Avvoltoi ! . . .

Dottor Giordano, Lei è autore del libro Avvoltoi. L’Italia muore loro si arricchiscono. Acqua, rifiuti, trasporti. Un disastro che ci svuota le tasche. Ecco chi ci guadagna edito da Mondadori: chi sono gli Avvoltoi?
Avvoltoi. L'Italia muore loro si arricchiscono. Acqua, rifiuti, trasporti. Un disastro che ci svuota le tasche, Mario Giordano
Sono quelli che prosperano sulla decomposizione dello Stato. Sono quelli che si riempiono la pancia sui cadaveri dei nostri servizi. Sono quelli che si avventano sul nostro Paese moribondo e se lo fagocitano. Li si riconosce facilmente: sono quelli che diventano ricchi dove tutti gli altri stanno diventando più poveri. Fateci caso: in questi ultimi anni i prezzi dei servizi sono aumentati a dismisura. È una tassazione nascosta, un balzello continuo, un salasso mai considerato dalle statistiche nazionali sulla pressione fiscale. Dicono: le tasse non sono aumentate. Sì, forse. Però le tariffe dell’acqua sono aumentate dell’89 per cento negli ultimi 6 anni, quelle dei trasporti del 70 per cento negli ultimi 13 anni, quelle di alcune autostrade anche del 200 per cento in 14 anni. Paghiamo sempre di più e i servizi, in compenso, diventano sempre peggiori. Dove finiscono questi quattrini? Magari a finanziare l’autoconsulenza d’oro del boss dei trasporti? O la casa in montagna del ras dei rifiuti? O le serate al Twiga (e i film porno) del manager dei treni? O le buonuscite milionarie dei signorotti dell’acqua?
Ci sono troppe persone che si arricchiscono alle spalle dei servizi che non funzionano. Ed è per questo, fra l’altro, che i servizi continuano a non funzionare. Perché a troppe persone conviene che vada avanti così.

Quali sono le sono le vere ragioni dei nostri disagi quotidiani?
La maggior parte di ciò che tocca da vicino la nostra vita quotidiana (salute, benessere, soldi, spostamenti, ecc.) è finito nelle mani degli Avvoltoi. Questa è la colpa più grave di una politica incapace, questa è la colpa storica degli inetti e dei corrotti del Palazzo: aver lasciato campo libero a chi ci sta spolpando. Per colpa di quella politica malata, lo Stato si è pericolosamente avvicinato al trapasso. Vacilla, barcolla, esala gli ultimi respiri. E attorno a questo corpaccione malato, ormai a un passo dal diventare cadavere, si sono levati in volo gli Avvoltoi, che non vedono l’ora di divorarselo tutto. Anzi, hanno già cominciato. Pezzo dopo pezzo, boccone dopo boccone, scandalo dopo scandalo.

Capitolo autostrade: ogni anno ci costano 5 miliardi di euro. A beneficio di chi?
Purtroppo le autostrade ci costano assai di più. 5 miliardi è soltanto il regalo che abbiamo fatto all’Autobrennero…
La gestione dei rifiuti rappresenta un’altra importante occasione di spreco di denaro pubblico.
Lo sapete quanto rischia chi traffica in rifiuti? Al massimo 6 anni di carcere. Lo sapete quanto rende trafficare in rifiuti? Molto più che trafficare in cocaina. Ormai anche più che trafficare in immigrati. E soprattutto, come ci spiegherà in questo capitolo un operatore del settore per nulla pentito, è un business che non ha fine: «L’immigrazione, prima o poi, si fermerà. La monnezza si produce per sempre». In effetti: la monnezza si produce per sempre, permette affari pazzeschi e se vieni beccato con le mani nel compost illegale non rischi più di tanto. E allora perché non approfittarne? Si è molto parlato di ecomafie, di casalesi, camorra e criminalità organizzata. Tutto vero. Ma il business della spazzatura non è più Cosa loro. Ormai dilaga. Al Nord, al Centro, al Sud, prende molte strade, s’intrufola nei nostri condomini, ci prosciuga le tasche, ci rovina i terreni sotto casa, s’è messo la grisaglia della finanza, il vestito buono dell’imprenditore, soffia dentro le società quotate in Borsa, produce montagne di quattrini, signorotti locali e nuovi rampanti che riempiono i loro forzieri di denaro e le nostre strade di veleni. Basta annusare un po’ l’aria per capire che qui sotto c’è qualcosa che puzza.

