società fatta di opportunismo e accondiscendenza . . . rimodelliamoci ! . . .

Risultati immagini per vignette sul servilismo
… vi potrei proporre, uno di seguito all’altro, i seguenti termini: Servilismo
Accondiscendenza Opportunismo Omertà Ma, … è radicato nella nostra società,
nelle istituzioni pubbliche e private, s’infiltra nel pensiero e nella cultura, quasi come …
Lo Yesmanismo ti siede accanto

Di Mirco Grassilli

 

Fonte : Pubblicato da Youcanprint. Copyright.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione no profit : – tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it  

sistema di rete SOCIALE . . .

Il Comitato Trazzera Marina vuole attuare un sistema di  Rete sociale rappresentataun METODO di raccolta (per aree/rubriche), selezione ed integrazione di tutte (o quasi) le principali informazioni (e fonti) che riguardano il lavoro, l’istruzione e la formazione in Italia e all’Estero.

Ci ispiriamo a tre principi che hanno guidato e guidano tale progetto: la Semplicità, la Completezza e l’Aggiornamento delle informazioni.

Siamo in continua evoluzione e ricerca di collaborazioni attive per portare al meglio tutte le idee di SERVIZI INTEGRATI, sempre GRATUITI, sul lavoro, studio e formazione, comunicando le informazioni e le offerte a tutti coloro che ci seguono in cerca di opportunità, aggiornamenti e guide in materia, attraverso canali di comunicazione: via WEB, Whatsapp, vorremmo ampliare il criterio di divulgazione ma per fare ciò abbiamo bisogno di aiuto. 

Sono tantissimi e si moltiplicano sempre più gli attori reali (come le agenzie per l’impiego, le società  di lavoro interinali, le agenzie per il lavoro, gli Informa giovani, e chi più ne ha più ne metta) e virtuali (siti internet di ogni tipo e livello) che si occupano di lavoro, istruzione e formazione, a livello locale e/o nazionale (o transnazionale).

Bene, lo scopo del Comitato spontaneo Trazzera Marina è quello di ridurre tale eccesso d’informazioni, integrando i vari ed innumerevoli attori (fonti/Siti) del mercato del lavoro, studio e formazione etc.: da qui l’idea della RETE SOCIALE.

Più precisamente, il blog cerca d’integrare e divulgare le informazioni provenienti dalle diverse fonti, studio-formazione-lavoro, prima sommariamente menzionate.

           DISINFORMAZIONE  =  ARRETRATEZZA

Il compito di offrire a tutti una formazione adatta a una partecipazione attiva alla vita pubblica richiede l’individuazione di nuclei di conoscenze e competenze essenziali che costituiscano una rete concettuale grazie alla quale sia possibile compiere, anche nella vita adulta, nuovi percorsi di conoscenza.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo. Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

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cambiamento ! . . . vero . . .

La ragione dei cosi detti populisti certo contiene qualche briciolo di verità, ma nel complesso induce a pensare che esistano soluzioni facili a problemi complessi, che spinge numerosi cittadini a guardare con nostalgia ad un passato ritenuto bello e sicuro anche se così non è mai stato, fino ad arrivare a convincerli che sarebbe giusto rinunciare a molte delle nostre libertà democratiche in nome di una maggiore sicurezza.

Una risposta diversa alle nostre paure, è più conveniente per la collettività nel suo insieme e anche per i singoli cittadini è l’impresa PMI, che già oggi è una realtà di eccellenza ma che stenta ad essere riconosciuta come tale da tanti connazionali sviati da una informazione quantomeno distratta, e da politici che accentuano le negatività del nostro sistema (che certo ci sono), per alimentare un sordo rancore verso tutti quelli che hanno avuto successo grazie alle loro competenze e ai loro meriti.

Abbiamo politici incapaci di valorizzare i nostri punti di forza, fregandosene dell’Italia dell’Europa, del ricatto dello spread, dei banchieri, tutto ciò finisce per ostacolare l’innovazione ed il lavoro, condannando il paese ad una eterna stagnazione. Si realizza così quella “decrescita felice” che però stando a tutti i sondaggi, gli italiani non ritengono affatto felice e non vogliamo assolutamente.

