siamo la popolazione più ambigua al mondo ! . . .

L’italiano patriota anarchico? Amiamo il nostro Paese, ma odiamo il suo essere nazione? L’italiano è orgoglioso di essere italiano, ma detesta «gli italiani»? E così scopriamo che l’identità italiana è uno schizofrenico miscelarsi di sentimenti contrapposti e quasi mai conciliabili.

Viaggiamo nell’ambiguità e malafede !… sempre piú si configurano come tratti dominanti della nostra epoca a livello individuale e collettivo, nelle relazioni amorose e in quelle sociali, nella politica e nella bioetica. Eludendo la verità interpersonale ed intrapsichica – sono al tempo stesso una nevrosi e un piccolo crimine, al confine tra la patologia e l’etica. Essere ambigui significa evitare il conflitto, il senso di colpa, la fatica della coerenza, lasciando convivere dentro di sé identità molteplici. Gli atteggiamenti mentali subdoli e sfuggenti nascondono falle del pensiero minime, ma non per questo innocue, in grado di inquinare, attraverso messaggi obliqui, i legami sociali, le stesse regole della convivenza civile, minando la fiducia tra i singoli come tra i gruppi organizzati, i cittadini e le istituzioni. È un dissimulare lieve, al limite tra conscio ed inconscio nel quale l’inganno viene fatto anche a se stessi. Al punto che può far scambiare la frequenza statistica con la normalità.

Eppure nel corso della storia ci sono popoli che hanno evitato di essere totalmente asserviti, cancellati. Oggi sono gli anglosassoni che dominano il mondo. Ma anche la cultura greco-romana è durata quasi duemila anni. Quella cinese ha attraversato crisi gravissime ma è sempre riemersa. Il piccolo popolo ebraico pur essendo disperso in tutto il mondo e parlando tutte le lingue ha saputo conservare le proprie tradizioni, la propria identità e la capacita di pensare, di giudicare, di decidere.

Solo chi conserva fortissima la propria identità e compattezza identitaria è in condizione di affrontare il mondo globalizzato, di muoversi e di manovrare in esso senza farsi schiacciare.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.   

               accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo idee e progetti ! da proporre !  Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

La fiducia reciproca è il fondamento basilare nelle relazioni umane.

Senza di essa crolla l’intera umanità.

Organizzazione no profit : – tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

liberi da condizionamenti ! . . .

L’Idea di Pietro Paganini
Nei prossimi anni, l’intelligenza artificiale avrà sulle nostre vite un impatto paragonabile a quello della rivoluzione industriale o della nascita del web. Abbiamo parlato spesso dell’impatto che avrà sull’occupazione e la necessità di portare avanti nuove politiche per l’educazione e la formazione che ci preparino ad assorbire questo cambiamento di ampia portata.

PERCHÉ È IMPORTANTE? L’impatto di queste nuove tecnologie sulla società non si limiterà alla sola sfera economica, ma avrà dei forti risvolti sul piano sociale ed anche su quello politico. Il libro “Follia Artificiale” di Luca Bolognini affronta tutti questi aspetti, compreso quello giuridico, per provare a inquadrare opportunità e problematiche che si stanno già palesando nella nostra quotidianità.

SCELTE UMANE VS. SCELTE ARTIFICIALI La differenza tra l’uomo e la macchina si basa anche sul concetto di scelta. Mentre l’intelligenza artificiale che guida i robot compie scelte logiche perché fondate su un algoritmo, quella umana compie scelte in modo responsabile. Noi siamo limitati nel calcolare tutte le possibili variabili prima di decidere, le macchine potrebbero non esserlo. Non è più la nostra logica, quella che intrigò anche Aristotele. Quando gli algoritmi saranno progettati da altri algoritmi la logica sarà quella dell’intelligenza artificiale.

LA LIBERA SCELTA PREVALE La tecnologia non determina ciò che siamo o facciamo, semmai lo condiziona. Le regole per la convivenza servono anche a tutelare i rapporti uomo-macchina e le libere scelte degli individui, affinché non la tecnologia non diventi una imposizione. Seppur condizionato l’uomo deve compiere scelte, e non subirle. Questo è uno dei pilastri fondamentali di cui è obbligatorio tenere conto. Le regole non devono bloccare l’innovazione o limitarla. Piuttosto esse devono essere armonizzate con essa e stare al passo dei cambiamenti anche nei rapporti tra esseri umani e tra questi e la tecnologia.

