siamo socialmente in panico perenne ! . . .

Una società allineata alle trasformazioni in atto da parte degli “operatori della conoscenza”. Oggetto del contendere non sono questioni metodologiche o dotazioni strumentali ma la capacità, squisitamente sociale formativa, di formulare una proposizione di valore all’altezza delle sfide.

Una visione del mondo che, alle volte, appare troppo schematica perché monopolizzata da matrici ideologiche che tendono a rinculare su assetti precedenti piuttosto che a delineare sistemi emergenti.

Il risultato di questa miopia è all’origine non tanto di distorsioni analitiche, ma soprattutto di una incapacità di proposte, lasciando così molti modelli interpretativi e supporti tecnologici poco o scarsamente utilizzati.

Lunghe e approfondite analisi ma poche pagine di proposte spesso deludenti in termini di applicabilità e che quindi ingenerano nei fruitori reazioni del tipo: “questo potevo dirlo anch’io” o “cosa me ne faccio?”.

A fronte di una crescente disponibilità di dati, competenze e sforzo partecipativo che originano intelligenze collettive ricche di elementi esperienziali e aspirazioni applicative, queste ultime rimangono comunque al servizio di produzione e gestione della conoscenza, sia in sede di elaborazione che di trasferimento.

Si evidenziano in tal senso limiti legati al riconoscimento e alla gestione di ruoli e funzioni di community management che dovrebbero svolgere un’attività d’intermediazione in senso biunivoco tra specialisti e professionisti, così come difficoltà più di tipo organizzativo ad assumere un approccio autenticamente aperto rispetto ai processi di ricerca e sviluppo da parte di imprese e istituzioni pubbliche. Il mantra dell’innovazione aperta si scontra quindi con elementi di chiusura nel momento in cui “si deve fare sul serio”, ad esempio in sede di prototipazione, di industrializzazione e di tutela dei brevetti.

Eppure è ben noto il valore creato dai meccanismi di riproduzione sociale legati alla conoscenza, ad esempio utilizzatore di nuovi prodotti in grado di generare riscontri rispetto a bug o possibili nuove forme d’uso.

Apporti preziosi e sempre più centrali nella co-costruzione di elementi conoscitivi che richiedono, in forme diverse, di essere adeguatamente organizzati a fare rete.

Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.                

              accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

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coinvolgiomento! . . . ecco un esempio da seguire ! . . .

WELFARE CONTRATTUALE /
 Fonte :
Il coinvolgimento paritetico dei lavoratori: cos’è e come funziona
Ecco quanto stabilito da una recente circolare dell’Agenzia delle Entrate in merito agli strumenti di coinvolgimento aziendale

16 agosto 2018

Recentemente, la circolare n. 5/E dell’Agenzia delle Entrate (di cui vi abbiamo parlato qui) ha chiarito alcuni aspetti in merito alla possibilità di conversione del premio di risultato in welfare aziendale. Tra le altre cose, il documento riprende anche il tema del coinvolgimento paritetico dei lavoratori. In questo articolo vi spieghiamo cos’è e come funziona questo strumento, portandovi alcuni esempi chiarificatori.
Il coinvolgimento paritetico dei lavoratori: di cosa si tratta

Come spesso abbiamo evidenziato, le trasformazioni del lavoro e della relazione tra impresa e lavoratore stanno progressivamente favorendo lo sviluppo di forme di partecipazione attiva dei lavoratori nei contesti produttivi. Tra queste si annoverano gli schemi di coinvolgimento paritetico. Ma cosa sono tali strumenti?

In base a quanto sancito dal comma 189 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, il coinvolgimento paritetico dei lavoratori è uno strumento realizzato mediante schemi organizzativi che permettono di coinvolgere in modo diretto e attivo i lavoratori, da un lato, nei processi di innovazione e di miglioramento delle prestazioni aziendali, con incrementi di efficienza e produttività, e, dall’altro, nel miglioramento della qualità della vita e del lavoro.

In base alla normativa, il coinvolgimento paritetico dei lavoratori deve essere formalizzato a livello aziendale mediante un apposito Piano di Innovazione. Tale piano è elaborato dal datore di lavoro, secondo le indicazioni del contratto collettivo, oppure mediante comitati paritetici aziendali.