La nostra realtà economica e sociale nelle analisi e nelle indicazioni di molti opinionisti, economisti e politici che hanno visto per tempo le questioni reali, non sono prese in considerazione. L’impresa PMI deve avere piena consapevolezza ed ascolto nell’essere la fondamentale protagonista della nuova stagione di cambiamento.

L’impresa PMI è e deve continuare ad essere, un attore forte nella società con la quale attiva un intenso scambio di valori e culture. I valori dell’impresa, quali il merito, la competenza, la concorrenza, il mercato come insieme di regole, la fiducia nella scienza e nell’innovazione, devono poter essere trasmessi al corpo sociale nella convinzione che questi siano vantaggiosi per l’intero sistema. Ma dalla società le imprese pmi devono poter recepire le aspirazioni alla massima trasparenza, quelle dell’ambientalismo non ideologico ma basato su una realistica aspirazione al miglioramento della qualità della vita, quella della sicurezza del lavoro e sul posto di lavoro. In questo senso l’impresa PMI è soggetto autenticamente riformista, non nel senso che debba trasformarsi in un partito, ma in quanto attore responsabile d’indicare al sistema politico culture e percorsi più convenienti per lo sviluppo dell’intera società, attuando uno sforzo continuo per adeguare la loro cultura al nuovo.

I rapporti con i dipendenti stanno cambiando. La qualità della produzione e dei prodotti è in cima alle preoccupazioni, il primo passo per la diffusione nella società di una idea diversa di crescita e benessere sociale.

In definiva dobbiamo cambiare la percezione eccessivamente negativa che abbiamo di noi stessi. Dobbiamo valorizzare le eccellenze le competenze l’onestà le buone idee fattibili e di produzione, la rinascita parte da questi valori che debbono rappresentare l’Italia intera.

Non tutti accoglieranno con gioia queste opinioni. Ma non bisogna ritrarsi per paura del cambiamento, anzi proprio quando maggiore è il bisogno del cambiamento tanto più forte deve essere l’impegno.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.   

               accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo idee e progetti ! da proporre !  Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

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voglia di crescere = collaborazione . . .

Il desiderio di crescere e imboccare la via dello sviluppo è presente in molti e sono diffusi i tentativi di costruzione sociale, culturale, economica da guardare con attenzione. Cerchiamo d’ individuare e valorizzare esperienze in controtendenza  in grado di  mettere in luce e sostenere quanto al Sud si sta muovendo per l’iniziativa delle persone, pur tra difficoltà di carattere burocratico e carenze infrastrutturali che sono più gravi che nel resto d’Italia.

Sviluppo Sostenibile e Sussidiario, le 3M riguardano le sue dimensioni: Multisettore (coinvolgimento di differenti tipologie di capitale, oltre che di diversi settori), Multiattore (che prevede la valorizzazione di tutti gli attori, pubblici, privati, profit e non profit) e Multiscala (che si riferisce ad un coordinamento tra il livello locale, quello regionale, quello nazionale e quello degli “attori sistemici” ovvero quei soggetti capaci di muoversi in tutte le dimensioni “multi” sopracitate e di catalizzare intorno a sé i vari soggetti che possono concorrere a impostare politiche di sviluppo, appunto, sostenibili e sussidiarie. In un territorio si trovano sempre soggetti in grado di interpretare questo ruolo meglio di altri, il primo compito di chi ha la responsabilità d’impostare le politiche di sviluppo è quello di individuare quali soggetti sistemici sono presenti a livello locale e far leva su di essi.

In tal senso, il rapporto propone diversi esempi di strategie e attori che possono favorire questo approccio, come il sistema universitario e scolastico, il mondo del lavoro e dell’impresa, la pubblica amministrazione.

Un primo esempio di innovazione nelle politiche potrebbe consistere nella rinuncia a utilizzare sussidi pubblici “a pioggia” per sostenere imprese o territori.

Questo tipo di incentivi non stimola investimenti a iniziative addizionali, da un lato distorce il mercato e dall’altro disincentiva la buona amministrazione, conferendo inoltre un pericoloso potere di intermediazione a chi gestisce gli incentivi. Un incentivo ben più equilibrato e significativo potrebbe essere una detassazione selettiva, anche a tempo determinato, da riservare alle iniziative imprenditoriali che soddisfino requisiti d’innovazione tecnologica e creazione di valore aggiunto in termini di occupazione e investimenti veritieri.