NO ALLA DISTOPIA  ll rifiuto del determinismo non equivale alla condanna della tecnologia. I robot e la loro intelligenza di plastica non devono essere visti come qualcosa di malvagio. Al contrario, sono uno strumento per risolvere problemi e per migliorarci la vita. Una risposta alla necessità.

QUALE POTERE? Nella concezione Taylorista uomo e macchina operano congiuntamente. Nella fase storica in cui ci stiamo addentrando le macchine stanno maturando una vita autonoma che rischia di sfuggire al controllo e alla comprensione dei cittadini, o almeno alla maggior parte di essi. Come se ci fosse un’alleanza tra macchine e gruppi limitati di soggetti, che spesso sono aziende globali o addirittura governi. Come intervenire per ribaltare questa visione? Rendendo i cittadini protagonisti delle trasformazioni e dando loro gli strumenti per gestirla e assimilarla. Sarà sufficiente?

IL METODO SPERIMENTALE PER CONVIVERE Il testo propone un’analisi attenta dell’evoluzione sociale, economica e tecnologica. Una realtà che rischia di essere o di diventare presto artificiale. Il superamento dello storicismo è evidente perché il libro offre un metodo sperimentale, cioè la scienza, per comprendere il cambiamento, ed individua nel bilanciamento tra diritti e doveri la via per tutelare e favorire la libertà e la convivenza tra individui e, per la prima volta, tra individui e macchine.

L’AI è una straordinaria opportunità che trasformerà il modo in cui viviamo. Come lo farà non dipende dalla tecnologia, ma da l’uso che ne faremo. Il primo passo è diagnosticare i potenziali problemi e a munirci degli strumenti per individuare rapidamente le soluzioni.

Fare parte di in un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

Da soli non ci si salva !!  

 

 con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

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Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo dei progetti ! da realizzare ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

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solo volontà di annientamento . . .

Scritto da https://starsailor.it/

Il mondo sociale che ci contiene e dal quale, di conseguenza, non è possibile sfuggire, ci separa da noi stessi. Siamo costretti a tenere ritmi assurdi, ripetendo all’infinito le stesse azioni, travolti dalla routine quotidiana. il proprio “Io” viene ridotto ai minimi termini. Sono Io se non ho un lavoro?  Sono Io se non seguo i dettami della moda? Sono Io se non desidero ciò che gli altri desiderano? Quanto vale il nostro Io?

Gli uomini si sentono poveri e soli al di fuori del sociale. Ma l’uomo è molto più di ciò che appare nel mondo sensibile e la sua povertà diventa nullità estrema se non esiste qualcuno, una persona, almeno una persona che possa infrangere le regole, penetrarlo nel profondo e dire: “io ti capisco”. “Ti” capisco. Per una volta non vogliamo capire, vogliamo invece essere capiti. Cerchiamo nel “tu”, il proprio “io”. Disperatamente.

La società non ha bisogno di poeti. Non è casuale il degrado delle scienze umanistiche in favore di quelle tecnologico-ingegneristiche. Alla società non serve una persona che sappia sognare, serve invece qualcuno che sappia ubbidire, svolgere compiti, seguire regole. In questa inevitabile reazione a catena la poesia dell’anima lascia il posto all’ossessione per la carne, che nulla ha a che fare con il desiderio autentico, se non che quando amiamo la carne, penetriamo il corpo tentando, bramando la penetrazione dell’impenetrabile: l’anima; il nostro “Io” più profondo, quello strettamente connesso alla follia, che oscilla fra ragione e sentimento.

«L’amore inizia dove la bestialità finisce.»
Platone – Simposio

Anche la sessualità è innanzitutto un impulso irrazionale, perché il sesso è un atto di pro-creazione, un impulso che preme dal nostro lato bestiale e irrefrenabile, nello stesso tempo legato alla follia, ma che si mescola al desiderio di afferrare qualcosa che va oltre il corpo, oltre la tangibilità della carne: il desiderio originario che, impossibile da palpare nell’intelligibile, tentiamo di afferrare e stringere a noi nello stesso modo in cui stringiamo il corpo che stiamo amando. Sì cerca qualcuno che riesca a frantumare, non il corpo, ma la porta saldata del nostro raziocinio, facendoci sprofondare nella follia. La follia più radicale che va oltre la semplice dimensione della patologia: “il sonno della ragione”, ma non solo. Il corpo dell’altro diventa il veicolo sensibile attraverso il quale possiamo toccare, esplorare e perderci inevitabilmente in noi stessi; nelle profondità della nostra anima.

