine, i fautori delle libertà devono impegnarsi  sui principi imprescindibili per rilanciare il metodo del liberalismo politico, evitando di allargarsi ad un progetto onnicomprensivo che, su ogni tema della vita, stenda una cappa intrinsecamente estranea alle libertà.  Il  fulcro del metodo liberale è il concetto politico di cittadino individuo e della metodologia individuale. Muovendo dalla constatazione storica che gli individui sono tutti diversi e che, per funzionare al meglio, le istituzioni vanno basate sul combinare le scelte dei singoli cittadini in base ai risultati: la libertà individuale è il mezzo più efficace per adattare il convivere al passar del tempo perché usa l’esprimersi dei singoli. Chi agisce da liberale in politica valorizza l’individuo e il suo diritto al privato, per esaltare l’originalità di  ognuno col manifestare il proprio essere. Da qui la necessità di regole sui modi del confronto tra i molteplici interessi dei cittadini individuo e tra i progetti da loro avanzati.  E, onde mantenere l’uguaglianza dei cittadini nei diritti , altrettanto indispensabile è adeguare quelle regole in base ai risultati ottenuti.Una simile necessità è la spina dorsale della separazione Stato-religioni voluta dai liberali. Una separazione che in Italia  ha ancora bisogno di supporto politico, dato che traballa la laicità istituzionale riconosciuta dalla Corte Costituzionale nel 1989 seppure timidamente e perciò ancora poco attuata. Il sistema della separazione comporta la neutralità istituzionale, il diritto di un cittadino di avere o no un credo e la scelta di procreare non dettata dalla Dottrina. Comporta anche migliorare l’utilizzo delle potenziali risorse dei cittadini donna nel vivere: una questione cui sono state tentate risposte, restate parziali, poiché non hanno cambiato la mentalità civile portandola a riconoscere che maschi e femmine hanno, come umani, una sostanziale  unitarietà di comportamenti.In generale, valorizzare i cittadini individui ed adottare regole da loro prima scelte poi adeguate, è la procedura delle libertà sulla scorta dei fatti. Non perché attività e  decisioni dei cittadini siano sempre e comunque le migliori. Ma perché statisticamente, la procedura, reiterandosi, fornisce la probabilità di gran lunga superiore di condurre alla convivenza più feconda.  Chi non vuol seguire tale procedura, non applica il metodo sperimentale e non è liberale.Un funzionamento istituzionale coerente con il liberalismo non interessa solo ai liberali, ma a tutti, poiché a tutti garantisce la convivenza tra diversi più produttiva e più pacifica raggiungibile. Il liberalismo non è una condizione di natura, ma una conquista della conoscenza umana, connessa al comprendere i meccanismi dello svolgersi della vita. Una conquista da rinnovarsi nel tempo perché non regredisca.A questo punto del libro c’è un passaggio chiave. Il rilievo che far parte dell’auspicata Formazione delle Libertà non è un diritto di cittadinanza. Per farne parte, bisogna prima condividere i principi maturati attraverso l’esperienza e oggi irrinunciabili per il rilancio delle Libertà. Il libro ne cita 11 descritti con precisione scientifica. Su questi 11 principi si fonda l’azione politica attuale dei liberali. Condividendoli si è nella Formazione delle Libertà, che è lo strumento per applicarli in Italia ed avviare il rilancio della metodologia individuale. Naturalmente ciò è solo l’inizio. Il quotidiano confronto politico delle libertà verte sui provvedimenti necessari  per governare un territorio. Il libro seleziona e analizza cinque settori per realizzare la cultura liberale; da approfondire ancora ma prioritari nell’Italia di oggi. La scuola, l’economia, i mezzi di informazione, il sistema giustizia, l’Unione Europea. Applicare le libertà in questi 5 settori è decisivo rispetto ad applicarlo negli altri settori. Il libro fa poi un cenno alle caratteristiche dei sistemi elettorali usati per le scelte e getta  uno sguardo sulle culture politiche oggi in campo, tutte distanti se non nemiche dell’individuo.Nell’ultimo capitolo, il libro rimarca l’esigenza che l’auspicata Formazione delle Libertà, in coerenza funzionale con il liberalismo, usi la conoscenza scientifica e tecnologica per dare ai liberali uno strumento capace di mettere in relazione immediata e fattiva i cittadini individui.

collegati per scaricare il libro gratuito:
http://www.losguardolungo.it/biblioteca/progetto-per-la-formazione-delle-liberta/
Fonte: Competere
L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.
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iniziamo a prenderci cura ! . . .