Parliamo dei trasporti pubblici.
Si sono buttati sopra al treno. Proprio così. Non sotto, come forse sarebbe stato meglio. Non dentro, come sono costretti a fare milioni di pendolari ogni giorno in condizioni a volte disumane. No: proprio sopra. Si sono buttati sopra ai treni, sopra agli autobus, sopra ai tram. Si sono buttati sopra le carcasse del trasporto pubblico e se le sono divorate da veri Avvoltoi. È successo un po’ dappertutto, su e giù per l’Italia. Si è discusso tanto di Atac negli ultimi mesi (ne parleremo anche qui, cercando di capire, carte in mano, perché si è arrivati a quella situazione). Ci si è indignati per l’incidente alle porte di Milano. Ma il problema, purtroppo, non è solo a Roma o in Lombardia: dall’Umbria alla Puglia, passando per Torino, Napoli, Bari, ovunque spuntano vagoni d’oro, bus fantasma, treni comprati a caro prezzo e fermi da anni, soldi buttati, soldi intascati, tangenti, operazioni illegali, strane compravendite, manager arricchiti, denari distribuiti a pioggia e utilizzati per tutto, tranne che per migliorare il servizio. Risultato? Le tariffe continuano ad aumentare, i costi pure (lo sapete che come contribuenti paghiamo 6000 euro al minuto per il trasporto pubblico?). Ma questi quattrini non servono per far funzionare come si deve treni, tram e autobus. E allora, vi chiederete, dove finiscono? Ecco, se leggerete questo capitolo lo scoprirete. Magari sono serviti a pagare auto di lusso e film porno a qualche Avvoltoio…

Di chi sono le responsabilità di questo stato di cose?
Penso di aver risposto: la colpa principale è della politica che ha lasciato campo libero agli Avvoltoi. Ma un po’ di responsabilità ce l’ha anche chi si rassegna a questo stato di cose e pensa: “tanto non cambia mai nulla”…


Lei sostiene che gli Avvoltoi di tutti i luoghi e di tutte le epoche hanno un unico grande alleato: l’oscurità. Portarli alla luce e guardarli in faccia significa già cominciare a sconfiggerli?
Non conosco altra via per tentare di cambiare le cose che farle venire fuori dall’oscurità. Smascherarle. Divulgarle. Farle sapere a tutti. Perché sono convinto che gli Avvoltoi di tutti i luoghi e di tutte le epoche abbiano un unico grande alleato: la nostra ignoranza. Sconfiggere lei significa cominciare a battere un po’ anche loro.

Dobbiamo individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

Da soli non ci si salva !!  

  

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

                 accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione :

– tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

 

conosci banca etica ?

Da sempre Banca Etica lavora per dare ai soldi il colore della sostenibilità economica, ambientale e sociale.

EVENTI IN PROGRAMMA

MARCIA DELLA PACE PERUGIASSISI
6/ 7 Ottobre  -  PerugiaBanca Etica partecipa e sostiene la marcia della Pace. Puoi prenotare un posto sull’autobus:
da Torino o Milano scrivendo a ahoch@bancaetica.com
oppure in partenza dalla Campania scrivendo a dfreda@bancaetica.com

2° BANDO DI CROWDFUNDING

Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni.  Sostenere un’idea rendendola un progetto concreto realizzabile.

APERTO IL BANDO “IMPATTO+” PER L’AGRICOLTURA SOCIALE
Invia il tuo progetto entro il 14 ottobre se sarai selezionato potrai partecipare alla campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso Network  Banca Etica e ottenere un contributo da Etica SGR fino al Etica SGR fino al 25% del valore del progetto.

EQUITY CROWDFUNDING

SENTIERI ACCESSIBILI - una App per rendere il turismo in montagnapiù facilmente accessibile anche per chi ha un handicap.

