Metodo Sperimentale e Coinvolgimento dei Cittadini ! . . .

Le profonde e rapide trasformazioni che hanno accompagnato il processo di globalizzazione e di digitalizzazione delle società hanno risolto molti problemi, però hanno trascurato e penalizzato tanti cittadini, invece di premiarli. Invece di includerli nei processi decisionali e nella soluzione dei problemi, hanno di fatto consentito alle classi dominanti di escluderli.
Per Socrate, progenitore del metodo scientifico, la frase “tanto tuonò che piovve” indica il verificarsi di qualcosa di prevedibile. Il prevedibile non si limita a quello che il conformismo vuol vedere rimuovendo i disagi anche psicologici. La frustrazione di chi ha assaltato il Campidoglio a Washington DC era prevedibile; la rabbia di chi imbratta e abbatte le statue del passato era prevedibile.Possiamo facilmente prevedere che se non si darà ascolto al malcontento dei cittadini (i tuoni), il rifiuto dello status quo rappresentato dalle grandi burocrazie e dall’establishment finanziario e mediatico sarà ancora più radicale (la pioggia e poi l’uragano). Non ci possiamo lamentare della pioggia se non ci curiamo dei tuoni.PERCHÉ È IMPORTANTE   Le profonde e rapide trasformazioni che hanno accompagnato il processo di globalizzazione e di digitalizzazione delle società hanno risolto molti problemi, però hanno sollevato altre questioni molto complesse penalizzando – in molti casi - tanti cittadini, invece di premiarli. Piuttosto che includerli nei processi decisionali e quindi nella soluzione dei problemi, hanno di fatto consentito alle classi dominanti di escluderli.

IL DOMINIO DELLE ÈLITE   La ragione non va cercata nella pulsione per il potere delle classi dominanti. Queste infatti, hanno ritenuto più agevole sfruttare la propria posizione di dominio intellettuale e finanziario per sbrigare la questione più velocemente, evitando di affrontare le complessità di un coinvolgimento più ampio dei cittadini. Sarebbe costato più fatica intellettuale e avrebbe preso molto più tempo.

Sarebbe stato anche difficile da raccontare con la narrazione evocativa e positiva tipica dei modelli antichi, religiosi ed ideologici. Le competenze esistenti nei mondi delle élite si sono trasformate nell’illusione presuntuosa di saper cosa fare senza bisogno dei cittadini. La disattenzione al cittadino ha dilagato nei governi e nei vertici burocratici. Continuò a tuonare e alla fine è scesa la pioggia. In molti Paesi dell’Occidente il rigetto verso il potere costituito da parte delle opinioni pubbliche, alle elezioni ha gonfiato i gruppi politici sovranisti e cosiddetti populisti. È avvenuto in poco tempo nei Paesi europei, negli Usa, in Inghilterra, in Italia. Si è materializzata la disaffezione alla democrazia liberale, valutata incapace di svolgere il proprio ruolo. Che è valorizzare scelte ed esigenze del cittadino, tramite l’aggiornare di continuo i meccanismi liberaldemocratici.

Di fatto le élite hanno tradito la liberaldemocrazia, confondendola con l’assenza di regole o meglio la presenza di regole (quelle delle èlite stesse) che favoriscono solo alcuni ed escludono gli altri.

POPULISMO E SOVRANISMO   Il richiamo al cambiamento e alla centralità del cittadino individuo dai parte dei sovranisti e populisti è però, purtroppo, ambiguo. Essi infatti, rifiutano la liberaldemocrazia, rifuggendola. Non comprendendo che è attraverso la società aperta che il cittadino riacquista il potere di autodeterminarsi. Il sovranismo compie il medesimo errore, preferendo all’élite dominante il ricorso all’uomo forte destinato a risolvere problemi complessi. Il populismo poi, specie l’italiano, vorrebbe cambiare ma pensa che per farlo basti evocare i cittadini, dichiarare uguali le diversità fisiologiche, smantellare la democrazia rappresentativa. Questi approcci, come quello elitario e burocratico, si sono dimostrati il primo disastroso, il secondo capace di bloccare il burocraticismo dei dominanti, ma non di costruire una società aperta.