Il Comitato Trazzera Marina si occupa di sensibilizzare promuovere e fare gruppo. Promotori di un modello di società fondato sul “prendersi cura”. Grazie a strumenti come il Regolamento per l’amministrazione condivisa ed i patti di collaborazione noi promuoviamo la cura del territorio come bene comune. Tutti insieme vorremmo dimostrare come sia possibile una società fondata sulla fiducia reciproca, sulla solidarietà e sulla collaborazione, anziché sul sospetto, sul rancore e sull’egoismo.

Partecipare non costa nulla ! . . . solo un po’ di tempo da dedicare per affrontare le problematiche che si incontrano.

Vorremmo iniziare ad organizzarci per la tutela del cittadino . . .

Risultati immagini per vignette su organizzazioni del cittadino

Il tempo della delega è finito. . .

 L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.

“perché non accada ad altri”: affrontare carenze, soprusi, inadempienze, e agire per prevenirne il ripetersi mediante il cambiamento della realtà, dei comportamenti, la promozione di nuove politiche, l’applicazione delle leggi e del diritto. Siamo convinti che “fare i cittadini sia il modo migliore di esserlo”, cioè che l’azione dei cittadini consapevoli dei propri poteri e delle proprie responsabilità sia un modo per far crescere la nostra democrazia, tutelare i diritti e promuovere la cura quotidiana dei beni comuni.

Da soli non ci si salva !!     

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ci vorremmo occupare di innovazione sociale . . .

Amministrazione condivisa, un modello di amministrazione fondato sull’alleanza fra cittadini e amministrazioni. Regolamento per la collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni.

Questo Regolamento costituisce la prima “traduzione” del principio costituzionale di sussidiarietà in disposizioni di livello amministrativo, che gli enti locali e i cittadini possono utilizzare per instaurare Patti di collaborazione per la cura, la rigenerazione, la gestione e il riuso dei beni comuni.

 Il metodo di lavoro e il gruppo:

Collaborazione tra cittadini e amministrazione, altri lo stanno adottando.  Sociologia urbana, Pianificazione partecipata, dei Beni comuni e delle Tecnologie per la sostenibilità urbana, nel settore dell’impresa sociale.

Particolare attenzione è rivolta alla produzione dal basso di progetti e processi, alla sperimentazione di metodi e strumenti per favorire l’inclusione sociale e la partecipazione attiva delle comunità nei processi di decisione e rigenerazione dei beni comuni, anche nell’ottica del loro riuso temporaneo. coinvolgere soggetti pubblici, privati e del terzo settore allo scopo di rafforzare le alleanze e le reti sociali sul territorio stimolando l’Amministrazione condivisa dei beni comuni. Uno spazio di ascolto, formazione e divulgazione, ma anche un Laboratorio di Pratiche collaborative tra cittadini, amministrazione e organizzazioni private.

Formazione e promozione sui temi dell’Amministrazione condivisa:

Capacità dello strumento del patto di collaborazione di aprire a nuove possibilità di sviluppo del territorio, valicando i confini municipali(sti) del Regolamento e inquadrandosi come strumento di attuazione e costruzione di politichepubbliche. Il progetto prosegue nell’attività di diffusione del modello dell’amministrazionecondivisa, lavorando con enti locali, associazioni, organizzazioni del terzo settore, gruppi dicittadini per la rigenerazione e valorizzazione dei beni comuni.

a) Innovazione amministrativa b) Welfare locale c) Sviluppo Locale

 A Chi è rivolto . . .

Figure che sappiano pianificare e realizzare attività di formazione e accompagnamento per un programma di diffusione della cultura dell’amministrazione condivisa nel territorio:

 - capacità progettuale e l’attitudine a lavorare in team ;

 - capacità di ideazione, redazione, gestione e monitoraggio di progetti ;

 - capacità relazionale che permetta di confrontarsi con stakeholder pubblici e privati.

Questa è un’opportunità stimolante per unirsi al team nazionale di Labsus, impegnato nel campo dell’innovazione sociale e amministrativa in Italia e all’estero.

Il tempo della delega è finito.