«La follia è tanto superiore alla sapienza in quanto la prima viene dagli dei, la seconda dagli uomini.»
Platone – Fedro

La follia dell’amore porta la dimensione dell’uomo alla sua vera natura. E qual è la vera natura dell’uomo? Debolezze, ossessioni, irrazionalità, caos. Tutte quelle caratteristiche che da sempre ci appartengono e che la nostra ragione tenta di tenere al guinzaglio. Nel momento stesso in cui amiamo, ci abbandoniamo all’imprevedibile. Possiamo davvero amare ragionando? I discorsi e le azioni degli innamorati dal punto di vista logico sono incoerenti. Cercano conferme logiche a comportamenti illogici. Giurano come se non fosse vero ciò che provano. Vogliono sentimenti credibili ma li dicono con parole incredibili. Cosicché si ama “per sempre”, “alla follia” tant’è che la capacità di innamorarsi è inversamente proporzionale al controllo razionale che l’individuo riesce ad avere di sé. Il deficit della propria parte folle, viene compensato per mezzo dell’oggetto del desiderio: un pasticcio che può portare all’oblio.

Affidandoci a qualcuno per violare la nostra parte più nascosta e incontrollabile, ci lasciamo penetrare da un estraneo che, per la stessa natura umana e del sentimento che lo veicola, ha come scopo lo sconvolgimento di ciò che siamo. Lo scopo non è la comprensione, come può esserci comprensione in ciò che è folle? C’è invece il tentativo (appunto, folle) di plasmare l’altro a immagine e somiglianza dei propri indefiniti desideri. Ma cos’è il volere che qualcosa sia esattamente come vogliamo, che una persona sia diversa da ciò che essa è, al di la delle presunte intenzioni, se non volontà di annientamento?

Amore non è condivisione, non è cura: è distruzione delle barriere che separano nettamente la follia dalla ragione. Amore è: volontà reciproca di distruggere l’Io cosciente. Cosicché quando torniamo alla ragione, siamo demoliti, sconvolti nel profondo, perché per un istante (o una vita), abbiamo guardato negli occhi la follia che risiede nel nostro subconscio.

Ma è un passo necessario: non si può pretendere di conoscere alcunché, se non si prende innanzitutto coscienza dell’irrazionalità che è presente dentro di noi. La stessa irrazionalità che ci illude di poter comprendere o prevedere i comportamenti delle persone, guidate anch’esse da proprie dimensioni egoiche, smisuratamente folli e imperscrutabili.

Quando accade, quando la ragione riesce a prevalere, ci avviciniamo di qualche passo al nostro esser uomo. Altrettanto ci allontaniamo dal divino.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

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toh ! . . . un progetto di rete ! . . . welfare aziendale . . .

Un progetto di rete fra Comuni dei Nebrodi, imprese e terzo settore, centrato sul welfare aziendale in declinazione territoriale, che vede tra i partner tutti i Comuni della zona Nebroidea.

Il sistema necessita di una intensa attività di comunicazione e diffusione, per favorire il cambiamento culturale rispetto all’ottica di partenza di tutti i soggetti coinvolti (passare dalla cultura dei soldi in busta paga a quella dell’acquisto/rimborso servizi con aumento del valore) e successivamente per mantenerlo attivo e dinamico.

Il progetto si deve dotare di una consulenza professionale in tema di diritto del lavoro e di implementazione dei piani welfare nella azienda, per garantire certezza giuridica e operativa alle imprese.

L’importante è che queste finalità siano dichiarate, è una questione di trasparenza che poi a sua volta contribuisce a generare fiducia. Il nocciolo centrale del  benessere  è - il lavoro - per questo si deve provare ad implementare progetti nel welfare aziendale - oggetto di comune interesse in grado di consentire ai soggetti pubblici, al Terzo Settore,  ai privati, di metterci attorno ad un tavolo per iniziare a capire come strutturarle.