CITTADINI CON METODO   I fatti e l’esperienza di questi anni e giorni dovrebbero spingerci al faticoso lavoro quotidiano di coinvolgere il cittadino nelle soluzioni che saranno lente e complesse. Richiederanno la pazienza di chi sa passare attraverso il fallimento che fa parte del metodo sperimentale della prova ed errore. Prendiamo però nota che così non si sta verificando. I social media e le aziende del digitale bloccano il presidente americano, tradendo il metodo liberale con argomenti che usano i termini del liberalismo ma che in realtà gli sono antitetici.L’assunto base del metodo liberale è la diversità di ognuno dei cittadini e disporre di regole adatte per consentire il libero conflitto tra le loro iniziative sulla scorta dei risultati.

CENSORI ILLIBERALIDiversità e conflitto presuppongono che ogni punto di vista venga liberamente espresso e sperimentato secondo le regole della libertà frutto delle scelte dei cittadini per mezzo della democrazia rappresentativa. Senza tale presupposto, non esiste l’istituzione liberaldemocratica. Non hanno alcuno spessore, né liberale né logico, le giustificazioni che danno i fautori della censura:

  1. Togliere i social a Trump protegge la libertà? Dire ciò mostra che si continua a non capire cosa sia la democrazia liberale. Non è una verità, è un metodo di libero confronto sui fatti seguendo le regole (Voltaire diceva, non condivido quello che dici ma difenderò con la mia vita il tuo diritto di dirlo). È un sistema per sperimentare se funziona una proposta sul come convivere tra individui diversi.
  2. Togliere i social a Trump sconfigge le tesi dell’estrema destra identitaria? Sostenere questa posizione mostra che si continua a non capire cosa sia la democrazia liberale. Non è una guerra (in cui ogni mezzo è lecito), è un conflitto secondo regole democratiche misurato dal grado di libertà assicurato al cittadino.

POPPER VS. TWITTER   Violare il metro delle regole sconfigge il metodo liberale in partenza. È uno sproposito citare Popper (“La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza”). Perché quel grande liberale affermava che non sempre è possibile la tolleranza e che occorre anche il duro conflitto contro gli illiberali (Locke, primo teorizzatore della tolleranza a fine 1600, aveva già condannato la Chiesa che non la praticava), un duro conflitto sempre coerente nel rispetto del metodo della libertà. Dopo due o tre giorni di ubriacatura, cresce il numero di coloro che ha definito incompatibile con la liberaldemocrazia l’aver tolto al presidente Trump l’accesso ai social. Tali sistemi hanno ormai una funzione di servizio pubblico, e restringere un sevizio pubblico non può essere delegato al privato che lo gestisce (un mero gruppo di potere). La decisione di togliere a Trump lo strumento per diffondere quello che pensa, è un pericoloso attentato alla liberaldemocrazia. Questo uragano sulla democrazia liberale è una riprova ulteriore dell’urgenza di manutenerla. Non perché sia superata, come scioccamente affermano certi non liberali. Perché, essendo un metodo di rapportarsi tra individui diversi e viventi, è fisiologico che di continuo si presentino nuovi nodi da sciogliere, che sollecitano l’aggiustamento del meccanismo.

Fonte Competere : di Raffaello Morelli e Pietro Paganini

Questi alcuni dei temi che il Comitato Trazzera Marina vuole affrontare con il coinvolgimento di cittadini liberi e partner culturali.

 

ricerca e selezione del giusto talento ! . . .

La ricerca e la selezione del giusto talento si affianca alla quotidiana capacità di coltivare e far crescere le competenze, valorizzandole in maniera adeguata e rendendole valore per il business d’impresa.

Quali le soluzioni e i servizi oggi a disposizione delle imprese del nostro Paese in grado di supportarle nel processo di selezione di personale qualificato in ambito ICT, nell’aggiornamento delle competenze interne e nella loro giusta valorizzazione

Disporre di adeguate competenze digitali rappresenta oggi un tema centrale nella strategia di sviluppo di ogni impresa; un elemento chiave, in grado di determinare efficacia ed efficienza di ogni area di attività aziendale – amministrativa, finanziaria, commerciale e produttiva – che presenta differenti sfaccettature e non poche complessità nel momento in cui si tratta di passare dalla teoria alla pratica.

La ricerca e la selezione del giusto talento si affianca alla quotidiana capacità di coltivare e far crescere le competenze, valorizzandole in maniera adeguata e rendendole valore per il business d’impresa.