Il Piano di Innovazione deve riportare: a) la disamina del contesto di partenza, b) le azioni partecipative, gli schemi organizzativi da attuare e i relativi indicatori, c) i risultati attesi in termini di miglioramento e innovazione d) il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori a livello aziendale, se costituite. Inoltre, il Piano può contenere progetti di innovazione già avviati, dai quali si attendono ulteriori specifici incrementi di produttività, nonché progetti da avviare.
Le opportunità legate al welfare aziendale

Come detto, il coinvolgimento dei lavoratori trova un riscontro anche in tema di welfare aziendale. La Legge di Stabilità del 2016 ha infatti introdotto la possibilità di avere accesso ad importanti sgravi fiscali e contributivi (sia per l’impresa, sia per il lavoratore) nel caso in cui il premio di risultato aziendale sia convertito – su libera scelta del dipendente – in tutto o in parte in welfare. Tali vantaggi sono soggetti a specifiche soglie: 3.000 euro di importo e 80.000 di reddito annui per il lavoratore.

La limitazione legata all’importo può essere però ampliata fino a 4.000 euro nel caso in cui l’azienda preveda forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori. Con la circolare n. 28/E del 2016, l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di chiarire come tali disposizioni fossero finalizzate ad incentivare quegli schemi organizzativi della produzione e del lavoro orientati ad accrescere la motivazione del personale e a coinvolgerlo in modo attivo nei processi di innovazione, realizzando incrementi di efficienza, produttività e di miglioramento della qualità della vita e del lavoro. Nella circolare, è stato precisato che, al fine di beneficiare dell’incremento su cui applicare l’imposta sostitutiva, è necessario che i lavoratori intervengano, operino ed esprimano opinioni che, in quello specifico contesto, siano considerate di pari livello, importanza e dignità di quelle espresse dai responsabili aziendali che vi partecipano con lo scopo di favorire un impegno “dal basso” che consenta di migliorare le prestazioni produttive e la qualità del prodotto e del lavoro.

Attraverso questa novità, il legislatore ha tentato di favorire la diffusione di meccanismi di coinvolgimento paritetico all’interno delle aziende italiane. Il risultato è stato però parziale. Tendenzialmente solo alcune grandi imprese sono in grado di garantire un importo premiale superiore ai 3.000 euro; inoltre, si deve considerare che spesso tali realtà avevano già introdotto forme di partecipazione attiva dei lavoratori.

Le micro, piccole e medie imprese – per le quali gli strumenti di coinvolgimento potrebbero essere un’importante innovazione organizzativa – non sarebbero invece sufficientemente stimolate a sperimentare tali meccanismi: è raro infatti che una realtà imprenditoriale con un numero ridotto di collaboratori possa garantire un premio di risultato così elevato.
Alcuni esempi di coinvolgimento paritetico dei lavoratori

In conclusione, vi mostriamo due esempi di piani di coinvolgimento paritetico dei lavoratori: gli schemi organizzativi di innovazione partecipata (SOP) e i programmi di gestione partecipata (PGP). Entrambe queste casistiche trovano riscontro nelle prassi aziendali censite dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound).

Gli schemi organizzativi di innovazione partecipata (SOP) sono forme di coinvolgimento diretto dei lavoratori nei processi d’innovazione. Tali strumenti richiedono una comunicazione strutturata tra lavoratori e datore di lavoro. Esemplificativamente, tra i SOP si possono annoverare:

  • i gruppi di progetto, cioè gruppi volti a migliorare singole aree produttive, prodotti e servizi e sistemi tecnico organizzativi;
  • la formazione specialistica e mirata all’innovazione;
  • i sistemi di gestione dei suggerimenti dei lavoratori, cioè strumenti che consentono ai dipendenti di proporre idee e iniziative in ambito organizzativo;
  • le campagne di comunicazione sugli scopi e lo sviluppo di programmi di innovazione, (workshop, focus, seminari interattivi);

I programmi di gestione partecipata (PGP) fanno riferimento invece a forme di partecipazione diretta dei lavoratori per la gestione delle attività e delle conoscenze produttive nonché del tempo e del luogo di lavoro che consentono di combinare flessibilità, risultati aziendali e qualità della vita e del lavoro. Tra i PGP, esemplificativamente, si annoverano:

  • il lavoro in team pianificato, strutturato e formalizzato con assegnazione di obiettivi produttivi;
  • i programmi di gestione della flessibilità spazio-temporale del lavoro in modo condiviso tra azienda e lavoratori (forme di part time, team di autogestione dei turni, banca delle ore, lavoro agile, etc.);
  • le comunità di pratiche volte a sviluppare conoscenze operative su base volontaria con strumentazione tecnologica e social network.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

  • Da soli non ci si salva !!     con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

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occupiamoci del presente e del futuro. iniziamo ! . . .