Il Sud, per quanto detto più sopra, potrebbe inoltre diventare un punto di integrazione culturale importantissimo in questo momento storico. In più circostanze diversi Paesi del Sud del Mediterraneo e dei Balcani hanno segnalato di volersi affrancare dall’arretratezza attraverso la crescita culturale e professionale dei propri giovani.

In questa situazione il sistema universitario del Sud Italia potrebbe diventare un importantissimo “Hub della conoscenza” per tutta l’area mediterranea, attraendo (e trattenendo) giovani stranieri motivati che ad oggi scelgono altri Paesi per i propri studi. Borse di studio ad hoc, programmi in lingua inglese e francese, partnership con le migliori università del mediterraneo potrebbero permettere di formare professionisti, manager e giovani imprenditori e, di conseguenza, sostenere un nuovo posizionamento del Sud all’interno del Mediterraneo. Investire in formazione vera è la prima condizione per costruire rapporti duraturi di carattere culturale, politico e commerciale.

Un esempio di natura diversa riguarda il commercio internazionale e le infrastrutture. Già oggi i Paesi del Mediterraneo sono partner commerciali primari dell’Italia, ma c’è un fatto molto importante che spinge ad investire ulteriormente sui rapporti con tali regioni e che apre nuove opportunità per riportare il Sud al centro dell’Europa: un importante elemento di scenario sono i progetti di strade, ferrovie, porti in corso di verifica o già avviati da diversi investitori istituzionali e privati.

Si tratta di occasioni imperdibili di cui il Meridione d’Italia bisogna per avvantaggiarsi del cambiamento in atto che potrebbe portare al rilancio di investimenti infrastrutturali anche tramite fondi nazionali ed europei. La credibilità del piano in termini di tempi e costi, è  fondamentale: tergiversare ha già nel passato fatto sì che grandi operatori portuali e logistici stranieri abbandonassero l’idea di investire in Italia per scegliere altri territoriali.

Questi investimenti in infrastrutture potrebbero inoltre concorrere a incentivare la vocazione turistica solo parzialmente espressa di molte località del Sud. È evidente infatti che il vantaggio competitivo del Mezzogiorno nell’arte, nella natura, nella cultura, nell’architettura e nella gastronomia sia vanificato dall’arretratezza di strutture turistiche, porti, aeroporti, ferrovie, strade e autostrade.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

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con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

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Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

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beni comuni e amministrazione condivisa . . . proviamoci ! . . .

Labsus LABORATORIO PER LA SUSSIDIARIETÀ
Beni comuni e amministrazione condivisa Il punto di Labsus

I primi 5 anni del Regolamento per i beni comuni: a che punto siamo?

Un bilancio ragionato di un’incredibile sperimentazione
18 Febbraio 2019
Sono già trascorsi cinque anni da quel 22 febbraio 2014 quando, in una sala gremita e vivace, il Comune di Bologna, Labsus e la Fondazione Del Monte presentarono il primo schema di regolamento sulle forme di collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani. Moltissime cose sono successe nel frattempo, e neppure noi che eravamo in prima linea in questa sperimentazione potevamo prevedere quale impatto il lavoro avrebbe generato dentro e fuori dalla nostra città. Le incognite infatti erano molte: il Regolamento sarebbe stato riconosciuto dai cittadini come uno strumento per abilitare e sostenere le loro istanze di partecipazione attiva? E l’Amministrazione, avrebbe trovato la forza di assecondare il cambio di paradigma all’interno di un quadro normativo e organizzativo non concepito per condividere con i cittadini idee e risorse? Cinque anni di esperienze rappresentano un tempo giusto per tracciare un bilancio ragionato dei successi e dei punti deboli di quella che è nata e ancora va considerata una sperimentazione, come tale bisognosa di attento monitoraggio e costante manutenzione.

Una chiave

Una delle ragioni per cui si decise di elaborare uno strumento normativo per stimolare, raccogliere e sostenere pratiche di amministrazione condivisa era la constatazione che, nonostante il principio di sussidiarietà orizzontale, tali pratiche rischiavano di non avere diritto di ingresso all’interno dell’amministrazione. L’iper produzione normativa, la percezione dei soggetti del controllo alla stregua di entità imperscrutabili, minacciose e vendicative e la costruzione per compartimenti stagni delle strutture organizzative sono i fattori principali che impedivano o rendevano inquieto il transito di tali esperienze all’interno della prassi amministrativa dell’ente locale. Serviva quindi una chiave che, aprendo all’attivismo civico la porta d’ingresso, consentisse al principio di sussidiarietà orizzontale di gettare una sfumatura cromatica nuova, utile ad interpretare e reinterpretare norme, procedure e scelte organizzative.