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condivisione – fa parte della vita -

La condivisione fa parte della vita, CONDIVIDERE significa DIVIDERE qualcosa CON qualcuno per averne entrambi, allo stesso modo, un vantaggio senza privare l’altro, o se stesso, di nulla.

Si può condividere uno spazio, un bene o un’informazione ma anche un parere, un’idea, un progetto.

La condivisione fa parte della vita, sono tante le cose che è assolutamente necessario condividere per vivere bene, senza difficoltà o in solitudine.

L’uomo è un animale sociale, portato a vivere con gli altri, diversamente non sarebbe in grado di cavarsela da solo.

Imparare a condividere è quindi necessario.

Condividiamo già tanto senza accorgercene, l’aria che respiriamo, il cielo, il mare, le montagne, i tramonti  le albe, tutto quello che possiamo vedere e sentire in natura, condividiamo abbracci e sorrisi, momenti tristi e felici, una sconfitta e una vittoria, tutto quello che viviamo nel sociale.

Cosa saremmo senza condividere queste cose?

Puoi imparare a condividere anche ciò che ti sembra solo tuo ma a pensarci bene nulla è solo tuo.

Possiamo guidare i nostri giovani verso la condivisione totale, per semplificare la loro vita e renderla uno spettacolo, rendendola utile, che abbia cioè un senso, una vita da vivere e che, se sei fortunato, altri ricorderanno con piacere.

La condivisione è una capacità, oltre che una necessità, che va allenata fin da subito, la capacità di far buon uso di una risorsa, di un oggetto o di uno spazio, tutte cose che non saranno mai solo tue, che sono a disposizione di tutti, non solo per te, ma soprattutto cose delle quali non ne faresti granché se tu non le condividessi.

Convinciti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita.

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buone feste ! . . . sotto l’albero! . . . cittadinanza attiva . . .

Risultato immagine per auguri di natale originali

Il Comitato Trazzera Marina lavora direttamente sul territorio, sia a scala regionale, sia soprattutto a livello comunale, promuovendo progetti e iniziative di divulgazione, elaborando idee, raccogliendo esperienze e materiali, segnalando iniziative. Si può dire che tutta l’attività si basa sull’idea che “le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità“, capacità che possono essere messe a disposizione della comunità per realizzare l’interesse generale. Promuove un’idea di sussidiarietà che, anziché prevedere un “ritrarsi” dei soggetti pubblici in presenza di iniziative dei cittadini, vede invece la pubblica amministrazione e i cittadini come alleati, protagonisti di un rapporto di collaborazione fondato sulla fiducia reciproca e la condivisione di risorse e responsabilità. Il principio di sussidiarietà, dunque, si pone come la piattaforma costituzionale sulla quale costruire una società di cittadini autonomi, responsabili e solidali, che si alleano con la pubblica amministrazione per curare insieme i beni comuni.

Convinciti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita.

Il tempo della delega è finito.

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imprenditoria diffusa . . . aiutiamoci . . .

Il fenomeno dell’imprenditorialità diffusa consiste in un contesto economico in cui operano una moltitudine di piccole imprese. L’imprenditorialità diffusa convive accanto al sistema delle grandi imprese nello stesso sistema produttivo. In passato il tessuto delle piccole imprese era sottovalutato e sfruttato dalla politica dai governi dalle imprese più grandi, le micro imprese erano considerate soltanto come attività residuali. Il ruolo delle piccole imprese deve essere rivalutato. In particolar modo in paesi come il nostro, dove le piccole imprese assorbono gran parte dell’occupazione italiana e sono un efficace fattore di sviluppo economico.

Partendo dal presupposto che ogni impresa nasce piccola e con pochi capitali, l’imprenditorialità diffusa è il risultato del desiderio e della necessità di lavorare delle famiglie. La decisione di aprire un’attività economica in proprio, il cosiddetto “lavorare per se stessi” è spesso una soluzione per uscire dalla disoccupazione.

Le piccole imprese sono composte dagli imprenditori che si presentano, talvolta aiutati dall’intera famiglia, sotto forma d’impresa. La nascita delle nuove imprese diventa, in tal modo, un canale occupazione sia per i neo-imprenditori e sia per tutti gli altri lavoratori che saranno assunti nell’impresa.

La via del lavoro autonomo si trasforma in impresa, diventando un motore di sviluppo di nuova creatività. a crescita delle nuove imprese e l’imprenditorialità diffusa sono un fattore positivo dell’economia. Dalla micro imprenditorialità nasce l’innovazione di processo e di prodotto, pur in presenza di un contesto d’impresa a capitale minimo.