Un compito non semplice in un Paese come l’Italia, che l’edizione 2020 del rapporto Desi colloca all’ultimo posto in Europa per il livello di competenze digitali, ma proprio per questo oggi un elemento a cui le imprese tutte, di ogni dimensione e settore, devono porre grande attenzione.

In questo scenario, la direzione d’impresa, le risorse umane insieme a tutte le aree aziendali possono trarre beneficio da una serie di nuove soluzioni e servizi, prima indirizzati alle grandi aziende, oggi a disposizione di un mercato più ampio.

  • Qual è il grado di consapevolezza da parte del mercato nei confronti del tema della gestione e valorizzazione delle competenze digitali?
  • Quali le soluzioni e i servizi oggi a disposizione delle imprese del nostro Paese in grado di supportarle nel processo di selezione di personale qualificato in ambito ICT, nell’aggiornamento delle competenze interne e nella loro giusta valorizzazione?
  • Quali gli aspetti da tenere in particolare considerazione per trasformare le ‘competenze digitali’ in valore di business per l’azienda?

Questi alcuni dei temi che il Comitato Trazzera Marina vuole affrontare con il coinvolgimento di partner culturali.

 

Educazione, imprenditorialità e lavoro sono le parole chiave.

La ripresa economica passa dalle nuove generazioni. L’Italia è in deficit di forza lavoro e imprenditori qualificati che possono contribuire alla crescita e allo sviluppo, soprattutto con la crisi pandemica in corso.

 Definire le priorità in un momento di crisi è sempre difficile. Tuttavia è sempre possibile imparare dagli errori commessi nel passato. E ne sono stati fatti molti. Uno su tutti – dopo il 2008: dimenticarsi dei giovani contribuendo così all’aumento del divario generazionale. Ossia il ritardo accumulato dalle nuove generazioni, rispetto alle precedenti, nel raggiungimento della propria indipendenza economica.

Aver lasciato indietro le nuove generazioni per oltre un decennio ha rallentato la ripresa economica e accelerato l’esodo di forza lavoro ad alto tasso di educazione. Anche il mercato del lavoro ha subito le conseguenze dei numerosi espatri. Da un lato risulta più difficile reperire personale ad alta qualificazione con un livello educativo adeguato alle evoluzioni tecnologiche del mercato.  I cosiddetti NEET (persone tra i 15 e i 34 anni che non hanno né cercano un impiego e non frequentano una scuola né un corso di formazione o di aggiornamento professionale). Trattasi del cosiddetto potenziale sprecato laddove le generazioni che si sono affacciate all’età adulta nel nuovo millennio nel nostro Paese si sono trovate con inadeguato investimento pubblico rispetto ai coetanei delle altre economie avanzate e ad accentuare la necessità di dover contare sempre più sul tradizionale aiuto privato dei genitori. 

È come se qualcuno si fosse messo d’impegno a creare lavori inutili solo per tenerci tutti occupati. “Sara’ mica il covid ? . . .”

 

 

auguri di buon anno ! . . . da soli non ci si salva ! . . . ricordatelo ! . . .

Tanti Auguri di Buon 2021

 Un nuovo anno è come un libro bianco: la penna è nelle tue mani.

E’ l’occasione giusta per scrivere una nuova storia ricca di soddisfazioni ed opportunità. Ti auguro di coglierle al volo. Tanti auguri di buon 2021.

ALLA RICERCA DI UN SISTEMA ! ! ! . . .

Il piano NextGenerationItalia si propone sicuramente degli obiettivi ambiziosi e cerca di intervenire in alcune delle aree più critiche per l’Italia. La sua portata così ampia, però, ne evidenzia anche le carenze. A livello di definizione delle macro-aree stesse emergono alcuni errori di logica organizzativa. Per esempio, Innovazione e Ricerca&Sviluppo sembrano completamente scollegati tra loro, tanto da essere considerate voci separate. Anche la mobilità e le infrastrutture compaiono in capitoli separati, denotando poca chiarezza sulla strategia da adottare.

Molti dei problemi sollevati sono obsoleti e le soluzioni proposte, seppur solo accennate, non tengono conto delle più recenti evoluzioni. Si pensi al problema dell’istruzione, dove ancora si parla di potenziamento delle materie STEM, senza considerare la creazione di nuove modalità di apprendimento e le future evoluzioni del mondo del lavoro (in cui è più importante possedere skill multidisciplinari rispetto alla conoscenza delle materie “dure” in sé).