Una lente

La lettura delle numerose proposte di collaborazione ricevute – circa 750 – e la costruzione dei circa 500 patti che ne sono scaturiti ci hanno consentito di osservare meglio i territori, le comunità che li abitano e le dinamiche sociali che li animano. Questo elemento risulta di fondamentale importanza in un contesto in cui la crisi dei corpi intermedi da un lato e l’affermarsi dell’esasperazione come propellente per l’emersione delle narrazioni territoriali dall’altro rischia di comporre sui tavoli decisionali dell’amministrazione locale un quadro informativo potenzialmente distorto. Ferma restando la necessità per il Comune di adempiere con efficienza ai propri compiti, rifuggendo qualsiasi tentazione di spostarne l’onere sui cittadini, la consapevolezza dell’esistenza di una parte di comunità disponibile ad essere parte attiva nella realizzazione dell’interesse generale aiuta a costruire risposte nuove ed integrate, capaci di connettersi meglio ai bisogni specifici ed effettivi dei territori. E’ importante notare come lo spirito che anima le volontà costruenti dei cittadini, più che a colmare lacune, sia orientato ad incrementare standard o creare ex novo opportunità e soluzionia fronte di necessità sociali in tumultuosa evoluzione.

Un detonatore

La quantità e la qualità delle energie civiche che si sono manifestate ha determinato un impatto in termini di effetti, materiali ed immateriali, e di processo. Questo impatto, difficile da misurare nel suo complesso, è fatto di tanti cambiamenti, piccoli e grandi, sui luoghi, sulle persone e sulle relazioni. Anche all’interno dell’Amministrazione il Regolamento ha determinato un cambiamento faticoso ma profondo sul modo di relazionarsi con e per i cittadini. Trasversalità ed integrazione mi sembrano i termini più adatti per descrivere l’effetto, ancora a tendere, di questa nuova modalità di lavoro. La trasversalità è l’elemento chiave per contrastare la tendenza dei vari uffici a rinchiudersi in una bolla specialistica immersa in un contesto liquido di informazioni e sollecitazioni che finiranno per essere filtrate solo in funzione del grado di compatibilità che le stesse hanno con il proprio micro clima. L’integrazione, frutto della trasversalità, rappresenta lo sforzo per restituire alla comunità quadri di senso dai quali poter comprendere le politiche in atto, le programmazioni future, i bisogni emersi. Ciò è funzionale per consentire ai cittadini di comprendere quali siano gli effettivi margini entro cui poter esercitare le loro prerogative, avvalendosi degli strumenti della partecipazione di volta in volta ritenuti più adeguati. La gestione delle proposte di collaborazione ha costituito uno stimolo importante verso il consolidamento di modalità di lavoro trasversali e la previsione regolamentare dell’interlocutore unico quale elemento di facilitazione della relazione con i cittadini ha dato, al netto delle immaginabili difficoltà, buona prova di sé. La valutazione complessivamente positiva dei risultati raggiunti ci pone di fronte alla responsabilità di analizzare gli elementi di debolezza delle pratiche di amministrazione condivisa al fine di indirizzare efficacemente il lavoro che ci attende.

Ampliare la platea

Il Regolamento ci ha consentito di raccogliere e sostenere una serie di progettualità promosse dai cittadini e questo ovviamente è un risultato positivo. E’ evidente tuttavia che le persone disposte autonomamente ad intraprendere un’iniziativa di cura dei beni comuni, facendosi comunque carico di oneri, incombenze e responsabilità, rappresentano un’avanguardia civica dotata di strumenti culturali e sociali peculiari rispetto alla media. Ora, se è vero che i cittadini attivi sono mossi non da astratte finalità filantropiche ma dalla volontà di vivere meglio i luoghi e le relazioni sociali, risulta fondamentale per il Comune diventare più proattivo per avvicinare la disponibilità di queste pratiche ai contesti quotidiani di vita delle persone. Questo sforzo richiede risorse e presuppone scelte organizzative coerenti, ma si colloca perfettamente nelle linee evolutive di un ente locale che voglia fare della partecipazione dei cittadini, nelle sue varie forme, un elemento distintivo e strutturale dell’azione amministrativa.