DOSSIER VALORI – IL REDDITO DI CITTADINAZA

Mentre in Italia si aspetta di verificare la “grande promessa” del governo legastellato, altri Stati, sperimentano (o preannunciano) formule universali di reddito.
Per finanziare i progetti si scovano idee nuove: come pesanti tasse su chi inquina. Eppure lo strumento cela dubbi: e se alla fine fosse solo un mezzo per abbattere il welfare a favore del sistema finanziario?

caleidoscopio

E’ tempo per noi di coinvolgere nuove energie e nuove persone. Salvaguardando i valori e l’autonomia della finanza etica. Basta che ognuno di noi, clienti e soci di Banca Etica, si impegni a mantenere un importo di capitale sociale pari almeno al 6 per centodei risparmi che deposita. Ovviamente, facendo di più, l’aiuto (e la convenienza) sarà maggiore.

Oggi si fa con pochi click, da casa o con lo smartphone: non perdete questa rara occasione di dare colore, un bel colore, ai vostri soldi!

di Alessandro Messina – direttore generale di Banca Etica

Fonte : https://www.bancaetica.it/blog/colore-dei-soldi-le-nostre-scelte?utm_source=Banca+Etica+Newsletter&utm_campaign=8443882dda-EMAIL_CAMPAIGN_2018_02_25_COPY_01&utm_medium=email&utm_term=0_41025b42ef-8443882dda-38483833

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Il potere della stupidità

Il (dis)senno di poi

Kali

fonte : Giancarlo Livraghi – febbraio 2009

Riempirebbe molte pagine un elenco, anche sommario, delle cose che sarebbe stato facile risolvere (o evitare) se qualcuno ci avesse badato prima – e che oggi ci si affanna a cercare di rimediare, spesso in modo sbagliato.

Di esempi è piena la storia – ma, come tanti hanno constatato, è raro che sia magistra vitae. Queste sono alcune citazioni fra le molte possibili (in ordine alfabetico, per evitare ogni gerarchia).

Gustave Flaubert: «La nostra ignoranza della storia ci induce alle falsità dei nostri giorni».

Friedrich Hegel: «Ciò che insegnano l’esperienza e la storia è che popoli e governi non hanno mai imparato dalla storia».

Aldous Huxley: «Che gli uomini non imparano molto dalle lezioni della storia è la più importante lezione della storia».

George Santayana: «Chi non impara dalla storia è condannato a ripeterla».

George Bernard Shaw: «Impariamo dalla storia che non impariamo nulla dalla storia».

Eccetera. Il fatto è noto e ripetuto, nei secoli e nei millenni. Ma è ostinata la capacità umana di non ricordare e di non imparare dall’esperienza.

Nulla è mai esattamente uguale a ciò che possiamo imparare dalla storia di mille anni fa o da un episodio di ieri. Ma è sconcertante la capacità umana di ripetere gli stessi errori  o di perseverare in un percorso che molti, evidenti segnali rivelano sbagliato.

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lo sapevi che ? . . .