Elemento importante è il lavoro di coordinamento di rete, i soggetti coinvolti, pubblici e privati, si devono incontrare periodicamente, si confrontano, coordinano le prassi in un’ottica di sviluppo e innovazione.

Progettare una piattaforma di gestione del welfare aziendale da offrire alle aziende del territorio, quelle grandi, ma anche quelle di piccole e piccolissime dimensioni.

Il sistema deve consentire l’accesso anche alle aziende molto piccole - esempio - ipotizziamo un’azienda di 3 dipendenti che abbia un lavoratore col papà in casa di riposo o che necessita di badante. Con questo progetto l’azienda potrebbe aderire alla piattaforma e il lavoratore giovarsene.

 Vogliamo accendere tante luci sul territorio

 Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

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beni comuni per una società della cura . . .

La partecipazione dei cittadini in funzione di una società più inclusiva che risponda a nuovi bisogni e generi forme di democrazia attiva -amministrazione condivisa come possiamo coadiuvare questo sforzo che nasce dall’orgoglio di cittadini attivi.

 Esiste un filo che tiene insieme queste parole, con cui è possibile disegnare una nuova concezione della vita associata, una nuova idea di comunità. Naturalmente non si tratta di un mondo perfetto, né di una soluzione esclusiva, ma di una prospettiva nuova e creativa che nella complessità della società contemporanea riesce a tracciare una rotta nel mare dell’incertezza per aprire l’immaginazione sociale a nuove frontiere.

La cultura è forse il terreno ideale su cui costruire questo nuovo stato di fatto perché predispone al dialogo, premessa di fertili contaminazioni alla comprensione reciproca e alla nascita di un nuovo punto di vista “culturale” condiviso. Dalla cultura ai beni comuni il passo non è lungo. I beni comuni sono beni necessari per la soddisfazione dei diritti fondamentali delle persone e sono estranei a logiche mercantili; quelli immateriali, poi, rispondono a necessità ancora più profonde che hanno a che fare con la natura delle persone. Più in generale, il prendersi cura dei beni comuni, che si tratti di un parco o di altro ha a che fare con “il nostro essere cittadini”, attivi e responsabili. Quello culturale è quindi un bene che trova inizialmente la propria ragion d’essere nella comunità territoriale, perché ne esprime l’identità, tende poi ad attraversare le generazioni e a trascendere la materialità del bene, sfumando oltre i confini fisici e politici in un’idea più astratta e universale di cultura, in cui si rispecchia l’umanità intera.

Il tutto risiede nella capacità di mobilitare, comporre e coordinare le iniziative e le azioni che maturano e sorgono dalla base sociale in forma di partecipazione (volontariato e attivismo civico) alla cura dei beni comuni e che prendono forma in contesti comunitari ad alta intensità relazionale e promiscuità culturale. In una società plurale, la sussidiarietà regola l’interazione sociale tra individui, gruppi e istituzioni in funzione di un interesse generale – mediando bisogni individuali e collettivi – sulla base del principio di autonomia e di corresponsabilità.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

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Sulle Competenze 4.0 Non Ci Siamo

Fonte: Competere – di Giacomo Bandini

La Legge di Bilancio 2019 non affronta il nodo delle competenze e della formazione 4.0. Le imprese saranno nuovamente isolate nell’affrontare questo problema. Niente rivoluzione, per ora. Con il rischio di perdere l’inerzia del cambiamento tecnologico e non essere competitivi a livello internazionale.