Saper rendicontare

L’estrema eterogeneità dei soggetti promotori e degli obiettivi perseguiti rendono particolarmente difficile misurare l’impatto complessivo generato dai patti di collaborazione. Il quadro che ne deriva è quindi costituito da tante piccole e grandi esperienze, su ognuna delle quali sono disponibili racconti e riscontri, ma se vogliamo che queste pratiche costituiscano una massa critica in grado di aumentare la loro capacità di penetrazione, occorre configurare nuovi strumenti di misurazione di impatto e comunicarne adeguatamente i risultati. Questo non è un compito che il Comune può efficacemente affrontare da solo ma richiede il coinvolgimento delle comunità nella individuazione, nella implementazione e nel monitoraggio delle soluzioni più adeguate.

Semplificare

L’aver attuato con un regolamento comunale il principio di sussidiarietà orizzontale, se è stata una scelta coerente con il ruolo che l’ordinamento riconosce all’autonomia comunale e con il massimo grado di prossimità che lega questo livello istituzionale alle rispettive comunità, crea inevitabilmente difficoltà applicative stante la necessità di interpretarne i contenuti alla luce del suo peso nel sistema delle fonti. Occorre intensificare gli sforzi per rendere sempre più ergonomico l’innesco e lo sviluppo delle pratiche di amministrazione condivisa. Al netto dei progressi che su questo fronte abbiamo già registrato, la relazione tra Amministrazione e cittadini presenta ancora ampi margini di semplificazione in termini di velocità delle risposte e di adempimenti richiesti. Se focalizziamo l’attenzione sull’essenza autentica di queste pratiche, vale a dire la messa a disposizione da parte dei cittadini di idee ed energie a favore della comunità senza creare barriere alla libera fruibilità dei beni, gli elementi di potenziale frizione con specifiche previsioni normative possono essere superati grazie ad interpretazioni costituzionalmente orientate fondate sulla considerazione che il principio di sussidiarietà concorre, al pari degli altri principi costituzionali, a definire i canoni di legalità dell’azione amministrativa. Ciò non toglie che su alcune questioni – penso in particolare alla rigenerazione civica di immobili inutilizzati – l’intervento del legislatore appaia indispensabile per avviare esperienze su larga scala nella garanzia dei vari soggetti coinvolti. Occorre inoltre semplificare la relazione tra diversi strumenti normativi locali che, ciascuno per la sua parte, mirano comunque al rafforzamento di relazioni sussidiarie con la comunità. Ricondurre all’interno di un quadro regolamentare unitario le relazioni con i cittadini attivi e quelle più tradizionali con il terzo settore rappresenta un obiettivo importante per favorire scambi e connessioni tra mondi che, sia pur diversi, trovano nel principio di sussidiarietà un chiaro riferimento ontologico. Mi pare che la riforma del terzo settore, benché non ancora compiuta, rappresenti una preziosa occasione in tal senso. In un’epoca in cui appaiono messi fortemente in discussione i fondamentali della democrazia rappresentativa e le esperienze di democrazia diretta pongono spesso il dubbio “si ma diretta da chi?”, le pratiche di amministrazione condivisa possono rappresentare un terreno neutro in cui cittadini consapevoli e amministrazioni credibili costruiscono risposte nuove nelle quali le comunità siano sempre più capaci di riconoscersi.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

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L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

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               accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

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vale la pena di investire su se stessi ?

Accumulare più conoscenze può servire ad incrementare il nostro capitale umano. 

Imparare cose nuove fa sì che la vita continui a essere interessante ed entusiasmante.

Chiunque controlli la formazione dei nostri ragazzi controlla il futuro.

La conoscenza è oggi la moneta di scambio più forte in questo momento.

E’ tutti c’e ne dovremmo occupare ! ! . . .

Trascorriamo la maggior parte del tempo ad accumulare denaro, spendere e a preoccuparci delle nostre finanze, sostenendo di non avere tempo per imparare o occuparci di qualcosa di nuovo.

Ciò che sta accadendo è un profondo cambiamento nel rapporto tra denaro e conoscenza.