  1. Three Warfares è un dinamico processo di combattimento tridimensionale, che costruisce la guerra con altri mezzi, cercando di influenzare e/o distruggere la capacità decisionale di un avversario, di creare dubbi, fomentare sentimenti anti-leadership, ingannare gli avversari e tentare di diminuire la volontà di combattere tra gli avversari. Impiega pressione diplomatica, voci, false narrazioni e molestie per esprimere dispiacere, affermare l’egemonia e trasmettere minacce. CHINESE GOVERNMENT ASSISTANCE TO AFRICAN MEDIA MAURITIUS 2006 Chinese assistance went toward construction of a building for MBC, the state broadcaster KENYA 2005 facility was established for China Radio International FM 91.1, which in February 2006 began broadcasting in English, Swahili and Chinese to Nairobi residents for 19 hours a day. Programs covered China’s economic, social and cultural development and played music from China and Africa GABON 2004 broadcasting station built
  2. 8. Three Warfares è un dinamico processo di combattimento tridimensionale, che costruisce la guerra con altri mezzi, cercando di influenzare e/o distruggere la capacità decisionale di un avversario, di creare dubbi, fomentare sentimenti anti-leadership, ingannare gli avversari e tentare di diminuire la volontà di combattere tra gli avversari. Impiega pressione diplomatica, voci, false narrazioni e molestie per esprimere dispiacere, affermare l’egemonia e trasmettere minacce. CHINESE GOVERNMENT ASSISTANCE TO AFRICAN MEDIA LESOTHO 2003, 2005 China provided $4.5 million in radio and TV equipment for expansion of the national network across the country GUINEA 2001 Agreements worth about $9.6 million were signed in 2001 to build a radio and TV network to be run by the state SUDAN 1997 $8 million for audio equipment ERITREA 1994 $3.6 million to build a radio station headquarters
  3. 9. THREE CHINESE’S WARFARE: HOW DISINFORMATION MANIPULATES PUBLIC OPINION
  4. 10. Three Warfares China’s three-dimensional dynamic process of “war by other means” in order to influence and undermine opponents’ decision making abilities, raise doubts and promote anti leadership sentiments, deceive opponents and reduce competitors’ willingness to fight.
  5. 11. THREE WARFARES STRATEGY AGAINST USA
  6. 12. DISCREDIT AND DESTROY YOUR OPPONENTS
  7. 13. CHINESE PENETRATION STRATEGY IN EUROPE: 16+1 FRAMEWORK AND ECONOMIC RELATIONS
  8. 14. INFRASTRUCTURAL DEVELOPMENT AND DEVELOPMENT SUPPORT: RISING PERCEPTION OF CHINESE PRESENCE IN AFRICA
  9. 15. THE CASE OF ANGOLA In 10 years, rates of poverty fell from 63% to 38% 330.000 new job openings
    1. 10. Three Warfares China’s three-dimensional dynamic process of “war by other means” in order to influence and undermine opponents’ decision making abilities, raise doubts and promote anti leadership sentiments, deceive opponents and reduce competitors’ willingness to fight.
    2. 11. THREE WARFARES STRATEGY AGAINST USA
    3. 12. DISCREDIT AND DESTROY YOUR OPPONENTS
    4. 13. CHINESE PENETRATION STRATEGY IN EUROPE: 16+1 FRAMEWORK AND ECONOMIC RELATIONS
    5. 14. INFRASTRUCTURAL DEVELOPMENT AND DEVELOPMENT SUPPORT: RISING PERCEPTION OF CHINESE PRESENCE IN AFRICA
    6. 15. THE CASE OF ANGOLA In 10 years, rates of poverty fell from 63% to 38% 330.000 new job openings

Fonte : Stefano Maria CIANCIOTTA pubblicato su https://www.slideshare.net/28settembre/the-chineses-means-of-communication-and-its-influence-in-africa

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pratiche di cittadinanza attiva . . . impariamo a fare rete ! . . .

La Regione Toscana è da sempre all’avanguardia in tema di politiche inclusive della società civile, anche attraverso le pratiche della cittadinanza attiva. Basti pensare alla tradizionale intraprendenza civica nell’attuare forme di partecipazione alla gestione condivisa e alla fruizione dei beni comuni, che ha garantito negli ultimi anni terreno fertile alla diffusione capillare – e alla grande fortuna – del Regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni urbani elaborato da Labsus in questo territorio.

La sussidiarietà orizzontale

Ma l’attenzione verso tali tematiche si era già palesata nel 2005 all’epoca della redazione dello Statuto regionale, nel cui testo originario furono inseriti, agli articoli 58 e 59, riferimenti precisi al principio di sussidiarietà. Quest’ultimo, secondo quanto stabilito all’art. 58, orienta le attività delle istituzioni regionali per avvicinare i cittadini nella più ampia misura possibile all’organizzazione della vita sociale e all’esercizio delle funzioni pubbliche. Inoltre la Regione, in simmetria con quanto disposto dall’art 118, c. 4, della Costituzione della Repubblica, favorisce l’autonoma iniziativa dei cittadini, anche in forma aggregata, per il diretto svolgimento di attività di riconosciuto interesse generale, nella prospettiva di un miglioramento del livello dei servizi, del superamento delle diseguaglianze economiche e sociali e dello sviluppo solidale delle comunità (art. 59).

 beni comuni nello Statuto toscano

Proseguendo su questo solco, il Consiglio regionale toscano ha recentemente approvato una nuova legge statutaria contenente disposizioni in materia di tutela e valorizzazione dei beni comuni. L’intento è quello di offrire una veste rinnovata al principio di democrazia, alla luce dell’attuale contesto sociale che ha visto il germogliare di nuove pratiche di cura dal basso di beni e spazi di interesse della collettività. Con il consolidamento di quest’indirizzo a sostegno di nuove forme di attivismo civico di indole sussidiaria, vengono perseguiti infatti maggiori livelli di coesione sociale e un più forte legame tra cittadini e amministrazione.