Diverse imprese e relative associazioni di categoria stanno lamentando la carenza di investimenti per l’innovazione nella Legge di Bilancio 2019, attualmente in discussione presso il Parlamento. Dopo il parziale successo del Piano Industria 4.0, molto poco è stato fatto per ridurre il gap fra la domanda e l’offerta di competenze digitali sul mercato. Come si sta muovendo l’attuale Governo alle prese con una difficile manovra economica?PERCHÉ È IMPORTANTE   La produttività è uno degli indicatori fondamentali per capire l’efficienza e le performance di un sistema economico. Essa è legata profondamente al livello di innovazione e cambiamento tecnologico sia dal punto di vista dello stock di capitale sia da quello del capitale umano. In Italia negli ultimi 7 anni l’indice di produttività è cresciuto molto meno rispetto alle altre grandi economie europee. Ciò ha limitato la portata dell’implementazione dei nuovi fattori di produzione Industria 4.0.BILANCIO E INNOVAZIONE 2019 La Legge di Bilancio 2019 dedica pochi articoli agli investimenti per l’innovazione nel settore digitale e Industria 4.0. Le risorse maggiori riguardano soprattutto l’incentivo all’acquisto di macchinari grazie alla proroga dell’iperammortamento. Nulla di incisivo è previsto sul piano delle competenze e della formazione.  Si continua a stimolare la domanda di mezzi produttivi, con il rischio di saturazione del mercato, ma nulla viene introdotto per diminuire le difficoltà delle imprese nella ricerca di skill digitali né incentivare attività di formazione 4.0.L’INEFFABILE VOUCHER MANAGER   L’unica misura che sembra guardare al capitale umano riguarda il cosiddetto “voucher manager”. Una figura ibrida che dovrebbe assomigliare a un manager dell’innovazione di cui però non si capiscono bene le funzioni. Per realizzare questa mini-policy vengono messi a disposizione 40.000 euro per ogni impresa aderente tramite un apposito voucher e 80.000 euro per le reti d’impresa.Le possibili conseguenze della manovra sul comparto Industria 4.0:

  • industrie ammodernate solo nel parco macchine,
  • mercato dei macchinari stagnante (hanno già investito il possibile con i vecchi sgravi) soprattutto per le PMI,
  • scarsi miglioramenti della produttività dovuti a carenza di capitale umano interno,
  • maggiore ricorso a consulenze e personale esterni.

Sembra, quindi, che la montagna abbia partorito il topolino. Sicuramente le aziende italiane scontano un deficit di managerialità per quanto riguarda i processi di innovazione e automazione. Tuttavia non viene affrontato il nodo principale. Le competenze digitali toccano un ampio raggio di figure professionali e, soprattutto, riguardano l’intero sistema aziendale. Con questa misura viene incentivata soprattutto l’acquisizione di figure esterne alle organizzazioni che non garantiscono né incentivano cambiamenti significativi nella strategia complessiva delle medesime.

Come è stato già sottolineato, le difficoltà maggiori per un’impresa riguardano l’introduzione di un set intero di figure chiave (tecniche, manageriali, impiegatizie) che contribuiscano alla trasformazione digitale. Siano esse formate da nuovo personale o da lavoratori riqualificati. La Legge di Bilancio 2019 non sembra andare in questa direzione. In questo modo l’Industria 4.0 è destinata a rimanere una rivoluzione a metà.

Fonte : competere G. Bandini

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tiriamo fuori la razionalità . . . ricerca in campo sociale.

La razionalità è caratterizzata da varie dimensioni di tipo strumentale, utilitaristico, una volta definita come «razionalità ordinaria», trova la sua unitarietà come struttura generale del comportamento umano.

Ciò pone il problema del collegamento tra l’idea generale di razionalità e le sue varie dimensioni. Le motivazioni intenzionali non sono le sole a influenzare le decisioni individuali. Tuttavia, si tratta ancora di decisioni intenzionali, in parte determinate da tendenze inconsce. Può essere anche il caso di quando le persone agiscono in modo opposto alle loro intenzioni.

Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.

C. Jung

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urge recuperare valori sociali smarriti . . .