Vorremmo prenderci cura ed occuparci di costruire un futuro dove i cittadini possano convivere meglio ed essere più liberi di esprimersi e di fare. Vorremmo usare le tecniche più avanzate per elaborare le regole che ne consentano l’impiego migliore, a vantaggio di noi cittadini e dell’ambiente in cui viviamo. 
La tecnologia e le regole riguardano anche la progettazione, la costruzione e il funzionamento delle strade, dei ponti, dei porti, degli aeroporti e delle infrastrutture più in generale. Grazie a queste opere siamo in grado di muoverci più rapidamente e confortevolmente, e soprattutto possiamo scambiare beni e merci di ogni tipo. 
Le regole ed il rispetto e controllo di esse, servono nella costruzione e nel mantenimento delle infrastrutture a tutelare la libertà di muoversi dei cittadini, garantendo la realizzazione di opere tecnicamente migliori e più efficienti, ed economicamente più convenienti. 
Garanti di tutto ciò deve essere il cittadino.
Le procedure tecniche servono proprio, attraverso il metodo scientifico, a limitare gli errori e i conseguenti danni. Le comunità scientifiche si dotano di regole proprio per evitare di sbagliare. Le regole tecniche però non dovrebbero servire solo per progettare più efficienti infrastrutture, bensì dovrebbero valutare gli aspetti finanziari ed economico-gestionali per il tempo di durata previsto delle opere stesse. Soprattutto quelli della manutenzione che il passar del tempo esige sempre (anche magari mutando li dati in base ai quali il progetto era stato realizzato non meno che quelle che riguardano la tecnica costruttiva e la scienza, devono anche contemplare che l’uomo è per sua natura fallibile. Sia quando valuta le possibili variabili, sia quando deve rispettare le regole stesse. Le regole dello Stato si rivolgono a tutti i cittadini conviventi, e invece succede che spesso si preferiscono “altre regole”, per esempio quelle dei gruppi amicali, clientelari, o di altra natura. Alla regola legata alla tecnica costruttiva o a quella richiesta dallo Stato, si antepongono gli interessi “amicali”. Questa mentalità poco responsabile nel gestire lo Stato, fa anche sì che in più, in un paese di migliaia di piccoli comuni, si aggiungano i “clan” locali molto forti. Nel complesso sono frequenti le spinte a prevaricare le regole dello Stato. 

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

Da soli non ci si salva !!  

  

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qualcosa a cui guardare ! . . . ed iniziare a copiare ! ….

Ridurre la Burocrazia per Competere
L’Italia necessita di ridurre il peso della propria burocrazia se vuole tornare a crescere. Come? Riprendendo il modello di digitalizzazione della PA implementato in Estonia e adattandolo alle proprie caratteristiche economiche e sociali.

La burocrazia è uno dei principali problemi del paese. L’inefficienza della pubblica amministrazione causa danni più severi dell’evasione fiscale frenando fortemente la ripresa economica. La giungla di leggi comunali, provinciali, regionali e statali e così aggrovigliata da non avere paragoni in Europa. Un potere smisurato nascosto in remote stanze di uffici provinciali e ministeri che immobilizza la crescita del paese. Mentre aziende e corporazioni stanno dando prova di sapersi, più o meno, adattare ai cambiamenti globali e alle sfide del futuro, l’Italia e tutto il suo apparato istituzionale, stenta ad introdurre una radicale trasformazione digitale.

PERCHÈ È IMPORTANTE? Secondo i dati del World Economic Forum, l’Italia si posiziona al 135° posto in classifica Su 137 (peggio di noi solo Brasile e Venezuela) nella classifica sugli oneri della regolamentazione. Di conseguenza, questo problema rallenta fortemente gli investimenti (locali e stranieri). Secondo diversi studi, i conti annuali per gli adempimenti delle micro e piccole imprese in Italia si assommano tra I 30 e 40 miliardi di Euro. Appare dunque necessario superare questo sistema e muoversi verso una concreta digitalizzazione della pubblica amministrazione e di tutto l’apparato burocratico italiano.