In questo quadro socio-economico, coloro che si dedicano in modo totalizzante alla carriera agl’interessi personali - ma non trovano il tempo di imparare nuove cose - costruiscono il nuovo “gruppo a rischio”. Quale? Quello di rimanere sul fondo della piramide della competizione globale e di vedere volare via il posto di lavoro.

I posti di lavoro saranno sempre più per i lavoratori con le competenze giuste per riempire quei posti di lavoro rimasti vacanti o nati da poco secondo le nuove necessità del mondo del lavoro.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

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educare alla legalità . . . ed altro . . .

Fare rete, per dimostrare come la sinergia tra attori diversi permette risultati molto positivi a fronte di un impegno diffuso.

Accrescere e diffondere la cultura della legalità e della cittadinanza attiva negli adolescenti;

  • Accrescere la conoscenza e l’accettazione consapevole delle regole sociali e delle norme giuridiche;
  • Conoscere le istituzioni e le leggi che garantiscono i diritti ;
  • Aumentare la conoscenza dei fattori macro-sociali che agiscono da antidoto alla criminalità;
  • Promuovere pratiche di mediazione dei conflitti sociali, di educazione alla convivenza e della coesione sociale;
  • Sensibilizzare, informare e far riconoscere ai ragazzi il fenomeno del cyber bullismo ed i pericoli della rete. Istruire gli adolescenti in merito alle strategie comportamentali per ridurre i rischi di esposizione;
  • Fornire gli strumenti per la valutazione delle conseguenze dei reati specifici ed i rischi conseguenti per sé e per gli altri;
  • Sviluppare la capacità di agire e partecipare ai processi di cambiamento e diffusione della legalità e della coscienza civile.

Il metodo della classe capovolta

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Fonte : da consultare https://www.tuttoscuola.com/classe-capovolta-quali-pilastri/

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L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

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Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

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cosa dovremmo chiedere . . .

Controlli coordinamento e rispetto delle regole sono un esigenza fondamentale per qualsiasi realtà economica. Essi rappresentano la punta di un iceberg dove la parte sommersa è composta da tutto ciò che struttura un’impresa, dal know-how al prodotto finale, dai processi di produzione ai lavoratori. Non solo, il brand veicola messaggi riguardanti la qualità, la rispettabilità e i livelli di innovazione del business stesso cui il consumatore si affida quando deve effettuare una scelta.
   
Per poter agire efficacemente in questa direzione sono necessari due elementi principali: la consapevolezza da parte degli operatori e dei consumatori dell’importanza dei diritti di proprietà e un ecosistema politico-giuridico in grado di fornire strumenti e tutele adeguati e armonizzati con le esigenze del settore.
   
Le voci di cui si compone fa emergere alcune problematiche:

  1. Il sistema politico instabile non garantisce la continuità della regolamentazione e delle attività di tutela dei diritti;
  2. Esiste uno scarso coordinamento tra i livelli di coordinamento e controllo di tali attività;
  3. Emerge un dualismo tra la facilità di registrare un marchio o un brevetto (tutela de jure) e la capacità di proteggerlo efficacemente.

 
COSA MANCA    Le regole ci sono, così come sta migliorando la propensione dei cittadini a tutelare i propri interessi, sia fisici sia intellettuali. Purtroppo mancano alcune fasi. A partire da quella esecutiva e di controllo, come nel caso della contraffazione, e da quella politica, dominata dalla grande instabilità e dalla mancanza di controlli continui ed efficaci.
 
I nodi illustrati potrebbero essere affrontati con alcune azioni che andrebbero a migliorare i parametri vulnerabili:

  • Informare meglio chi ha potere e autorità di controllo sul valore dei controlli e del rispetto delle regole;
  • Potenziare la Commissione Parlamentare d’inchiesta sui fenomeni del rispetto delle regole e renderle il perno dell’attività legislativa e di monitoraggio permanente;
  • Migliorare e rafforzare il coordinamento delle attività di contrasto al rispetto di esse (centro e periferie amministrative comunicano poco e male e a senso unico);
  • Rivedere la normativa sulla tutela del Made in Italy, partendo da una strategia nazionale che incida sulla regolamentazione, la fase esecutiva e promuova la competitività a livello internazionale;
  • Migliorare la fase di analisi dei dati qualitativa e quantitativa sui fenomeni di violazione delle regole.