I Valori rappresentano la piattaforma della nostra vita, i nostri comportamenti, le nostre azioni, le relazioni che abbiamo con le persone a noi care o con gli altri dipendono anche e soprattutto dai Valori.
Ma cosa sono i Valori ? I Valori per una persona possono essere considerati come delle: REGOLE MOLTO PROFONDE – RISPETTO DI SE’ E DEGLI ALTRI MOLTO FORTI,  tutto ciò che è importante per noi e per la società in cui viviamo.
Essi rappresentano ciò che è Bene per noi, ciò che è Giusto, ciò che è Sublime fare, dire, pensare per noi e per gli altri, al contrario ciò che si distacca dai Valori, il loro polo opposto è ciò che è male, ciò che è sbagliato, ciò che è scurrile fare, dire o pensare.
Ogni nostra azione quindi, come ogni nostro comportamento, parole, pensieri o meglio le nostre scelte riguardo a ciò che vogliamo fare, dire, o comportarci, dipende soprattutto dai Valori che per noi sono importanti nella nostra vita, infatti se per noi un grande valore è l’onestà, le persone che interagiscono con noi possono stare tranquilli su come agiremo nei loro confronti, avranno fiducia di noi, e questo Migliorerà i rapporti che avremo con loro.
Se per noi la famiglia è il Valore più importante, i nostri figli, il nostro partner ed i nostri genitori sapranno che possono contare su di noi, sono sicuri che non gli faremo mancare mai nulla a livello Affettivo, emozionale e materiale.
Come possiamo notare i nostri Valori condizionano la nostra vita e le relazioni con le persone, coi colleghi di lavoro e con gli altri in generale.
Ma come si apprendono i Valori ?
I Valori si apprendono soprattutto attraverso l’Educazione ricevuta e quindi dai nostri genitori o dalle persone che per noi sono state importanti durante la nostra infanzia – scuola – insegnanti – media – etc.
Si apprendono  anche attraverso l’esempio che loro ci danno, e molto di meno da quello che ci dicono di fare o di non fare, ad esempio se un nostro genitore fuma e poi ci dice che il fumo fa male e che non bisogna fumare, è ovvio che ci stà dando un insegnamento conflittuale, da una parte dice un cosa ma poi ne fà una opposta, il bambino o il ragazzo che percepisce questo avverte una discordanza, un conflitto e quindi la parte pratica del genitore sarà quella più forte, quella che avvertirà di più a livello di insegnamento sia consciamente che inconsciamente.
Quindi per aiutare i propri figli ad acquisire dei Valori, noi genitori dobbiamo essere coerenti con quello che facciamo e riguardo a come ci comportiamo altrimenti diamo un insegnamento discordante che può avere un effetto opposto.
In generale possiamo dire che i Valori si formano quindi attraverso dei Riferimenti precisi che sono:
– Esperienze di vita . . . .
– Condizionamenti (la famiglia, gli amici, la scuola, gl’insegnati, la musica, i personaggi sportivi, la Chiesa, i media, la politica etc.)

 Benché questo possa non incontrare il gradimento di alcuni, mi auguro venga apprezzato da altri. All’uomo comune piace essere felice e star bene. Vuol essere in grado di comprendere le cose è sa che la strada verso il progresso sociale passa per l’educazione è il rispetto degli altri.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.   

               accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo idee e progetti ! da proporre !  Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

La fiducia reciproca è il fondamento basilare nelle relazioni umane.

Senza di essa crolla l’intera umanità.

Organizzazione no profit : – tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it


 

Allarme ! . . . cambiare spaventa . . .

 Il cambiamento spaventa, si ama la propria routine e si tenta, quindi, di mantenere le cose così come stanno, si spera che qualcun altro lo faccia per te. La parte più dannosa di questa atteggiamento è l’ingiustificata supposizione che una scelta diversa potrà far peggiorare le cose.

Evitiamo il mondo reale e ci rifugiano in quello virtuale - fatto di pc notebook smartphone videogiochi etc. Buona parte dormono di giorno e vivono di notte – forse per non confrontarsi con la quotidianità, fonte di paura e chissà quali altri motivi. Sono gli “hikikomori” italiani, ragazzi che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi. Il termine significa “stare in disparte” e l’isolamento può durare da alcuni mesi fino a diversi anni. Si tratta di una sindrome nata sul finire degli anni Ottanta in Giappone, poi sviluppatasi anche in Europa e nel resto del mondo, provocata da aspettative elevate di famiglie benestanti che generano nei figli bassa autostima e il rifiuto di una società competitiva e soffocante.

Inizialmente in Italia l’autoreclusione nasce dal desiderio di prendersi una pausa di riflessione  fino ad arrivare a una completa incapacità relazionale. Il mondo viene visto come spaventoso e teatro di possibili catastrofi, sono diversi gli aspetti in comune con gli hikikomori giapponesi: padri impegnati sul lavoro e spesso assenti, famiglie monogenitoriali e una forte relazione con la madre. Questo rapporto, una volta sviluppatasi la sindrome, tende a enfatizzarsi in un atteggiamento protettivo e accondiscendente nei confronti del figlio, mentre il padre è più incline a reagire con insofferenza.