I NOSTRI VICINI EUROPEI L’Estonia, indipendente da poco più di 25 anni è riuscita a trasformarsi da periferia di un’Unione prossima al collasso, quella Sovietica, a paese leader in Europa (e nel mondo) a livello di innovazione nella pubblica amministrazione. La creazione di una cultura digitale trova radici in un forte sistema d’istruzione che ha introdotto l’utilizzo dei computer e della tecnologia a partire dagli anni 90, attribuendogli la stessa importanza della letteratura o della matematica. Allo stesso tempo il governo di Tallinn ha spinto fortemente sulla rivoluzione digitale. In questi anni l’Estonia ha introdotto ‘un’identità digitale’ per ogni cittadino permettendogli di eleggere il proprio parlamento online, accedere al sistema bancario, firmare e condividere documenti legali, acquistare licenze e allo stesso tempo snellire il processo burocratico.

SGUARDO AL FUTURO Paesi avanti a noi a livello di trasformazione digitale non smettono di guardare in avanti per continuare a snellire e migliorare il sistema burocratico del paese. Da qualche mese il governo estone ha lanciato il progetto ‘Estonia 2035’ per ridurre ulteriormente il fardello burocratico. E in Italia? In Italia, spesso e volentieri, esistono troppi enti con potere decisionale sulla stessa tematica. Si ha quasi l’impressione che regole siano introdotte con il solo scopo di consentire ad un burocrate di crearsi un’attività (monitorare l’implementazione di tale regola). La trasformazione parte dunque da tre step imprescindibili:

  1. Iniziare da una visione politica condivisa dalla quasi totalità dei legislatori;
  2. Eliminare le regolamentazioni (e i regolatori) più superflui e digitalizzare quelle necessarie;
  3. Informare e guidare il cittadino nella transizione alla cittadinanza digitale in modo che possa essere introdotto a tutte le possibilità e i benefici che ne derivano.

Solo così l’Italia potrà compiere i primi passi significativi verso la creazione di un’architettura in grado di fornire servizi di alta qualità ai cittadini.

Fonte :Competere L’idea di Umberto Cucchi

Dovremmo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

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tempo addietro avevamo messo in cantiere ! . . .

Questa idea era partita nel 2014 circa.

Con la nascita dell’associazione LEGITTIMA DIFESA & LAVORO per intercettare fondi Ue.

Aveva il compito di raccoglie in un unico soggetto giuridico, operativo e gestionale associati, tra imprese private e soggetti pubblici, allo scopo di favorire l’innovazione e incrementare la produttività e la crescita del territorio, intercettando anche fondi europei.

Eravamo alla ricerca di quali erano le reali necessità delle imprese per formarci innovarci e crescere, metterci in contatto con le università e i centri di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie e percorsi produttivi. Un’opportunità particolarmente importante per le piccole e piccolissime aziende, che potevano anche usufruire di una struttura competente ed efficiente per accedere ai bandi di finanziamento europei provenienti da fondi Por Fesr, Fse e Fears, ma anche da risorse nazionali (Fondo crescita sostenibile), o da programmi a gestione diretta della Commissione Europea (Horizon 2020, Cosme).

Il lavoro impostato da un solo ideatore non ha avuto seguito ! . . . per  i soliti motivi caratteriali e collaborativi che ci distinguono nel fare gruppo e squadra. Ecco da dove scaturiscono le sensibilizzazioni su questo blog nel fare squadra e rete, fintanto che non saremo capaci di fare queste scelte e metterle in pratica saremo tagliati fuori da tutto l’apparato UE è dalla cosiddetta globalizzazione.

meditate ! . . .  meditate gente ! ! . . .

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Il nostro Percorso è finalizzato ad individuare innovazioni emergenti e “buone pratiche” che possano promuovere la riflessione sulla necessità di un nuovo “mix” di politiche capace di rispondere efficacemente a bisogni sociali vecchi e nuovi nel rispetto dei cittadini tutti. Il Comitato si esprime a carattere di volontariato promotivo culturale  aperto a collaborazioni con istituzioni, aziende, associazioni, fondazioni, gruppi, sindacati enti locali etc. che ne condividono le finalità e sostengono le attività di ricerca. 

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riconoscere i propri errori ! . . . evolviamoci ! . . .

Se appartenete alla generazione di persone tra 25 e 45 anni, vi sarà capitato di parlare con gente che – sì, succede – lascia contratti a tempo indeterminato e lavori in cui ha investito tempo ed energie. Ma i motivi spesso non sono quelli più “conosciuti” ossia: stipendio migliore, maggiore responsabilità, voglia di mettersi alla prova in altro o lavorare vicino a casa. In mezzo a questi, per la generazione cresciuta a pane e “posto fisso non ce n’è più”, uno dei motivi più frequenti e meno ammessi, soprattutto dai capi, è che le persone valide spesso lasciano i manager e non l’azienda.