Fonte: Labsus di Laura Muzi 3 settembre 2018

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Libertà e socialità, dove ha inizio la sussidiarietà

La sussidiarietà non si genera spontaneamente: le occorre un “supplemento di saggezza” perché possa generare una società più solidale, giusta, libera e responsabile.

Fonte : labsus di Filippo Maria Giordano 18 settembre 2018

La sussidiarietà è un principio complesso e articolato, nel senso che non è definibile senza prendere in considerazione una serie di valori che chiama in causa e combina sapientemente. Il concetto che deriva da questo sostantivo non è definibile attraverso un solo aggettivo e coinvolge una serie di comportamenti che non si riducono a una sola azione o a un singolo comportamento.
La sussidiarietà pone insieme in virtuosa concordanza libertà, responsabilità, autorità, uguaglianza e solidarietà, ma non è riconducibile a una soltanto di tali componenti. Per capire l’essenza di questa idea composita, che coinvolge l’uomo nella sua interezza e contribuisce a definire le modalità relazionali con cui si organizza in società complesse, è necessario cogliere alcuni suoi fondamenti.

Alcuni presupposti e riferimenti

È bene chiarire subito le coordinate antropologiche di questo principio che precedono quelle condizioni che da queste discendono e danno origine alle conformazioni sociali e politiche che possono dirsi improntate a tale idea. Queste ultime sono date da contesti in cui generalmente esiste un forte senso dell’autonomia e il rispetto delle componenti sociali (individui, associazioni ecc.) che concorrono alla definizione di obiettivi e azioni di interesse generale in un certo ambito sociale e amministrativo (sussidiarietà orizzontale) o/e da organizzazioni politico-istituzionali che promuovono un’ampia e diffusa articolazione del potere, come nel caso delle strutture federali (sussidiarietà verticale).
Come noto, l’idea di sussidiarietà affonda le sue radici nel pensiero greco e più precisamente viene elaborata come principio ordinatore della società naturale da Aristotele nella sua Politica; cioè nella descrizione della vita e dell’organizzazione della città. Ma è anzitutto all’uomo che bisogna guardare, al suo comportamento sociale, alla sua psicologia relazionale ed è nella sua natura empatica e socievole che la sussidiarietà prende forma, non senza, però, che questi ne abbia maturato prima una piena coscienza. L’uomo è infatti misura di tutte le cose, ripeteva Protagora. Se il filosofo greco attribuiva al singolo una centralità nell’ambito della conoscenza, più tardi San Tommaso avrebbe individuato nella persona il metro di ogni formazione sociale, conciliando la Città di Aristotele con l’ideale cristiano del Bene comune. Questi presupposti costituiscono i vertici di un triangolo su cui si regge e opera la sussidiarietà: la persona umana, i suoi valori naturali e universali, la comunità in cui vive.

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NONNI VOLONTARI ! . . . copiamo da nonno Vito ! . . .

Da solo e senza chiedere il permesso a nessuno, Vito Cisternino, muratore in pensione, sta ripulendo interi quartieri della sua città. Ma perché non coinvolgere i nonni volontari nella manutenzione di strade, giardini e marciapiedi?

  Fonte :  Posted on 12.09.201811.09.2018

Invece di rincorrere in modo goffo questi personaggi, gli amministratori locali, come quelli di Brindisi, in tutta Italia, farebbero bene a studiare il caso di nonno Vito, per moltiplicarlo ovunque. Chiamiamoli nonni di comunità, nonni volontari, nonni d’aiuto: insomma, definiteli come vi pare, ma le persone anziane e pensionate potrebbero davvero rivoluzionare i servizi di manutenzione dei comuni. Soldi non ce ne sono, personale meno che mai, visti i tagli dei fondi e il blocco del turn over negli organici, e allora la cosa più semplice da fare è coinvolgere i nonni nelle attività da servizio pubblico dei comuni. Accompagnare i bambini agli asili, controllare l’ingresso e l’uscita nelle scuole, curare la manutenzione di strade, parchi, marciapiedi, sottopassi. Fare tutto ciò per cui esiste un comune, altro che etichetta di assessorato alla Legalità!