In attesa di un testo definitivo e di politiche pubbliche più specifiche, non resta che riconoscere l’assenza di un sistema. Quel concetto secondo cui le varie componenti di una nazione, o di un area politico-economica, sono in connessione tra loro e sono in grado di definire le dinamiche dello sviluppo e della crescita. La strategia per la ripartenza economica passa da qua. Senza una strategia che parta dal concetto di sistema, si rischia di avere tante misure fini a sé stesse. E tante risorse per pochi benefici.

È come se qualcuno si fosse messo di impegno a creare lavori inutili solo per tenerci tutti occupati. “Sara’ mica il covid ? . . .”
 

ALLA RICERCA DI UN SISTEMA ! ! ! . . .

Il piano NextGenerationItalia si propone sicuramente degli obiettivi ambiziosi e cerca di intervenire in alcune delle aree più critiche per l’Italia. La sua portata così ampia, però, ne evidenzia anche le carenze. A livello di definizione delle macro-aree stesse emergono alcuni errori di logica organizzativa. Per esempio, Innovazione e Ricerca&Sviluppo sembrano completamente scollegati tra loro, tanto da essere considerate voci separate. Anche la mobilità e le infrastrutture compaiono in capitoli separati, denotando poca chiarezza sulla strategia da adottare.

Molti dei problemi sollevati sono obsoleti e le soluzioni proposte, seppur solo accennate, non tengono conto delle più recenti evoluzioni. Si pensi al problema dell’istruzione, dove ancora si parla di potenziamento delle materie STEM, senza considerare la creazione di nuove modalità di apprendimento e le future evoluzioni del mondo del lavoro (in cui è più importante possedere skill multidisciplinari rispetto alla conoscenza delle materie “dure” in sé).

In attesa di un testo definitivo e di politiche pubbliche più specifiche, non resta che riconoscere l’assenza di un sistema. Quel concetto secondo cui le varie componenti di una nazione, o di un area politico-economica, sono in connessione tra loro e sono in grado di definire le dinamiche dello sviluppo e della crescita. La strategia per la ripartenza economica passa da qua. Senza una strategia che parta dal concetto di sistema, si rischia di avere tante misure fini a sé stesse. E tante risorse per pochi benefici.

È come se qualcuno si fosse messo di impegno a creare lavori inutili solo per tenerci tutti occupati. “Sara’ mica il covid ? . . .”
 

qualcuno ci vuole soli e divisi. . . L’antidoto è l’amicizia vera ! . . .

Nella nostra vita non c’è più il calore di una famiglia, di una casa, di una compagna. E allora pensiamo al nostro migliore amico, che non vediamo e non sentiamo da decenni. “C’è qualcosa in un’amicizia che non si può ridurre alle cose visibili,” qualcosa come una scelta, avvenuta chissà quando. Per questo, i cavalieri sono fratelli in armi dall’istante del giuramento. L’amicizia è l’inizio di un tempo diverso, in cui si diventa adulti, e si prova insieme nostalgia per le cose perdute e l’angoscia eccitante di un’età nuova.

L’amicizia non c’entra nulla con concetti come il “piacere” o “l’utilità”: è invece un rapporto che si instaura tra “buoni”, ovvero tra coloro che detengono la virtù; persone alle quali vogliamo bene perché ci permettono di vedere noi stessi, e in loro vediamo realizzate le virtù che vorremmo avere. Eppure, nel mondo contemporaneo e capitalista, l’amicizia riesce a sopravvivere in forme meno ideali di quella sognata dal filosofo: diventa infatti un’ancora di salvezza per superare insieme ad altri gli esami del futuro, un ponte per raggiungere quelle “cose belle e necessarie” che secondo lo stesso Aristotele bisognerebbe passare la vita a contemplare.