Che differenza c’è?, vi chiederete. C’è, eccome. Perché se è vero che le aziende sono fatte da persone, è anche vero che le aziende sono gestite da manager e non tutti gestiscono i lavoratori allo stesso modo. Ecco perché può capitare – più spesso di quanto si immagini – che si venga spostati da un’area all’altra e tutto cambi: la gestione delle riunioni, degli straordinari, delle consegne, delle e-mail. Il lavoro continua a piacere, lo stipendio va anche bene, si crede in quello che si fa eppure l’organizzazione non è quella di prima. O magari i manager si sono avvicendati e le premesse e promesse iniziali non ci sono più.

In un mondo del lavoro dominato da un Jobs Act che non dà i risultati sperati, c’è una cosa che accomuna tanti: non è solo l’azienda a scegliere il lavoratore, ma anche il lavoratore a scegliere l’azienda e i capi. Ma quali sono gli errori che fanno? Stando quello che scrive Travis Dredberry sull’Huffinghton Post, sono nove: troppo lavoro, mancato riconoscimento dell’apporto dato dal dipendente, non preoccuparsi dei dipendenti, assumere e promuovere persone non adatte, non lasciare che le persone seguano le loro passioni, non stimolare le loro abilità né la creatività e non stimolarli dal punto di vista intellettuale. Tutto questo fa sì che persone brave e competenti, prima o poi, se ne vadano.

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riscoprire che ! . . . passa il tempo ! . . . ma nulla cambia ! . . .

Già, un vero e proprio trauma scoprire che tutto ciò che avevo vissuto come morale, cuore, senso di giustizia in realtà rispondesse a delle precise regole scientifiche. L’operaio, il proletario, che tanto belli e giusti mi apparivano (un po’ come nella ironica rappresentazione che ne fece poi Giorgio Gaber ), diventavano figure necessarie alla trasformazione del mondo non per la loro vera o presunta maggiore moralità o correttezza, ma, indipendentemente da essa, puramente e semplicemente per la posizione che questi occupano negli ingranaggi della economia e della società, nella “egoistica” difesa dei propri interessi.

Come ultima forma di organizzazione economico-sociale basata sullo sfruttamento, non potrà essere considerato fuori dal suo stadio primitivo: dite che di questi tempi siano superati?  è proprio vero che guardando solo il proprio orticello si perde il senso della realtà più complessa !

La “volgarizzazione ed indifferenza” del pensiero è ciò che ne rallenta la comprensione e ne diluisce gli effetti prorompenti. Sì, perché è una volgarizzazione del pensiero dire “oramai la classe operaia non esiste più!”; è una lettura d’indifferenza della storia dire “l’uomo non cambierà mai, sarà sempre animato da istinto di sopraffazione!

Alla luce dell’enorme sviluppo, della tecnica, della scienza, nell’ambito della società, fintanto che non si procederà alla necessaria socializzazione di quella enorme quantità di prodotto che questa società è in grado di produrre e che non potrà che essere frutto di una forte causa di conflitti sociali (nella storia senza contrapposizioni di senso si rafforzano solo le posizioni già dominanti), assisteremo solo a scempio e barbarie pur di tentare di conservare privilegi, per una infima minoranza, anacronistici, rispetto alla sviluppo raggiunto.

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cosa bolle in pentola ? . . .

Il Comitato Trazzera Marina vuole assumere nella società un ruolo come promotore e Normalizzatore, l’impegno profuso va nella direzione regionale ed europea, nel delicato ambito dell’armonizzazione delle procedure e delle norme tecniche. Abbiamo iniziato questa sensibilizzazione nel lontano 2008 è vorremmo collaborare con i vari istituti nazionali e con le altre istituzioni europee, al fine di arrivare ad una unificazione e standardizzazione in diversi campi e settori, come quello tecnico-scientifico e quello economico. Infatti, lo scopo dichiarato dal Comitato è proprio quello di collaborare ad un miglioramento delle condizioni economiche, sociali e lavorative, di tutti i cittadini, attraverso la standardizzazione di norme e conoscenze tecniche.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

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sistemi e diritti nella comunità locale . . .