PER APPROFONDIRE: Nonni “in prestito”, volontari come baby sitter per le famiglie più povere e bisognose

NONNI DI COMUNITÀ

Questi nonni si potrebbero perfino formare per funzioni ad hoc, come sta facendo l’Auser della Lombardia con un centinaio di pensionati sparsi nelle regioni della Toscana, dell’Umbria, della Basilicata e della stessa Lombardia. Perché questa buona pratica amministrativa non può diventare comune a tutta Italia? Perché abbiamo sempre amministrazioni che cercano di non sprecare qualsiasi risorsa, innanzitutto umana, e altre che invece se ne fregano? Perché i nonni sono in campo, come volontari civici, a Parma e non a Messina?

Lasciamo a voi le risposte, e intanto ricordiamo che i pensionati chiamati a fare le attività di nonno Vito a Brindisi, non costano nulla alla collettività, e non hanno nulla da chiedere. Inoltre, a differenze dei lavoratori socialmente utili che ricevono un sussidio che rischia poi di diventare un’assistenza a vita, qui si tratta di pensionati che, essendo a costo zero, non andrebbero a rincorrere la panacea clientelare dell’assistenza. Ma farebbero solo un servizio a tutta la comunità. Gratis.

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siamo socialmente in panico perenne ! . . .

Una società allineata alle trasformazioni in atto da parte degli “operatori della conoscenza”. Oggetto del contendere non sono questioni metodologiche o dotazioni strumentali ma la capacità, squisitamente sociale formativa, di formulare una proposizione di valore all’altezza delle sfide.

Una visione del mondo che, alle volte, appare troppo schematica perché monopolizzata da matrici ideologiche che tendono a rinculare su assetti precedenti piuttosto che a delineare sistemi emergenti.

Il risultato di questa miopia è all’origine non tanto di distorsioni analitiche, ma soprattutto di una incapacità di proposte, lasciando così molti modelli interpretativi e supporti tecnologici poco o scarsamente utilizzati.

Lunghe e approfondite analisi ma poche pagine di proposte spesso deludenti in termini di applicabilità e che quindi ingenerano nei fruitori reazioni del tipo: “questo potevo dirlo anch’io” o “cosa me ne faccio?”.

A fronte di una crescente disponibilità di dati, competenze e sforzo partecipativo che originano intelligenze collettive ricche di elementi esperienziali e aspirazioni applicative, queste ultime rimangono comunque al servizio di produzione e gestione della conoscenza, sia in sede di elaborazione che di trasferimento.

Si evidenziano in tal senso limiti legati al riconoscimento e alla gestione di ruoli e funzioni di community management che dovrebbero svolgere un’attività d’intermediazione in senso biunivoco tra specialisti e professionisti, così come difficoltà più di tipo organizzativo ad assumere un approccio autenticamente aperto rispetto ai processi di ricerca e sviluppo da parte di imprese e istituzioni pubbliche. Il mantra dell’innovazione aperta si scontra quindi con elementi di chiusura nel momento in cui “si deve fare sul serio”, ad esempio in sede di prototipazione, di industrializzazione e di tutela dei brevetti.

Eppure è ben noto il valore creato dai meccanismi di riproduzione sociale legati alla conoscenza, ad esempio utilizzatore di nuovi prodotti in grado di generare riscontri rispetto a bug o possibili nuove forme d’uso.

Apporti preziosi e sempre più centrali nella co-costruzione di elementi conoscitivi che richiedono, in forme diverse, di essere adeguatamente organizzati a fare rete.

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Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

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coinvolgiomento! . . . ecco un esempio da seguire ! . . .