Farsi degli amici però, man mano che si cresce, sembra essere sempre più difficile. Le condizioni necessarie per stabilire una buona amicizia: “prossimità, interazioni ripetute e non pianificate, e un contesto che incoraggi le persone ad abbassare la guardia e a confidare le une nelle altre.” Tre presupposti che in questa epoca, quando si superano i trenta, sono difficili da trovare. Un fattore essenziale: le persone si accoppiano, si sposano e fanno figli e riducono il proprio network personale: non c’è tempo per tutto. Si crea così un bivio: chi sceglie la propria famiglia per amico, e chi, restando single, sceglie i propri amici per famiglia. Del resto, ci manca anche che l’amicizia diventi un lavoro extra.

Bisogna intanto riconoscere l’esistenza di diversi mostri sociali che si frappongono tra noi e il tentativo di fare amicizia. Ci sono posti come sedi di partito, meet-up online o assemblee di centri sociali e associazioni, che vengono spacciati per comunità senza che nessuno s’interessi davvero del benessere dei singoli membri; o club esclusivi dove si va per fare amicizia, ma in realtà ciò che si compra è lo status quo del lusso nella sua forma più glaciale. A volte la solitudine, anche se non ha per forza l’aspetto di un individualismo eroico o sembra preferibile allo stare insieme a qualcun altro. L’alienazione creata dalla macchina lavorativa, poi, può essere tanto inconscia e prepotente nella nostra esistenza da allontanare i nostri potenziali amici.

Forse il problema non è tentare di superare l’individualismo in sé, quanto la nostra dipendenza da una solitudine amareggiata che sembra caratterizzare l’inizio di questo secolo.    IL COVID C’E’ RIUSCITO ! . . .
Altro ostacolo tra noi e l’amicizia vera è il business: “l’operosità”, ma più in generale l’essere impegnati a essere impegnati, da cui molti di noi sembrano incapaci a fuggire, i negotia di Seneca. Il capitalismo, impedisce ogni forma di genuina e convivialità. “Non appena un gruppo di amici inizierà a visualizzare degli obiettivi immediati, realizzabili attraverso la solidarietà e la cooperazione, ecco che a uno tra loro sarà offerto il ‘buon’ posto di lavoro,” che finirà per assorbire tutte le attenzioni della persona. Peccato che quasi sempre quel lavoro apparterrà alla categoria che l’antropologo David Graeber ha definito bullshit jobs, i “lavori del cazzo”, lavori ausiliari proliferati moltiplicando quelli produttivi: stagisti messi a fare fotocopie, designer messi a fare grafici tutti uguali, passacarte, riders, personale di call center super-qualificato e depresso.
È come se qualcuno si fosse messo di impegno a creare lavori inutili solo per tenerci tutti occupati. “Sara’ mica il covid ? . . .”

il continuo bla bla che ci ha messo in ginocchio peggio del coronavirus . . .

Da 11 mesi a questa parte in Italia si parla solo di coronavirus su tutti i mezzi di comunicazione, come se tutto il resto avesse completamente perso d’importanza o di valore. Tutto questo bla bla bla non ha scacciato il virus fuori dai confini nazionali, ma in compenso ha prodotto una serie di danni che faranno sentire a lungo i loro effetti. Danni economici molto maggiori di quelli provocati dalla crisi economica globale e danni socialialla psiche – di enorme rilevanza, perchè se già prima  eravamo mediamente razzisti e xenofobi, ora siamo arrivati ad un livello di paranoia per cui vediamo tutti i nostri simili, indipendentemente dal paese di origine, come un pericolo per la nostra sopravvivenza.

L’Italia punta ormai quasi solo sul turismo. L’industria perde pezzi tutti i giorni, l’agricoltura stenta a far fronte alla concorrenza globale, anche perchè continua a puntare sulla quantità invece che sulla qualità. Perdere i turisti, siano essi cinesi, europei o americani, vuol dire mettere in ginocchio l’Italia.
Ebbene, possiamo dire di esserci riusciti. La gestione della comunicazione intorno al coronavirus non ha fermato il virus, ma è riuscita a fermare quasi tutti i turisti che avrebbero voluto visitare l’Italia.

I bla bla bla degli allarmi, delle emergenze, del “ci ha invaso”, del “moriremo tutti”, attecchiscono dannatamente bene e non esiste dato statistico in grado di smentire.

E’ ovvio quanto faccia comodo al alcuni !!! . . .

Una gigantesca responsabilità del sistema che si dimostra assai inadeguato nel portare a conoscenza realtà e precauzioni da prendere a seconda i casi, ma preferiscono cavalcare ogni allarme.