 Internet diventa l’unico ponte verso le relazioni . Gli Avatar, prendono il posto di persone reali e le notizie che apprende sono solo quelle tramite i diversi web informativi. Ma cosa fa scattare l’autoisolamento? Episodi di bullismo subìti nell’età adolescenziale ed il trauma del futuro, ovvero il timore che vengano disattese le grandi aspettative dei genitori nei confronti dei figli, convinti a sviluppare l’ambizione di diventare perfetti in ogni aspetto della vita.

Non tutti accoglieranno con gioia queste opinioni. Ma non bisogna ritrarsi per paura del cambiamento, anzi proprio quando maggiore è il bisogno del cambiamento tanto più forte deve essere l’impegno.

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna ! a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.   

               accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.

Abbiamo idee e progetti ! da proporre !  Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione no profit : tel. mobile 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it  

falsità e ipocrisia . . . una costellazione che ci governa ! . . .

L’ipocrisia è una malattia sociale che può fare molto male: imparare a stare alla larga dalle persone ipocrite e amicizie false è indispensabile per conservare l’equilibrio mentale.

Ognuno adotta una maschera “preferita” che considera funzionale e che indossa di prevalenza nei suoi rapporti col mondo esterno: l’ipocrita è quello ne è ben cosciente (mentre molte persone non sono così consapevoli di indossarle) e che non se la toglie mai, anche se questo comporta un enorme dispendio di energie psichiche.

I danni che produce l’ipocrisia, il suo simulare e dissimulare continui sono ingenti: l’ipocrisia sociale rende il cittadino diffidente e meno pronto a rispondere ai suoi obblighi sociali e civili e alimenta un’insofferenza epidemica verso tutti coloro che, come in politica, si proclamano portatori di valori e di istanze che poi non rispettano affatto.  L’ipocrisia personale nell’amicizia è la finzione di uno scambio reciproco in cui l’ipocrita in realtà dà sempre meno in termini di disponibilità ed empatia. Nella coppia si mette in scena la commedia del marito o della moglie perfetti e disponibili che si trasforma in uno scambio di ipocrisie.

Noi cerchiamo l’autenticità apprezziamo le persone autentiche, quelle che riescono a mostrarsi per quello che sono, senza mascheramenti, il che non vuol dire imporre la (propria) verità ad ogni costo e sempre, ma evitare di dissimulare: non vergognarsi di quello che si è e non filtrare troppo le proprie emozioni o i propri sentimenti; sono quelle persone che mettono gli altri a loro agio perché con loro non occorre mettere in atto comportamenti difensivi stancanti e insoddisfacenti. Soprattutto, ci dimostrano che è possibile e vantaggioso essere sé stessi e che è possibile quindi amare, voler bene, lottare per raggiungere obiettivi anche senza sotterfugi mentali e senza sottoporre la nostra personalità alla maschera (di ferro) dell’ipocrisia e del perbenismo. L’ipocrisia è uno stressante sotterfugio infantile per procurarsi il dolcetto dell’accettazione e del possesso: alla lunga, non paga mai.

Risultati immagini per ipocrisia frasi

Dobbiamo quindi individuare quelle attitudini e quegli schemi che trasformino o creino situazioni diverse dalle attuali assumendo un atteggiamento, presente, attivo e consapevole.

Gli aspetti che possono fare nascere nuove esperienze sono in primo piano un attitudine favorevole all’innovazione, apertura mentale e condivisione delle idee innovative che possono emergere da qualsiasi persona.

Formare un team e riuscire a lavorare in armonia con persone nuove migliora il clima di lavoro e di conseguenza aumenta i vantaggi anche in termini di produttività.

L’innovazione sociale insegna a fare la differenza non è la natura ma la scala delle sfide che si vogliono affrontare e rispetto alle quali misurare la capacità di apportare cambiamenti positivi e duraturi che fondino, o contribuiscano a fondare, un nuovo sistema. Allargare lo sguardo verso i giovani che potrebbero portare delle novità.

Da soli non ci si salva !!     

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.      

           accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volonterosi per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere, aprirsi al lavoro produttivo.Abbiamo idee e progetti ! da proporre ! 

Creare una squadra di persone curiose, creative ed intraprendenti che prima di tutto vogliono scoprire il mondo e fornire le migliori risposte ai problemi che incontrano.

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI NEL REALIZZARE

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

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