WELFARE CONTRATTUALE /
 Fonte :
Il coinvolgimento paritetico dei lavoratori: cos’è e come funziona
Ecco quanto stabilito da una recente circolare dell’Agenzia delle Entrate in merito agli strumenti di coinvolgimento aziendale

16 agosto 2018

Recentemente, la circolare n. 5/E dell’Agenzia delle Entrate (di cui vi abbiamo parlato qui) ha chiarito alcuni aspetti in merito alla possibilità di conversione del premio di risultato in welfare aziendale. Tra le altre cose, il documento riprende anche il tema del coinvolgimento paritetico dei lavoratori. In questo articolo vi spieghiamo cos’è e come funziona questo strumento, portandovi alcuni esempi chiarificatori.
Il coinvolgimento paritetico dei lavoratori: di cosa si tratta

Come spesso abbiamo evidenziato, le trasformazioni del lavoro e della relazione tra impresa e lavoratore stanno progressivamente favorendo lo sviluppo di forme di partecipazione attiva dei lavoratori nei contesti produttivi. Tra queste si annoverano gli schemi di coinvolgimento paritetico. Ma cosa sono tali strumenti?

In base a quanto sancito dal comma 189 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, il coinvolgimento paritetico dei lavoratori è uno strumento realizzato mediante schemi organizzativi che permettono di coinvolgere in modo diretto e attivo i lavoratori, da un lato, nei processi di innovazione e di miglioramento delle prestazioni aziendali, con incrementi di efficienza e produttività, e, dall’altro, nel miglioramento della qualità della vita e del lavoro.

In base alla normativa, il coinvolgimento paritetico dei lavoratori deve essere formalizzato a livello aziendale mediante un apposito Piano di Innovazione. Tale piano è elaborato dal datore di lavoro, secondo le indicazioni del contratto collettivo, oppure mediante comitati paritetici aziendali.

Il Piano di Innovazione deve riportare: a) la disamina del contesto di partenza, b) le azioni partecipative, gli schemi organizzativi da attuare e i relativi indicatori, c) i risultati attesi in termini di miglioramento e innovazione d) il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori a livello aziendale, se costituite. Inoltre, il Piano può contenere progetti di innovazione già avviati, dai quali si attendono ulteriori specifici incrementi di produttività, nonché progetti da avviare.
Le opportunità legate al welfare aziendale

Come detto, il coinvolgimento dei lavoratori trova un riscontro anche in tema di welfare aziendale. La Legge di Stabilità del 2016 ha infatti introdotto la possibilità di avere accesso ad importanti sgravi fiscali e contributivi (sia per l’impresa, sia per il lavoratore) nel caso in cui il premio di risultato aziendale sia convertito – su libera scelta del dipendente – in tutto o in parte in welfare. Tali vantaggi sono soggetti a specifiche soglie: 3.000 euro di importo e 80.000 di reddito annui per il lavoratore.

La limitazione legata all’importo può essere però ampliata fino a 4.000 euro nel caso in cui l’azienda preveda forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori. Con la circolare n. 28/E del 2016, l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di chiarire come tali disposizioni fossero finalizzate ad incentivare quegli schemi organizzativi della produzione e del lavoro orientati ad accrescere la motivazione del personale e a coinvolgerlo in modo attivo nei processi di innovazione, realizzando incrementi di efficienza, produttività e di miglioramento della qualità della vita e del lavoro. Nella circolare, è stato precisato che, al fine di beneficiare dell’incremento su cui applicare l’imposta sostitutiva, è necessario che i lavoratori intervengano, operino ed esprimano opinioni che, in quello specifico contesto, siano considerate di pari livello, importanza e dignità di quelle espresse dai responsabili aziendali che vi partecipano con lo scopo di favorire un impegno “dal basso” che consenta di migliorare le prestazioni produttive e la qualità del prodotto e del lavoro.

Attraverso questa novità, il legislatore ha tentato di favorire la diffusione di meccanismi di coinvolgimento paritetico all’interno delle aziende italiane. Il risultato è stato però parziale. Tendenzialmente solo alcune grandi imprese sono in grado di garantire un importo premiale superiore ai 3.000 euro; inoltre, si deve considerare che spesso tali realtà avevano già introdotto forme di partecipazione attiva dei lavoratori.

Le micro, piccole e medie imprese – per le quali gli strumenti di coinvolgimento potrebbero essere un’importante innovazione organizzativa – non sarebbero invece sufficientemente stimolate a sperimentare tali meccanismi: è raro infatti che una realtà imprenditoriale con un numero ridotto di collaboratori possa garantire un premio di risultato così elevato.
Alcuni esempi di coinvolgimento paritetico dei lavoratori

In conclusione, vi mostriamo due esempi di piani di coinvolgimento paritetico dei lavoratori: gli schemi organizzativi di innovazione partecipata (SOP) e i programmi di gestione partecipata (PGP). Entrambe queste casistiche trovano riscontro nelle prassi aziendali censite dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound).