L’importanza dell’istituzione di un sistema dei diritti di proprietà risiede nel fatto che con essa si decidono le modalità con cui si procede alla suddivisione dei costi e benefici di una corrispondente decisione di utilizzo di risorse con ovvie conseguenze sui loro criteri di allocazione. Non basta dotare una collettività di propri obiettivi, occorre anche saper indicare le modalità operative in termini di incentivi o di penalità per farle conseguire gli scopi prefissati. La proprietà privata si distingue da quella pubblica proprio per il diverso grado di trasferibilità dei diritti di proprietà – rispettivamente massimo e minimo – ed è proprio questo elemento alla base dei meccanismi di incentivazione o di penalizzazione applicati ai soggetti economici.

Torniamo ad evidenziare ad un anno dall’ultima petizione ! . . . senza risposta ! . . .

Riflessione e riflettori accesi sul recupero dello spazio demaniale patrimoniale marittimo  con focus sulle petizioni effettuate, per una bonifica riqualificazione è fruizione dell’area ex SAMPS sul lungomare A. Doria nel Comune di Capo d’Orlando sulla indifferenza celata  dagli amministratori locali quando si tocca quest’argomento.

vedi -  https://www.exeo.it/free/demanio-pubblico-e-privato

Risultati immagini per vignette sull 'indifferenza amministrativa

 

 

Rigenarazione possibile. . . Basta volerlo ! . . .

Volontà, Dedizione, Impegno, Fiducia, Prossimità, Rete, Determinazione Autocostruzione: sono le parole chiave di questo grande esperimento di collaborazione Civica intorno al Comitato spontaneo Trazzera Marina in Capo d’Orlando.

Uno dei tanti progetti e punto di riferimento in ambito di riuso di spazi abbandonati che appartengono al demanio statale.

 L’invito alla partecipazione organizzata dal Comitato Spontaneo Trazzera Marina rivolta ai cittadini impegnati, da alcuni decenni, in un’opera di rigenerazione e riuso di un immobile abbandonato nel lungomare A. Doria centro Urbano del Comune turistico di Capo d’Orlando.

L’invito è solo l’ultimo delle tante iniziative realizzate per “piantare un seme di urbanità in paese che si professa da oltre 50 anni turistico” ma mai partito ed organizzato !

Lo stabile è l’ex SAMPS . Costruito negli anni 60 su terreni demaniali con sviluppo del sito sempre di proprietà del demanio (fonte notizie sopraluogo Agenzia del Demanio) 

I protagonisti dovrebbero essere gli abitanti del quartiere !. . .

Si è portato a conoscenza delle amministrazioni governative l’azione iniziale inoltrata all’ARPA ed altre preposte per la bonifica dell’amianto tramite petizioni con raccolta firme per ben tre volte, azioni ed iniziative portate a compimento dal portavoce del Comitato Spontaneo Trazzera Marina, ci si è attivati per capire la proprietà del ‘area, ora si dovrebbe passare allo step di recuperare l’area.

È una storia che parte dalla riscoperta dei rapporti di vicinato, dei legami sociali, del senso di appartenenza che una volta liberato porta inevitabilmente a considerare raggiungibili obiettivi che magari, da soli, nemmeno si riescano ad immaginare. E quello sguardo nuovo e collettivo sul quartiere sul territorio che dovrebbe incrociare da subito quello delle altre Associazione del luogo ad offrire il proprio supporto alla esposizione iniziata negli anno 90.
La strategia utilizzata dal Comitato spontaneo Trazzera Mariana e un laboratorio partecipato di sensibilizzazione promotiva sociale, avviato grazie all’impegno senza risorse da alcune figure che continuano ad interessarsi e promuovere innovazione sociale. 

IDEA PROGETTO DEL COMITATO TRAZZERA MARINA

Come può essere possibile accedere al sito? Come incrociare una progettualità nata dal basso con gli ostacoli di ordine burocratico che, di fatto, hanno reso l’ex Samps un sito dimenticato e, quasi sicuramente, destinato all’abbattimento a causa dell’incuria e dell’abbandono? È qui che entra in scena il patto di collaborazione.

E’ uno strumento che consente, in applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale, di impostare tra le istituzioni, i cittadini e soggetti di diversa natura rapporti basati sulla collaborazione e la condivisione invece che sulla contrapposizione e la conflittualità. È la relazione l’essenza di un patto di collaborazione!

Non si può cambiare se continuiamo ad avere lo stesso atteggiamento che abbiamo avuto finora.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

Da soli non ci si salva !!  

  

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

                 accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo dei progetti ! da realizzare ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione :

– tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it