 

 

 

la nostra ricerca di aziende che desiderano investire nel Bene Comune. . .

Rispetto la generosità delle persone e la rispetto anche nelle aziende.

Non la vedo però come filantropia, ma come un investimento nella comunità” Paul Newman -

Torna la necessità di pensare in termini di bene comune, di responsabilità civica.

Un impegno che richiede la partecipazione di tutti, ma che è ancora più grande se si detengono posizioni di potere” – Enzo Manes -

La responsabilità civica è diventata un imperativo per le imprese. L’ipotesi dalla quale parte il lavoro di sensibilizzazione del COMITATO SPONTANEO TRAZZERA MARINA è che, l’impegno delle aziende per il bene comune sia una responsabilità importante tanto come quella di produrre valore economico.

Lo sviluppo dell’attività economica delle imprese diventa necessario per raccontare, ispirare attraverso esempi e misurare quanto concretamente fatto per la società: questa ricerca nasce da questo obiettivo. Esistono anche benefici secondari: la misurazione d’impatto e il reporting ottimizzano la consapevolezza organizzativa interna alle imprese e la capacità di gestire i rischi esterni, migliorano la reputazione esterna e la fiducia dei consumatori. La misurazione diventa un aspetto strategico, e un mezzo per pianificare l’efficacia dei progetti.

La filantropia aziendale è però in fase di grande cambiamento sia a livello italiano che mondiale. Il contributo al Bene Comune.

All’interno dei tre criteri di rendicontazione che oggi stanno acquisendo sempre più importanza nel mondo corporate, i cosiddetti ESG

(che analizzano gli impatti su Environment, Social e Governance), si riscontra come all’interno della ESG sia importante rendicontare non solo le erogazioni liberali, le donazioni di prodotti e servizi pro bono, ma anche gli sforzi sociali interni ai dipartimenti dell’impresa, le nuove tipologie di contributi (ad esempio gli investimenti a impatto sociale) e i servizi sociali erogati direttamente dai dipendenti nella comunità.

Costruiamo la cittadella della conoscenza e della cultura e base operativa delle attività. Centro Arti e Scienze, con il Comune di Capo d’Orlando per fare partire “START – Laboratorio di Culture Creative”, dedicato alla conoscenza, alla creatività e alla diffusione della cultura scientifica e artistica con particolare attenzione verso bambini e ragazzi dai 2 ai 13 anni e le loro famiglie. Center a livello europeo, che propone una riflessione sul rapporto tra nutrizione e piacere con l’obiettivo di chiarire perché il gusto sia un ingrediente chiave della nostra vita e si agganci così fortemente alla sfera emotiva un centro di ricerca, immaginazione e sperimentazione che ospita l’esposizione tra arte e scienza IMPREVEDIBILE, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà Capo d’Orlando Factor, l’Incubatore-Acceleratore per nuove realtà imprenditoriali programma di formazione per gli insegnanti di ogni ordine e grado in collaborazione con il progetto I Lincei per una nuova didattica nella scuola: una rete collaborativa con gli istituti scolastici dei Nebrodi per costituisce il Polo Nebroideo a Capo d’Orlando, in partnership con l’Accademia dei Lincei con l’obiettivo di promuovere un modo nuovo di fare didattica incentrandosi su multidisciplinarietà, sperimentazione in laboratorio, nuove tecnologie e approfondimenti culturali sui legami tra ricerca, scienza, innovazione, tecnologia e società. Giardino delle imprese, scuola informale di cultura imprenditoriale che valorizza le doti individuali e le propensioni dei giovani all’intraprendere. Nell’ambito del progetto imprenditori di successo ed esponenti del mondo accademico accompagnano gli studenti con formazione, project work, eventi e attività pratiche finalizzate alla sperimentazione concreta e all’avviamento di un’idea originale di impresa. Arte e scienza del gusto, che propone una riflessione sul rapporto tra nutrizione e piacere con l’obiettivo di chiarire perché il gusto sia un ingrediente chiave della nostra vita e si agganci così fortemente alla sfera emotiva

Fare squadra –  perché pensiamo che sia l’unico modo per crescere insieme, muovendosi su asset quali quello dell’esperienza, della competenza e del territorio.

 

 

 

 

Come fanno i danesi ad essere il popolo più felice? . . . copiamoli . . .