Gli schemi organizzativi di innovazione partecipata (SOP) sono forme di coinvolgimento diretto dei lavoratori nei processi d’innovazione. Tali strumenti richiedono una comunicazione strutturata tra lavoratori e datore di lavoro. Esemplificativamente, tra i SOP si possono annoverare:

  • i gruppi di progetto, cioè gruppi volti a migliorare singole aree produttive, prodotti e servizi e sistemi tecnico organizzativi;
  • la formazione specialistica e mirata all’innovazione;
  • i sistemi di gestione dei suggerimenti dei lavoratori, cioè strumenti che consentono ai dipendenti di proporre idee e iniziative in ambito organizzativo;
  • le campagne di comunicazione sugli scopi e lo sviluppo di programmi di innovazione, (workshop, focus, seminari interattivi);

I programmi di gestione partecipata (PGP) fanno riferimento invece a forme di partecipazione diretta dei lavoratori per la gestione delle attività e delle conoscenze produttive nonché del tempo e del luogo di lavoro che consentono di combinare flessibilità, risultati aziendali e qualità della vita e del lavoro. Tra i PGP, esemplificativamente, si annoverano:

  • il lavoro in team pianificato, strutturato e formalizzato con assegnazione di obiettivi produttivi;
  • i programmi di gestione della flessibilità spazio-temporale del lavoro in modo condiviso tra azienda e lavoratori (forme di part time, team di autogestione dei turni, banca delle ore, lavoro agile, etc.);
  • le comunità di pratiche volte a sviluppare conoscenze operative su base volontaria con strumentazione tecnologica e social network.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

  • Da soli non ci si salva !!     con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

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occupiamoci del presente e del futuro. iniziamo ! . . .

Vorremmo prenderci cura ed occuparci di costruire un futuro dove i cittadini possano convivere meglio ed essere più liberi di esprimersi e di fare. Vorremmo usare le tecniche più avanzate per elaborare le regole che ne consentano l’impiego migliore, a vantaggio di noi cittadini e dell’ambiente in cui viviamo. 
La tecnologia e le regole riguardano anche la progettazione, la costruzione e il funzionamento delle strade, dei ponti, dei porti, degli aeroporti e delle infrastrutture più in generale. Grazie a queste opere siamo in grado di muoverci più rapidamente e confortevolmente, e soprattutto possiamo scambiare beni e merci di ogni tipo. 
Le regole ed il rispetto e controllo di esse, servono nella costruzione e nel mantenimento delle infrastrutture a tutelare la libertà di muoversi dei cittadini, garantendo la realizzazione di opere tecnicamente migliori e più efficienti, ed economicamente più convenienti. 
Garanti di tutto ciò deve essere il cittadino.
Le procedure tecniche servono proprio, attraverso il metodo scientifico, a limitare gli errori e i conseguenti danni. Le comunità scientifiche si dotano di regole proprio per evitare di sbagliare. Le regole tecniche però non dovrebbero servire solo per progettare più efficienti infrastrutture, bensì dovrebbero valutare gli aspetti finanziari ed economico-gestionali per il tempo di durata previsto delle opere stesse. Soprattutto quelli della manutenzione che il passar del tempo esige sempre (anche magari mutando li dati in base ai quali il progetto era stato realizzato non meno che quelle che riguardano la tecnica costruttiva e la scienza, devono anche contemplare che l’uomo è per sua natura fallibile. Sia quando valuta le possibili variabili, sia quando deve rispettare le regole stesse. Le regole dello Stato si rivolgono a tutti i cittadini conviventi, e invece succede che spesso si preferiscono “altre regole”, per esempio quelle dei gruppi amicali, clientelari, o di altra natura. Alla regola legata alla tecnica costruttiva o a quella richiesta dallo Stato, si antepongono gli interessi “amicali”. Questa mentalità poco responsabile nel gestire lo Stato, fa anche sì che in più, in un paese di migliaia di piccoli comuni, si aggiungano i “clan” locali molto forti. Nel complesso sono frequenti le spinte a prevaricare le regole dello Stato. 

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

Da soli non ci si salva !!  

  

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