L’imprenditore in una piccola imprese può osservare il mercato da vicino e svolgere diversi ruoli e funzioni aziendali. Nella fase iniziale il valore di una piccola impresa è determinato dall’esperienza di chi la gestisce (capitale umano). Pur essendo elevato il rischio della mortalità d’impresa, sono molte a superare il pareggio ed avviarsi in un cammino di sviluppo, con effetti positivi dal punto di vista sociale (nuova occupazione, nuove entrate fiscali per lo Stato ecc.). . .

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partecipazione democratica . . .

Stiamo vivendo un tempo molto buio anche sul piano della qualità della rappresentanza politica, sia italiana che internazionale, ma stiamo anche assistendo alla nascita di “minoranze creative” che emergono dalla società civile e che sono espressioni della Politica con la P maiuscola.

Nella società contemporanea, caratterizzata da forti spinte individualistiche, o meglio dalla ricerca di soluzioni personali, e solo personali, anche a problemi che poi sono collettivi, dedicare attenzione all’analisi di esperienze di solidarietà e partecipazione può sembrare quasi folkloristico.

Oltre a sembrare uno studio di nicchia, può apparire addirittura inutile agli occhi di chi considera i sistemi politico-economici sempre “etero diretti”. In questa direzione, la fredda e motivata considerazione che i decisori sono effettivamente spesso molto lontani da chi subisce le conseguenze delle scelte politico-economiche, si mescola col superficiale “qualunquismo generalizzato e generalizzante”.

Questa impressione viene ulteriormente amplificata nel sud Italia, ed in particolare in terre dominate dalla criminalità organizzata e dalle mafie, intese come sublimazione dell’egoismo, e del mors tua vita mea, dell’homo homini lupus. In realtà, sia con uno sguardo di insieme più generale ma attento, sia con approfondimenti puntuali in settori specifici o territori particolari, ci si trova di fronte a dati ed esperienze sorprendenti, che smentiscono le considerazioni fatte in apertura.

I dati sono necessari per iniziare una riflessione macro su un tema così importante, ma restano pur sempre delle nude cifre, scritte su morti pezzi di carta o monitor di pc. Le seconde, le esperienze vissute, ci consentono di vedere i volti degli uomini e delle donne che si impegnano per e con “l’altro da se”, e per migliorare il contesto in cui vivono con gli altri e per costruire una economia diversa.

Questo “dare volti” ai numeri è molto utile in tutti i tipi di ricerche sociali ed anche economico/giuridiche, ma in particolare in questo caso è fondamentale. Partendo dai numeri, non possiamo trascurare il dato del superamento dei 10 milioni di italiani ed italiane impegnate in attività di volontariato e solidarietà, dichiarata come “continuativa” nel 2012. Per continuativa si intende ripetuta nel tempo in modo costante e non estemporanea, o legata alle festività natalizie. È una attività prevalentemente “organizzata” con altri, anche se nelle forme più disparate: associazioni riconosciute o non riconosciute, parrocchie o centri sociali, cooperative o fondazioni o piccoli comitati locali, ecc, ecc.

Questo dato in aumento, sembrerebbe essere in netta controtendenza col graduale abbandono della vita pubblica, testimoniato dalle sempre più alte percentuali di astensionismo elettorale. Mi spiego meglio: rinunciare, anche momentaneamente, al diritto di voto ed andare ad ingrossare il crescente numero dei delusi e degli astenuti, in molti Paesi equivale ad una presa di distanza dalla Res Publica, non solo dallo “Stato apparato”, ma spesso anche dallo “Stato comunità”, e dalle questioni di interesse collettivo. Si abbandona la sfera pubblica per rinchiudersi in soddisfazioni individuali.

Nel nostro Paese invece la voglia di partecipazione non ha abbandonato la politica, ma solo i partiti, che sono soltanto una delle forme di pratica delle attività di interesse collettivo. Quindi alla fuoriuscita delle persone dalle sedi dei partiti (gli iscritti ai partiti non sono mai stati così pochi nella storia repubblicana) ha fatto seguito in modo quasi speculare un ingresso di persone nelle sedi di associazioni e comitati di vario tipo. E con queste persone è entrata la voglia di “partecipare”, di dare il proprio contributo per cause anche piccole, ma simboliche.