Fare squadra e giocare insieme (anche in cucina) con i figli è la Danish Way

No al genitore autoritario, si a quello empatico e democratico. Soprattutto disponibile a giocare con i propri bambini e se il tempo è poco bisogna provare a rinunciare a qualche impegno oppure approfittare dei ritagli di tempo, come al supermarket o mentre si cucina.

Anzi spignattare e fare la spesa non vanno più considerate faccende riservate agli adulti ma occasioni per giocare insieme a scopo educativo per crescere i propri figli, dai più piccoli ai pre-adolescenti, in modo più sereno. Così la pensano i danesi (popolo fra i più felici al mondo di anno in anno, secondo il World Happiness Report) e, alla luce delle nostre nuove abitudini in cucina (dal lockdown abbiamo ricominciato ad usare forni e fornelli e a mangiare soprattutto a casa), si potrebbero carpire i segreti del ‘metodo danese’ dedicati alla cucina e alla tavola per crescere figli sereni, socievoli e con una buona dose di autostima.
Cucinare va alla grande, lo si vede dall’offerta di trasmissioni tv dedicate al mondo della ristorazione, dai video tutorial e dal boom di ricette pratiche propinate su TikTok e rivolte ai più giovani, perciò si può approfittare di questa attività quotidiana per farne occasione di crescita ‘alla danese’. Ne sono convinte Jessica Joelle Alexander, psicologa, giornalista americana trasferitasi in Danimarca da molti anni e con alle spalle bestsellers sul metodo danese tradotti in 28 paesi, con Camilla Semlov Andersson, esperta della Danish Way.
“Con i figli l’autorità non vale, non servono sermoni e ultimatum, gli ingredienti per crescerli sereni e fiduciosi è fare squadra, coinvolgendoli, essendo autentici, facendogli percepire un ambiente intimo e accogliente, nutrendo le loro emozioni mostrando le nostre. Il gioco non strutturato, libero, è lo strumento migliore per renderli adulti più felici, equilibrati e resilienti, – spiegano le esperte nel nuovo manuale ‘Il metodo danese per giocare con tuo figlio’ (edito da Newton Compton), pieno di modalità di gioco originali e creative.
Le attività quotidiane diventano il palcoscenico perfetto per giochi divertenti ed efficaci. Quale il luogo ‘intimo’ per eccellenza dove nutrire le emozioni dei figli? Non la loro cameretta né la televisione tutti insieme. E’ la cucina, che riunisce la famiglia in modo attivo e affettuoso. In cucina si possono preparare ricette insieme ma il percorso educativo danese completo può iniziare dal supermercato, dove recarsi insieme per scegliere gli ingredienti delle ricette da sperimentare.
Se con i più piccoli cucinare deve essere un gioco vero e proprio, ai pre-adolescenti, consigliano le autrici, – è bene lasciare loro una sera a settimana affinché cucinino da soli per tutta la famiglia. I più grandi possono anche andare al supermercato da soli e acquistare gli ingredienti delle ricette prescelte. L’intento è di dare forza al senso di autonomia, facendolo in modo affettuoso, emozionante perché condiviso tutti insieme intorno alla tavola. Ci sono però dei presupposti fondamentali: il primo è rendere la tavola o la sala da pranzo phone-free, una zona franca o, come la definiscono i danesi, ‘un luogo sacro’ dove sono banditi i telefoni e i tablet in modo da facilitare chiacchiere, racconti, risate e sentimenti a ruota libera.
Il secondo presupposto tiene conto degli impegni e della stanchezza degli adulti che non sono sempre pronti a giocare con i loro figli. Invece per giocare ci vuole l’attitudine giusta che permetta di interagire a dovere. Prima di cominciare perciò è bene rispondere ad alcune domande: quale è il mio stato d’animo? E quello di mio figlio? E’ questo il momento giusto per noi?
Nel gioco anche i genitori devono partecipare, essere presenti e responsabili della comunicazione (saper controllare il tono della voce, il linguaggio usato, sapere ascoltare e non trasmettere scontrosità o fretta). Il segreto è mettersi nei panni dei figli. Se non ci si sente pronti in quel momento ci si può distanziare in modo educativo organizzando un gioco che il figlio potrà fare da solo o passare il testimone al partner.

Fonte: Copyright ANSA