Un segnale dal Governo, soprattutto verso le Pmi sarebbe fondamentale nei prossimi anni per migliorare la situazione italiana. Tutelare il rispetto delle regole è migliorare l’ecosistema politico e giuridico a difesa della proprietà e dei diritti significa agire negli interessi non solo delle imprese e del tessuto economico, ma anche del cittadino e della capacità innovativa di un intero Paese.

 Il processo innovativo non è un progetto dai confini definiti, ma un viaggio continuo e in divenire.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione no profit :

– tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

 

 

 

percorsi didattici – dovrebbero essere progettati . . .

Un sapere che non sia consapevole può essere facilmente simulato: è importante individuare strategie che consentano di rompere quella spirale perversa che talvolta si instaura nel rapporto studente insegnante e che consiste, da parte dello studente, nell’esclusiva ricerca di capire quello che l’insegnante si aspetta e, da parte dell’insegnante, nell’accontentarsi della riproposizione acritica di quanto è stato detto in classe o scritto sul libro di testo.

In questo modo non si costruisce sapere, ma una simulazione del sapere e si creano, magari inconsapevolmente, le condizioni per un distacco dello studente da una partecipazione attiva, motivata e responsabile al processo formativo.

Il riconoscimento della necessità di un sapere consapevole implica una didattica orientata alla costruzione di significato degli oggetti di studio e comporta un mutamento di atteggiamento nei confronti dell’insegnamento apprendimento.

Infatti l’appropriazione di significato richiede il coinvolgimento della sfera cognitiva individuale, ma anche del corpo, delle emozioni e della sfera sociale.

Pertanto è necessario avviare processi di crescita formativa degli studenti che tengano conto, in ugual misura, di aspetti emozionali-affettivi, cognitivi e di interazione sociale.

La necessità di individuare conoscenze e competenze essenziali.

Il compito di offrire a tutti una formazione adatta a una partecipazione attiva alla vita pubblica richiede l’individuazione di nuclei di conoscenze e competenze essenziali che costituiscano una rete concettuale grazie alla quale sia possibile compiere, anche nella vita adulta, nuovi percorsi di conoscenza.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

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Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo. Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

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l’epoca dell’arroganza ! . . .

Viviamo in un’epoca particolarmente caratterizzata dall’arroganza, dal sopruso e dall’aggressività.
Un numero sempre più grande di persone ritiene che questi aspetti servano per “rimanere a galla”, per non farsi schiacciare dagli altri e da un mondo ostile, per avere successo, per apparire più in alto degli altri.
Questo comportamento è più evidente soprattutto nei giovani e negli imprenditori rampanti che, con il progresso dell’epoca in cui viviamo, sono totalmente cambiati rispetto a qualche ventennio fa.
Questo problema non riguarda solamente i giovani ma anche i genitori che, lasciando quasi piena libertà ai figli, li facciamo diventare padroni della propria vita e quindi credono di sapere tutto, di non aver bisogno dell’aiuto né dei consigli di nessuno e quindi diventano prepotenti se qualcuno cerca di aiutarli.
Oltre che in questo modo, i genitori agiamo negativamente su questo aspetto anche in modo inconscio; ad esempio quando incitamo i figli a vincere in uno sport, ad essere migliore dell’avversario usando anche tecniche di furbizia e cercando di aggirare le regole; oppure quando li convinciamo che a scuola possono fare meglio di alcuni loro compagni.
Questo porta i ragazzi alla competizione, che spesso è sinonimo di arroganza e presunzione; essere convinti di saper fare meglio degli altri.
Inoltre si seguono anche gli esempi che si hanno davanti agli occhi, nella vita quotidiana ad esempio con la televisione: si assiste sempre più di frequente a dibattiti e discussioni volgari e aggressive nelle quali nessuno interviene per moderare termini o fatti.
Anche il web agisce negativamente poiché spesso è usato per sfogare la propria rabbia, a volte anche in maniera anonima, contro qualcuno.
Penso dunque che bisognerebbe riaffermare gli atteggiamenti di gentilezza, comprensione, cortesia e cordialità.
In questo modo si vivrebbe in un Mondo migliore, si limiterebbero le discussioni, i dibattiti, le presunzioni le violenze e prevaricazioni ad ogni costo. 

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

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