Stiamo vivendo un tempo molto buio anche sul piano della qualità della rappresentanza politica, sia italiana che internazionale, ma stiamo anche assistendo alla nascita di “minoranze creative” che emergono dalla società civile e che sono espressioni della Politica con la P maiuscola. Erroneamente pensiamo che la cittadinanza attiva si esprima ogni cinque anni attraverso il voto, ma la nostra Costituzione (articolo 1, comma 2) dice che “la sovranità appartiene al popolo”: non “deriva” dal popolo, o “nasce” dal popolo, come affermano altre Costituzioni straniere, che è come dire “il popolo dà vita alla sovranità e poi la trasferisce col voto ai propri delegati, ogni 4 o 5 anni, e poi il popolo può stare comodo a casa sua”, ma i nostri Padri costituenti hanno scelto l’espressione forte “appartiene”, che è un termine molto preciso.

In altre parole la cittadinanza attiva si può e si deve praticare tutti i giorni, e a maggior ragione val la pena farlo in questo momento buio della storia politica istituzionale, in cui i partiti (che dovrebbero essere “ascensori sociali”, che portano le istanze dal popolo nelle aule del Parlamento) sono al minimo della credibilità e della rappresentanza. Ma proprio in questo momento di crisi, ci sono tante “buone pratiche politiche” esercitate dalla società civile organizzata. Ci sono sempre più persone che, per esempio, abitando vicino ad un giardino pubblico abbandonato dalle istituzioni da molto tempo, vanno a pulirlo, portano scope e palette, se necessario si autotassano e risolvono il problema. Oppure persone che aderiscono ad associazioni e dedicano parte del loro tempo, ogni settimana, a dare conforto ad ammalati ricoverati in ospedale, o ai loro familiari, per puro spirito solidale.

Queste attività virtuose sono contagiose e diventano la buona Politica, come già diceva Aristotele: iniziare delle buone abitudini le fa poi diventare consuetudini e pratiche facili da ripetere. E questo succede anche in regioni storicamente molto complesse come quelle meridionali, dove è radicata una cultura della delega, frutto di secoli di dominazioni straniere e di sovrani che decidevano al posto dei sudditi. O dove si delegavano i vicerè spagnoli che si “occupavano” del territorio. Poi questo sistema ha attraversato molte trasformazioni ed è degenerato nel sistema mafioso e camorristico, ed ha mantenuto grosse fette di popolazione italiana nella paura e nell’isolamento.

In questa sede è certo difficile sintetizzare le tante concause della situazione meridionale, ma preferisco limitarmi a dire che proprio dove si è diffusi per anni u  comportamento che è stato definito “familismo amorale” (ma correttamente Isaia Sales contesta questa definizione argomentando in modo convincente)  e la difesa degli interessi di microbotteghe, si sta verificando una reazione d’orgoglio della popolazione meridionale, e si registra una crescita significativa delle più disparate forme di cittadinanza attiva.

Proprio dove si sono sgretolate per anni le relazioni interpersonali e dove si è distrutta la terra sono nati comitati civici molto attivi. Si dirà che è una reazione tardiva, che il popolo meridionale si è svegliato solo quando è sbattuto violentemente di fronte alla realtà drammatica. Sta di fatto che, ad esempio nella regioni del sud sono nate alcune delle principali iniziative di solidarietà sociale degli ultimi anni, e sta diventando sempre più un laboratorio interessante in cui si cerca sostenibilità e benessere, con soluzioni a livello locale, ma coordinato tra i “portatori di valore” e non solo di interessi.

Per quanto riguarda il rapporto tra popolo sovrano e partecipazione, si pensi ad un diagramma con quattro lati. Un lato è l’individualismo che porta a risolvere i problemi da sé, soltanto se toccano direttamente il proprio interesse personale; un altro lato è la cultura della delega che facilmente degenera in metodi clientelari o corrotti; un altro ancora è la cittadinanza esercitata soltanto al momento del voto che ha generato una “casta” che fa il proprio interesse e non si cura del bene comune. L’ultimo lato è costituito da tutte le pratiche della democrazia della partecipazione. Quest’ultima costituisce quella reazione delle minoranze creative che stanno emergendo dal momento buio che stiamo vivendo, e si stanno inventando una via di uscita pacifica e nonviolenta alla crisi delle istituzioni e dell’economia.

Fonte: BENE COMUNE scritto da Renato Briganti

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